Recensioni

“Accabadora” di Michela Murgia

41AYQpHwOPL._SX320_BO1,204,203,200_L’aggettivo che meglio descrive Accabadora di Michela Murgia, a mio parere, è delicato. Sia nella scrittura, sia nella storia, l’autrice ha saputo mettere una delicatezza non comune, in grado di rendere lievi anche i momenti più intensi del romanzo.

Ambientato in Sardegna, a Soreni, Accabadora racconta la storia di Maria, presa come fill’e anima dall’anziana sarta del paese, Bonaria Urrai. La madre di Maria è rimasta vedova prima che la sua quarta e ultima figlia nascesse, così che la bambina è sempre stata considerata nient’altro che come un peso. Quando Bonaria le chiede il permesso di prenderla con sé, perché diventi la figlia che non è mai riuscita ad avere, Anna Teresa Listru è ben contenta di togliersi da casa una bocca in più da sfamare, oltretutto sapendo che la sarta è molto benestante. Maria diventa così la figlia di Tzia Bonaria, e ci mette poco ad abituarsi alla sua nuova situazione.

Maria non ci mette tanto a scoprire una strana abitudine della sua madre adottiva: di tanto in tanto, Bonaria esce di casa nel bel mezzo della notte, magari accompagnata da un uomo misterioso. Bonaria non rivela mai a Maria la ragione di queste sue uscite, e la ragazza ben presto ci fa l’abitudine, pur non perdendo mai la curiosità.

Il segreto di Bonaria è l’antichità del compito che il paese le ha affidato: la Tzia è infatti un’accabadora, una donna che aiuta gli uomini e le donne in fin di vita a compiere il passo che non sono in grado di fare da soli. Quando in una famiglia uno dei componenti si trova sul punto di morire, ma, pur soffrendo indicibilmente, rimane ancora attaccato alla vita, uno dei familiari si reca a casa di Bonaria, per richiedere i suoi servigi. Quello di Bonaria è un mestiere antichissimo, ma fa venire in mente i più recenti dibattiti sull’eutanasia: è giusto aiutare a morire chi soffre troppo per vivere, o chi neanche si rende più conto di essere vivo? Le opinioni sono le più varie. Io, nel mio piccolo, mi sento di dire di essere a favore dell’eutanasia.

Ma questo romanzo non è solo una riflessione sulla vita e sulla morte, è anche la storia di Maria, una ragazza intelligente e forte, che conquista il lettore da subito. Il pregio di questo libro è il saperti coinvolgere emotivamente sempre di più ad ogni pagina. Ci si affeziona ai personaggi, ai luoghi, alle atmosfere. Il paesaggio e le tradizioni sarde sono incredibilmente affascinanti, e il vedersi descritti da una prospettiva così diversa (ci sono diversi passaggi in cui i protagonisti si riferiscono ai “continentali”, quasi facendoli passare per creature aliene) fa notare a chi sta leggendo aspetti di se stesso a cui magari non si aveva mai prestato attenzione.

È un romanzo breve, piacevole, prezioso. Una lettura che mi ha lasciata piacevolmente stupita per la scrittura fine e allo stesso tempo intensa, sempre adatta alla situazione, con un ritmo che ti avvolge come una coperta soffice.

Ho comprato  perché ne avevo sentito parlare mille volte, ma non mi ci ero mai avvicinata. Ora sono decisamente contenta di averlo fatto, e consiglio a tutti la lettura di questo bellissimo romanzo.

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11 thoughts on ““Accabadora” di Michela Murgia

          1. Romanzi no, diciamo che è il primo su quest’argomento…però ci sono diversi libri che trattano in un modo o nell’altro dell’accabadora

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              1. Ok, forse ho sbagliato…mi è venuto in mente che mia mamma ha letto un romanzo che si intitola “L’agabbadora” di Murineddu. Poi, come ti ho già detto ci sono vari riferimenti in altri libri come “Tutto sulla femmina aggabadora” di Giacomo Pala e ti consiglio anche “Sa femmina accabbadòra. Usi, costumi e tradizioni attorno alla morte in Sardegna”. Quest’ultimo meraviglioso!

                Liked by 1 persona

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