Serie TV

Downton Abbey

La settimana scorsa ho terminato una delle serie tv più incredibili che abbia mai guardato: Downton Abbey. Dopo sei stagioni si mette la parola fine ad un vero e proprio capolavoro. Non starò a parlarvi dei vari premi  vinti nel corso degli anni, prova evidente dei meriti della serie, ma condividerò con voi le mie impressioni.

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Tutto ha inizio il 15 aprile 1912, il mattino dopo la tragedia del Titanic. La notizia raggiunge Lord Grantham, capo della famiglia Crawley, conferendo un duro colpo al conte: sulla nave viaggiavano il cugino James e il figlio Patrick, suoi successori. Il conte, infatti, ha avuto dalla moglie Cora –una bellissima ereditiera americana- tre figlie: Mary, Edith e Sybil. Dal momento che il titolo nobiliare e la tenuta non possono essere ereditate dalla primogenita, in quanto femmina, è necessario trovare un nuovo erede. Il nuovo successore di Lord Grantham è il figlio di un lontano cugino, Matthew, che è un avvocato; per abituarlo alle nuove responsabilità, il conte invita Matthew e la madre Isobel a trasferirsi nel villaggio di Downton. Inizialmente, la provincialità del nuovo erede si scontra con il rigido contegno aristocratico dei Crawley: Matthew non è abituato al lusso e allo stile di vita nobiliare, perfettamente incarnato da Mary e da sua nonna, Lady Violet. Le differenze non sono solamente fra la famiglia di Lord Grantham e i suoi nuovi parenti, ma soprattutto tra gli abitanti del piano di sopra e quelli del piano di sotto. Un intero regime di camerieri e sguattere manda avanti la casa sotto l’occhio vigile del maggiordomo Carson e della governante, la signora Hughues.

Queste sono le premesse del racconto delle persone che vivono a Downton Abbey, luogo che vedrà svolgersi fra le sue mura, eventi lieti e drammatici, testimone delle debolezze della natura umana e degli atti di coraggio quotidiano.downton_abbey_ep7_141 È il luogo in cui si incontrano mentalità differenti, quella legata alle tradizioni del passato e quella che accoglie a braccia aperte i cambiamenti del futuro. Un futuro che è ormai alle porte, pronto a rivoluzionare la vita dei Crawley e di chi li circonda: in sei stagioni vengono narrati gli eventi dal 1912 al 1925, tredici anni in cui la Storia entra a Downton Abbey, sconvolgendo la vita dei suoi abitanti. Da questo punto di vista, la serie sembra quasi un documentario, considerando la cura nella ricostruzione storica sotto ogni aspetto. Gli ambienti- dalla biblioteca alle cucine-, gli abiti, gli utensili da lavoro e gli oggetti usati quotidianamente, i mezzi di trasporto, le abitudini giornaliere e le tradizioni delle grandi famiglie: insomma, guardando Downton Abbey è possibile fare un vero e proprio tuffo nel passato, in un’epoca di grande splendore, destinata a scomparire.

La seconda stagione, infatti, ambientata durante la prima guerra mondiale, descrive il punto di svolta nella vita della famiglia Crawley: dopo questo drammatico evento, il cambiamento è inevitabile e solo adattandosi alle regole del nuovo mondo si può avere la speranza di sopravvivere. La tensione drammatica che travolge i personaggi e gli avvenimenti che si susseguono inarrestabili fanno di questa stagione la mia preferita, che segna un punto di svolta nella vita dei Crawley.

char_lg_violetUno dei motivi per cui ho amato questa serie tv è la caratterizzazione dei personaggi. Tra tutti spicca Lady Violet, la madre di Lord Grantham, interpretata da una favolosa Maggie Smith: lei incarna il passato, la tradizione, la lotta contro il cambiamento che sta rivoluzionando la vita dell’aristocrazia. Il suo atteggiamento snob e la sua testardaggine la portano allo scontro continuo con Isobel, la madre di Matthew, proveniente da un ambiente più semplice e più aperta al futuro. I loro battibecchi, svolti sempre nel rispetto dell’educazione, sono delle vere e proprie chicche; le battute di Lady Violet, da sole, valgono la visione di Downton Abbey.

Ho amato anche Mary, nella sua fredda consapevolezza del ruolo che ricopre in quantofemale-morning-outfit-2 figlia primogenita di un conte; a volte egoista, fin quasi alla cattiveria quando si tratta della sorella Edith, ma anche capace di grande generosità. La sua difficoltà più grande sarà quella di trovare il coraggio necessario per amare. Edith, purtroppo, non ha riscosso le mie simpatie se non a partire dalla quinta stagione, mentre non si può non apprezzare il personaggio di Sybil, la figlia più piccola. Buona, coraggiosa, idealista, rivoluzionaria, pronta a mettersi in gioco e ad aiutare gli altri ogni volta che la situazione lo richiede: una contessina capace di andare oltre le apparenze e di vedere il meglio nel mondo. Che dire poi di Matthew? Pur arrivando da una realtà provinciale e più umile, non si lascia corrompere dai privilegi della nobiltà, ma mantiene intatti i suoi ideali, il suo buon cuore e la sua comprensione delle persone: non si sottrae alle sue responsabilità e combatte per ciò che ritiene giusto.

Anche ai piani bassi ci sono personaggi indimenticabili: Carson, il maggiordomo, molto più conservatore dei nobili, legato alla tradizione e ostile a qualunque innovazione, sia essa scientifica o sociale. Pretende sempre la perfezione dal resto della servitù e gestisce la casa con metodica precisione: è davvero lui il pilastro di Downton Abbey. Alle sue dipendenze troviamo il cameriere omosessuale Thomas, egoista e privo di scrupoli nell’ottenere quello che vuole, ma forse solo bisognoso d’amore; Anna, la gentile, coraggiosa e fedele cameriera di Lady Mary; Tom, l’autista irlandese dalle idee rivoluzionarie; la pratica signora Padmore, la cuoca e la signora Hugues, la governante della casa e controparte più permissiva del signor Carson.

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Le vite di questi personaggi si intrecciano in continuazione, dando vita a situazioni a volte comiche e a volte tragiche: tante sono le lacrime che ho versato guardando Downton Abbey, soprattutto con la terza stagione. Che tristezza! Tuttavia si tratta di un prodotto televisivo di altissimo livello, imperdibile per chi si interessa di storia, soprattutto quella del primo Novecento, e per chi ama le vicende delle grandi famiglie. Lasciatevi coinvolgere dalle vicende dei Crawley e di chi li circonda, siate testimoni dello scontro fra due mentalità, fra tradizione e progresso, passato e futuro. Non ve ne pentirete. Solo per darvi un’idea del valore di questa serie: io l’ho guardata tutta con la mia famiglia. E fin qui niente di strano. Dovete, però, sapere che mio padre guarda film carichi di azione (di guerra o polizieschi) e mia sorella, a dodici anni, è più portata per altri programmi più giovanili: eppure, Downton Abbey è riuscita a conquistare mio papà, mia mamma e mia sorella. È vero che forse il ritmo è più pacato rispetto ai film d’azione, ma i colpi di scena ci sono ( e anche tanti), solo che risultano più “diluiti”; mi è capitato di sentire persone dire che non succede niente in questa serie: non è vero, è solo il ritmo della narrazione ad essere un po’ più lento.maxresdefault

Il talento degli attori, la cura della ricostruzione degli ambienti e i dialoghi intelligenti fanno di Downton Abbey un capolavoro del piccolo schermo.

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9 thoughts on “Downton Abbey

  1. Dowton Abbey è stata anche per me una bellissima serie tv: la sua fine un po’ mi dispiace, un po’ mi incuriosisce, perché ho letto di uno spin off e di un film. Ne hai fatto un bellissimo ritratto, perfetto!
    P.S: Anche io l’ho sempre guardato con tutta la mia famiglia 🙂

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  2. Anch’io penso che sia bene che sia finita…non si poteva correre il rischio di farla diventare inutilmente lunga. condivido il tuo parere, per me resterà una serie indimenticabile. Posso usare questo tuo splendido articolo per il mio blog? Ovviamente citandoti e con gli aggiustamenti personali.
    Buona giornata.
    Antonella

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