Recensioni

“Le acque torbide di Javel” di Léo Malet

NZO-2Ho letto Le acque torbide di Javel di Léo Malet, edito da Fazi, in un paio di giorni. L’ho trovato piacevole, anche se non mi ha presa del tutto. Si tratta di un giallo con atmosfere noir, che mi ha affascinata più per le caratteristiche del protagonista che non per l’intreccio, il mistero da svelare.

Nestor Burma, investigatore privato, va a trovare Hortense, una donna in cerca del proprio compagno scomparso senza lasciare traccia. Burma conosce l’uomo in questione, Demessy, perché l’ha aiutato a uscire dalla condizione di barbone molti anni fa, facendogli trovare un lavoro rispettabile. Hortense è incinta e teme che Demessy sia scappato per non doversi sobbarcare anche le spese di mantenimento del figlio. Quello che riusciamo a capire fin dai primi passi dell’investigatore è che la donna sembra, in realtà, conoscere ben poco del vero Demessy.

Ma, come ho detto, a mio parere il fattore di maggiore interesse del romanzo è l’investigatore stesso. Non è particolarmente coraggioso, non è super intelligente, non è famoso e non sembra avere quel particolare che lo rende inconfondibile. Eppure lo diventa con il procedere della vicenda. Ciò che lo contraddistingue maggiormente è senza dubbio la sua ironia spicciola, che a volte produce di quelle battute che non fanno mai ridere nessuno, altre volte invece riesce a dare a una situazione drammatica quel tocco di leggerezza necessario a renderlo originale, con una naturalezza unica. Anche il suo fascino viene fuori lentamente, come un dato di fatto per nulla straordinario. Non servono descrizioni fisiche, basta osservare le reazioni delle donne intorno a lui, e quelle degli uomini che gli invidiano quel non so che impossibile da individuare, ma ben chiaro a chiunque.

Insomma, mi sono trovata di fronte a un romanzo che ti deve piacere per tutto quello che non dice, piuttosto che per quello che dice. Il procedere della storia, mentre poco a poco si aggiungono tasselli al mistero da risolvere, non è incalzante, ma suscita comunque curiosità. I movimenti di Burma sono lenti, a volte insicuri. Non mancano errori, supposizioni sbagliate, imprevisti risolti anche goffamente. I colpi di scena ci sono, e stupiscono per la completa mancanza di suspense. Semplicemente, da un momento all’altro, cade dal cielo un personaggio imprevisto, una svolta inattesa, e la trama prende da una riga all’altra una piega completamente diversa.

Non sono un’accanita lettrice di gialli, ma pensandoci bene devo riconoscere che la maggior parte di quelli che leggo sono francesi, e non a caso. Terrò d’occhio ulteriori pubblicazioni di questo autore, perché, anche se la lettura non mi ha rapita, mi ha lasciato comunque quella punta di curiosità difficile da togliersi dalla testa.

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5 thoughts on ““Le acque torbide di Javel” di Léo Malet

  1. Segnato 🙂
    Neppure io sono una gran fan dei gialli, ma se sono scritti bene ne leggo con piacere. Anch’io ho notato come, per qualche motivo, gli autori francesi siano particolarmente portati per questo genere letterario. Ho letto i romanzi di Maxime Chattan, alcuni di essi sono degni di nota – anche se occorre avere uno stomaco robusto per leggerli, Chattan non ci va leggero, con le descrizioni.

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    1. I francesi hanno un talento innato per questo genere! Non conosco l’autore che hai citato, ma se dici che serve uno stomaco robusto allora mi interessa 😉 Io posso anche consigliarti Fred Vargas, che creato commissari memorabili, e Boileau-Narcejac, maestri del noir.

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      1. Segnati pure loro! 🙂
        Chattam te lo consiglio, forse i personaggi non hanno granché spessore, li “usa” per raccontarci la storia, ma le descrizioni dei luoghi sembrano quadri astratti. Io l’ho letto in francese, quindi me lo sono potuto gustare per bene.

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