Letteratura · Riflessioni

Innamorata di Don Chisciotte (o di Cervantes?)

Quando si parla di grandi classici, di opere come la Divina Commedia, il Decameron, la Gerusalemme Liberata, di autori come Shakespeare o Omero, spesso non si riesce a portare la conversazione oltre qualche frase di circostanza, oppure si riportano giudizi letti e sentiti in vari luoghi, o si dice quello che ci si aspetta di sentire. Mi ci metto anche io in mezzo: per quanto abbia letto e studiato, ci sono opere che conosco solo perché le ho studiate a scuola, senza mai averle lette integralmente e con l’attenzione del lettore appassionato, che, secondo me, è molto diversa da quella dello studente. La mia percezione e la mia attenzione sono cambiate quando ho iniziato l’università, perché è cambiato soprattutto lo scopo: non più superare l’interrogazione, ma conoscere. Perché dei voti nella mia carriera accademica mi sono sempre preoccupata poco, presa com’ero dalla voglia di imparare, ma soprattutto di fare le cose che mi piacevano a modo mio.

don_chisciotte

Questo lungo preambolo serve per introdurvi l’argomento di questo mio post, che è proprio uno di quei grandi classici di cui tutti parlano, ma che pochi hanno letto per davvero: il Don Chisciotte, il cui autore è morto esattamente 400 anni fa, il 22 aprile 1616. Ho iniziato a leggerlo con grande curiosità, proprio perché ero contenta di intraprendere un viaggio nuovo, insieme a un personaggio leggendario, ma di cui si conoscono spesso solo gli aspetti più superficiali. La mole all’inizio mi ha fatto un po’ preoccupare, ma dopo qualche capitolo già avevo superato l’ansia, perché la lettura si è rivelata talmente piacevole che il numero delle pagine è diventato solo un accessorio di poco valore. Non mi va di fare riassunti o commenti tecnici, di cui il web è pieno. Volevo parlarvi di quest’opera, e di un altro libro a lei dedicato, cercando di farvi vedere quello che ho visto io.

Una delle cose che mi ha sorpreso di più è il profondo affetto che mi lega ai protagonisti, in particolare a Don Chisciotte stesso. Prendendo in mano il pesante volume, che con il testo 71eDSQ2zuyLa fronte, le note, l’introduzione e il resto dei vari apparati supera le duemila pagine nella splendida edizione Bompiani, provo la stessa sensazione di quando sfoglio i miei romanzi preferiti. Segno questo che l’hidalgo è in procinto di infilarsi nella lista delle “letture della vita”, come la chiamo io. Mi sono stupita di questo mio affezionarmi perché è successo senza che me ne accorgessi. Leggendo questo libro con la prospettiva di dare un esame di letteratura spagnola, lo affrontavo con matita alla mano e blocco per gli appunti vicino: non esattamente l’atmosfera giusta per perdersi nella lettura. Eppure, anche se l’occhio era quello della studentessa, l’attenzione è diventata quella della lettrice, così come le emozioni. Un giorno, quando ero più o meno a metà della prima parte, mi sono accorta di avere una voglia incredibile di leggere il Don Chisciotte: ero preoccupata per quello che stava succedendo al protagonista, avevo voglia di vedere come sarebbe andato a finire l’avventura in cui era immerso in quel momento e sfogliavo le pagine con foga. È stato un bel momento, perché innamorarsi dei classici è un regalo a se stessi, è uno slancio di fiducia verso un’epoca che non potremo mai vedere e un autore che non potremo mai conoscere.

Non è una lettura semplice o immediata, perché l’opera è complessa e stratificata. Però mi sono divertita, mi sono emozionata e sono molto felice di aver aggiunto quest’opera all’elenco di quelle di cui posso parlare per esperienza diretta, perché è così immensa che non poteva non esserci.

Pochi giorni fa, poi, in libreria, mi sono imbattuta in un libro dedicato a Miguel de4fa3190d173a3d16de4a5e2dfb6a292c_XL Cervantes: si intitola L’amore perduto di Cervantes. La vera storia di Don Chisciotte e Dulcinea, scritto dalla giornalista spagnola Angela Rodicio. Mi è sembrato un segno del destino trovare questo saggio in bella vista nello scaffale delle novità proprio mentre stavo leggendo l’opera cervantina. Così l’ho comprato, e in tre giorni l’ho divorato. L’ipotesi di base è che Dulcinea, la dama di cui il cavaliere errante si professa innamorato senza averla neanche mai vista, sia la figlia del bey (titolo nobiliare ottomano) di Dulcigno, una cittadina che si trova attualmente in Montenegro. Ciò che Angela Rodicio sta cercando di scoprire, è se veramente Cervantes sia stato prigioniero proprio in quella città dopo aver combattuto nella famosa battaglia di Lepanto nel 1571. Parlando con gli abitanti di Dulcigno, che ha dedicato la piazza principale all’autore spagnolo, sembra tutto piuttosto ovvio. Eppure le fonti biografiche sono discordanti.

Se l’ipotesi di Dulcigno fosse reale, allora Dulcinea sarebbe tanto l’idealizzazione della bellissima principessa turca, che si innamorò del poeta prigioniero ascoltandolo declamare i suoi versi attraverso le sbarre della prigione (che idea romantica, bellissima!), sia la personificazione della nostalgia di Cervantes per la sua giovinezza. Fuggito anni prima da Madrid dopo essere stato accusato di aver ucciso un nobile, Cervantes divenne un soldato per soddisfare i suoi sogni di gloria: era un idealista, credeva nell’eroismo. La battaglia di Lepanto l’aveva reso monco, privandolo della mano sinistra, e i lunghi anni di prigionia l’avevano profondamente cambiato. Tornato in Spagna dopo essere fuggito da Dulcigno e dopo essere stato riscattato da Algeri, la disillusione è così dolorosa da dover essere sublimata in qualche modo. E quale miglior modo di una creazione letteraria?

Gli anni della guerra furono avventurosi per Cervantes. Quelli in Spagna, dopo il ritorno in libertà, furono monotoni e deludenti, segnati da una sfortuna che sembrava perseguitare lo scrittore.

L’eroe di Lepanto non riuscì mai a adattarsi alla Spagna. Il risentimento per la mancanza di compassione e riconoscimento potrebbe aver dato origine all’ambientazione del Don Chisciotte nella Mancia, l’antieroe nel paesaggio più desolato, l’antitesi della marittima Dulcinium.

[…] Dulcinea è il grido di protesta. È la ribellione di Cervantes contro quella Spagna lontana milioni di miglia dalle composizioni rinascimentali della sua gioventù intessuta di sogni, studi, sete di avventura e di gloria.

Il grande merito di questo libro è il ritratto umano che fa di Miguel de Cervantes, che assume un fascino tutto nuovo. Ha acceso in me l’interesse per l’uomo, al di là dello scrittore, al di là della sua opera. Inoltre, con grande perizia, l’autrice mescola le notizie letterarie a quelle storiche, fornendo al lettore un quadro dettagliato e molto chiaro dell’epoca storica in cui visse Cervantes. Il tutto unito all’esperienza personale della giornalista, che racconta la sua avventura come in un diario, parlando di Edith, la bibliotecaria sposata con un famoso contrabbandiere, e di Spaho, il commerciante misterioso che sa tutto su corsari e pirati. Insomma, un libro incredibile, denso, affascinante e coinvolgente, che mi ha permesso di amare il Don Chisciotte ancora di più.

Questo post, alla fine, è diventato lunghissimo, ma quello che volevo comunicare a chiunque stia leggendo è molto semplice: leggete il Don Chisciotte, ne vale veramente la pena.

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10 thoughts on “Innamorata di Don Chisciotte (o di Cervantes?)

  1. Grazie Chiara, da tanti anni il Don Chisciotte è nella libreria di casa, ma (complice la mole) non mi ci osno mai avvicinato… con questo tuo post mi hai fatto vcenire la voglia di leggerlo… chissà, magari il prossimo inverno! 😉 Buon pomeriggio! 🙂

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  2. Sì, ne vale davvero la pena. L’ho divorato parecchi anni fa, ero in ferie e quindi ho potuto leggerlo senza troppe interruzioni. Divertente e tenero, Certo ha tanti livelli di lettura; forse io mi sono fermata ai più superficiali ma secondo me è godibilissimo anche solo per quelli.
    Interessanti gli spunti contenuti nel saggio di cui parli. Intriganti…

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  3. Francesca, ho letto il Don Chisciotte prima di te, percorrendo la tua stessa via: dalla passione per le vicende dello hidalgo all’interesse per la storia dell’autore. Sono veramente contento di sapere che sono uno dei tanti che hanno “compiuto l’impresa”. Il libro è sullo scaffale da molto tempo: quasi quasi lo spolvero un po’…Grazie!

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