Riflessioni

Suggestioni da “La nausea” di Sartre

 

NZO

Pagina 20

Sono solo in mezzo a queste voci gioiose e ragionevoli. Tutti questi tipi passano il loro tempo a spiegarsi, a riconoscere felicitandosene che sono della stessa opinione. Quanta importanza attribuiscono, mio Dio, a pensare tutti quanti le stesse cose.

Mi succede spesso di pensare qualcosa di simile, soprattutto quando sono sui mezzi pubblici e per un infausto caso non sto ascoltando la musica. Mi ritrovo allora ad ascoltare i discorsi della gente, e quanto mi arrabbio quando mi accorgo che per la maggior parte non sono altro che un’accozzaglia monotona e ripetitiva di luoghi comuni. Mai un’idea originale, mai una voce fuori dal coro: solo un continuo affermare le stesse cose sentite dire chissà dove da chissà chi, in un circuito continuo, indistruttibile, sterile.

Pagina 22

Gli oggetti son cose che non dovrebbero commuovere, poiché non sono vive. Ci se ne serve, li si rimette a posto, si vive in mezzo ad essi: sono utili, niente di più. E a me, mi commuovono, è insopportabile. Ho paura di venire in contatto con essi proprio come se fossero bestie vive.

Povero Roquentin, come ti capisco. È il dramma delle persone empatiche. Io pure mi commuovo in continuazione, ma per le cose più idiote come per quelle veramente importanti. È il mio modo di esternare le emozioni: c’è chi urla, c’è chi prende a pugni le cose (o le persone), e poi ci sono io, che piango. Quello che mi dà fastidio è che spesso questo mio modo di esprimermi viene frainteso oppure preso come atteggiamento di debolezza. Bisognerebbe sdoganare questa convinzione che chi piange è un debole.

Pagina 27

Sono le tre. Le tre è sempre troppo tardi o troppo presto per quello che si vuol fare. È la più stramba ora del pomeriggio. Oggi è intollerabile.

Quanto è vero! Quando ho letto queste frasi mi sono sentita come di fronte a una scoperta di portata epocale, perché è una cosa che è palesemente vera, ma a cui non avevo mai veramente pensato. Ecco a cosa servono i grandi scrittori. 

Pagina 57 

Qualcosa comincia per finire: l’avventura non si lascia mettere appendici, non acquista significato che con la sua morte. E verso questa morte, che magari sarà anche la mia, io sono trasportato senza ritorno. Ogni istante compare soltanto per condurre quelli che seguono. Ad ogni istante io tengo con tutto il cuore: so che è unico, insostituibile – e tuttavia non farò un gesto per impedirgli di d’annullarsi. L’ultimo minuto che trascorro – a Berlino, a Londra – nelle braccia della donna incontrata due giorni prima – minuto che amo appassionatamente, donna che amo quasi – deve avere fine, lo so. Tra poco partirò per un altro paese. Non ritroverò mai più né questa donna né questa notte. Mi chino su ogni secondo, cerco di esaudirlo; nulla avviene ch’io non afferri, ch’io non fissi per sempre in me, nulla, né la fuggevole tenerezza di quei begli occhi, né i rumori della via, né la falsa chiarità dell’alba: e tuttavia il minuto scorre ed io non lo trattengo, mi piace che passi.

Qua siamo ai fondamentali. Una cosa è bella quando si sa che finirà, insomma, la vita è bella perché esiste la morte. Che poi dire che esista la morte, che può essere definita un’assenza, è un po’ un paradosso, ma è proprio quello il bello. Ogni momento di ogni giornata è prezioso, e ha la sua specificità, per questo motivo sappiamo che dobbiamo dargli un valore. Eppure è impossibile non rendersi conto che ha valore perché esiste quello successivo, e quindi la sua fine. Panta rei. Fa soffrire, ma alla fine ci piace che tutto passi, perché vivere è bello, e vivere è lasciare che il tempo scorra, e riempirlo di noi.

Pagina 60

Avrei voluto che i momenti della mia vita si susseguissero e s’ordinassero come quelli d’una vita che si rievoca. Sarebbe come tentar d’acchiappare il tempo per la coda.

Della serie: mi faccio i film in testa, ma li faccio in modo figo. Chi non vorrebbe che la propria vita fosse come quella di un romanzo? Con i colpi di scena, gli eroi, i grandi amori, le avventure, e i super finali. Tutto si incastra alla perfezione. Tutto ha un senso (?). E invece no. La vita non è qualcosa che succede. È. È quando la raccontiamo che diventa un’avventura (questo lo dice Sartre). E nella nostra testa ci aggiungiamo particolari senza neanche accorgersene, perché la fantasia corre corre corre. E il racconto fissa quel momento della vita di cui stiamo parlando, e la memoria diventa un antidoto contro lo scorrere del tempo.

Pagina 61

Nelle chiese, al chiarore dei ceri, un uomo beve del vino davanti a delle donne inginocchiate.

Non è mai esistito, né mai esisterà, un modo più elegante di parlare male della chiesa. 

Pagina 96

Vorrebbero farci credere che il loro passato non è perduto, che i loro ricordi si sono condensati, si sono mollemente convertiti in Saggezza. Comodo passato! Passato da tasca, libriccino dorato, pieno di belle massime: “Credetemi, vi parlo per esperienza; tutto quel che so l’ho imparato dalla vita”. Si sarebbe forse incaricata di pensare per loro, la Vita? Spiegano il nuovo con il vecchio, e il vecchio l’hanno spiegato con avvenimenti più vecchi ancora […].

Che odio, che odio le persone che si comportano così. Gli basta avere qualche anno in più, e si credono di sapere tutto, soprattutto quello che riguarda te. Anche se non hanno mai fatto quello che stai facendo tu, non hanno studiato quello che studi tu, non conoscono niente di te: sono comunque più bravi, più intelligenti, e hanno la soluzione a tutto. Ma per favore. Le cose cambiano, e lo negano.

Pagina 97

La loro saggezza raccomanda di fare il meno rumore possibile, di vivere il meno possibile, di farsi dimenticare. I loro racconti migliori parlano d’imprudenti, di originali che sono stati puniti.

Sempre dei vecchi saggi di cui sopra. Comportati bene. Devi essere una signorina. Stai bene seduta sulla sedia. Non urlare. Non piangere. Non correre. Non guardare quel signore. Non fare troppe domande. Metti a posto. Vai a dormire presto. Non vestirti così. Non comportarti così. Non bere. Non drogarti. Non mangiare troppo. Mangia. Non tornare troppo tardi. Non frequentare quella gente. I bambini cattivi ricevono il carbone. Le persone cattive finiscono all’inferno.

Le persone come te se ne vanno a fanculo.

Pagina 119

Il fatto della mia esistenza cominciava realmente a sconcertarmi. Che non fossi che una semplice apparenza?

Insomma, ci sei o ci fai? E se Matrix fosse reale? Non ditemi che non ci avete pensato neanche una volta. A me è capitato spesso. E la maggior parte delle volte è finita così: potrebbe essere tutto un sogno. Va beh, andiamo avanti.

Pagina 151

Non li ascolto più: m’infastidiscono. Finiranno per andare a letto insieme. Lo sanno già. Ciascuno dei due sa che l’altro lo sa. Ma perché son giovani, casti e decenti, poiché ciascuno dei due vuol conservare la propria stima di sé e quella dell’altro, poiché l’amore è una grande cosa poetica che non bisogna sgomentare, vanno diverse volte la settimana ai balli e nelle trattorie ad offrire lo spettacolo delle loro piccole danze rituali e meccaniche…

Le relazioni umane sono composte per lo più di rituali e convenzioni, che ti impediscono di dire quello che pensi veramente, di fare quello che vorresti fare, di portare allo scoperto ciò che provi davvero. È tutto un reprimere. Ma purtroppo non possiamo farne a meno. E allora diventiamo tristi.

Pagina 201

E allora, tu lo capisci, non mi era permesso pensare alle mie cosce in un momento come quello. Non bastava non notare la mia sofferenza: bisognava non soffrire.

Qua è Annie che parla. Che donna. Imporsi di non soffrire è un atto estremo, ma non saprei se di coraggio. Ci vuole sicuramente una forza straordinaria. Voglio imparare a farlo.

Pagina 234

Potrebbe perfino essere un apologo: c’era un povero diavolo che s’era sbagliato di mondo.

Già solo pensare che possano esistere altri mondi mi fa provare un misto di speranza e angoscia: speranza perché immagino che siano migliori, angoscia perché so che comunque non potrei raggiungerli. In più, come non pensare di non essere nel posto giusto. “Se mi va tutto di merda è solo perché ”. Che sia veramente così? Angoscia e speranza, speranza e angoscia.

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