Riflessioni

L’elemento acquatico in “La ragazza dai capelli di fiamma” di Carolina De Robertis (1)

la_ragazza_dai_capelli_di_fiamma.jpgOggi ho deciso di proporvi un tipo di lavoro leggermente diverso. Circa un anno e mezzo fa, ho seguito un interessante corso di Mitologia Classica all’università. Il corso era incentrato sul tema dell’acqua: mostri marini, eroi che si trasformano in acqua, dei e dee proprie del mondo subacqueo e così via. All’esame, oltre agli argomenti trattati in classe e alla bibliografia, bisognava portare una relazione, incentrata ovviamente sul tema acquatico. Contrariamente al solito, la professoressa ci ha lasciato carta bianca: l’unico limite era il tema generale, per il resto potevamo dedicarci a ciò che più ci interessava.

La mia passione per il romanzo contemporaneo è ben nota a chi legge abitualmente questo blog, così ho deciso di portare all’esame una relazione che analizzasse il tema dell’acqua nel bellissimo romanzo di Carolina De Robertis, intitolato La ragazza dai capelli di fiamma. È senza dubbio uno dei miei libri preferiti di sempre, e ne consiglio la lettura a tutti.

Dato che mi era sembrato che la relazione fosse venuta particolarmente bene (giudizio fortunatamente confermato anche dalla professoressa), ho deciso che tenerla nella cartella Documenti del mio computer fosse davvero triste. Così mi sono detta: perché non condividerla sul blog?

La dividerò in quattro parti, di cui oggi potrete leggere la prima. Non ha il solito tono, perché è stata pensata per un esame, non per il blog. Però io non sono mai stata una scrittrice da paroloni, quindi penso risulterà piacevole per qualsiasi tipo di lettore. Ovviamente, mi sono preoccupata, anche in sede d’esame, di non rivelare il finale, perché sarebbe stato un vero peccato. Spero vi piaccia questa mia iniziativa, buona lettura!


Carolina De Robertis è una scrittrice di origini uruguaiane, ma i trasferimenti della sua famiglia l’hanno portata a vivere in Inghilterra, in Svizzera e in California. È in quest’ultima che vive tutt’ora. Scrive i suoi libri in inglese: il primo, La bambina nata due volte (nell’edizione originale intitolato The Invisible Mountain), è uscito in Italia nel 2010. Il secondo, La ragazza dai capelli di fiamma (Perla), nel 2012, ed è quello di cui sto per parlarvi.

Nel romanzo Perla, la protagonista, fa uno strano ritrovamento sul tappeto del suo salotto, che la spaventa ma, soprattutto, la incuriosisce. Perla è al quarto anno di università, studia psicologia a Buenos Aires, dove vive. Con i genitori partiti per le vacanze, si trova da sola in casa. Una sera, mentre si sta preparando la cena, uno sconosciuto compare dal nulla. È raggomitolato a terra, pallido, bagnato e nudo. La ragazza non capisce da dove sia venuto, ed è ovviamente spaventata. Pensa a come mandarlo via, a come spiegarne la presenza ai suoi genitori, nel caso essi tornino prima che quello strano essere se ne sia andato. Piano piano, tuttavia, comincia a interessarsi a quell’essere apparentemente non-umano, dal colorito bluastro, che espelle continuamente acqua e di essa si nutre, chiedendone spesso, senza mai toccare cibo solido. La sua presenza comincia a turbarla, perché sembra portare a galla ricordi che lei vorrebbe non dover affrontare, così come sembra portare con sé la soluzione al grande mistero della sua vita, quello che Perla crede sia stato svelato anni fa, ma la cui soluzione non l’ha mai soddisfatta del tutto. Il padre di Perla, infatti, è nella Marina; ne faceva parte anche mentre essa era coinvolta negli atroci fatti degli Anni Terribili, gli stessi che hanno fatto diventare tristemente famoso il termine desaparecidos.

Leggendo il romanzo, veniamo a conoscenza del doloroso percorso a tappe grazie al quale Perla scopre la verità riguardo a suo padre, così come del processo alla fine del quale la ragazza troverà le sue vere origini. Contemporaneamente, un altro processo graduale, parallelo a quello vissuto da Perla, porta un uomo apparentemente normale a diventare un essere semi-acquatico, un’apparizione quasi fantasmagorica, ma portatrice di verità. Le vicende dei due (narrate dai due punti di vista alternativamente) sono strettamente legate; il lettore è costretto a sottomettersi alla struttura del romanzo, quella della quest, della ricerca, cosicché l’unica cosa che esso può fare è cercare di collegare tutti i pezzi del racconto per arrivare, alla fine, a scoprire la grande verità che si cela dietro la vita di Perla.

L’elemento acquatico pervade tutto il romanzo, con molteplici significati. Ho deciso di parlarne dividendo i vari temi in sezioni differenti, non perché esse siano compartimenti stagni (anzi, è proprio il contrario, ognuna di esse è funzionale alla comprensione delle altre), ma perché il romanzo è talmente complesso e talmente ricco che una trattazione più distesa avrebbe corso il rischio di diventare dispersiva. L’accenno alla complessità del romanzo non è casuale; in esso, infatti, sono numerose le tematiche trattate e gli strumenti utilizzati: contrasto tra luce e buio, necessarietà ed esistenza del male, flusso di coscienza, amore e morte, etc. L’acqua, tuttavia, è il collante che tiene unita la vicenda e la chiave fondamentale per la sua comprensione.

Il processo di metamorfosi acquatica dello sconosciuto sul tappeto

Al mattino lui si sveglia da un sonno che si è gonfiato come la marea. La stanza è inondata dalla luce del sole, più intensa ora che attraversa l’aria invece dell’acqua. Perché lui era nell’acqua, prima, no? Dalla chiazza confusa e umida della sua memoria emerge una sensazione di luce filtrata dall’acqua, il suo ritmo lento la rifrazione attraverso un regno più denso. Sono molte le cose che non ricorda, ma questo lo ricorda bene: ha perso il suo corpo, in passato, anche se non saprebbe dire come. In qualche modo l’hanno fatto sparire, poi è morto e infine ha fluttuato nell’acqua per un tempo lunghissimo. Il fiume e il mare sono stati la sua casa.

[De Robertis 2012, 20]

Questa è una delle prime descrizioni delle sensazioni provate dallo sconosciuto. In questa fase, la sua memoria è ancora molto offuscata, non è in grado di ricordare esattamente da dove è venuto, sa solo che si trovava nell’acqua. Apprendiamo inoltre che è cosciente di aver perso il suo corpo, quindi di non essere più un essere umano vero e proprio, di essere morto e diventato, in seguito, qualcosa di diverso. Da queste poche righe possiamo ricavare tutte le informazioni fondamentali: l’uomo è stato fatto sparire e ucciso, dopodiché l’acqua gli ha fatto da dimora. È da notare che l’uomo definisce “regno più denso” il mondo in cui si trova: questa definizione acquisirà un particolare significato quando parlerò dei mondi sottomarini.

Quando Perla comincia ad avvicinarsi all’uomo, gli offre del cibo. Egli rifiuta, ma accetta invece volentieri dell’acqua. Ben presto la ragazza si rende conto che è tutto il nutrimento di cui quell’essere ha bisogno, e nota il modo vorace il cui lo divora.

Lui mangia l’acqua, la mastica, l’acqua ha sostanza, è l’unica cosa sostanziosa a questo mondo. […] è questo il mondo, un mondo molto asciutto, vuole dell’acqua da versarsi dentro, ancora e ancora, per riempirsene come negli anni cullati, negli anni in fondo al fiume, quando tutto era acqua e non solo lui mangiava l’acqua ma l’acqua – scintillante, vorace – mangiava lui.

[De Robertis 2012, 30]

Lo sconosciuto prende coscienza della propria metamorfosi, avvenuta attraverso l’elemento acquatico, attraverso un compenetrarsi reciproco che ha modificato in modo irreversibile la sua natura. Ora, egli non può fare altro che accettare la sua condizione e fare ciò che gli permette di continuare ad esistere, se pur in questa forma singolare di apparizione acquatica, cioè nutrirsi di acqua. L’autrice insiste molto sul termine acqua, ripetuto quasi ossessivamente, come a suggerire che proprio in questo elemento è da ricercarsi la risoluzione del mistero, ossia del motivo per cui quest’uomo è apparso all’improvviso nel salotto di Perla. L’uomo descrive le sensazioni date dal nutrirsi di acqua: “Acqua duttile fra i denti, corrusca, brillante nella sua gola. Acqua solida e resistente, liquida carne del mondo [De Robertis 2012, 70]”. L’acqua ha una sua consistenza precisa ed è vista come elemento costituente fondamentale del mondo.

Il tema del nutrirsi torna, rovesciato, quando l’uomo descrive il mondo in cui è esistito dal momento della sua morte:

Ricorda che, quando era nell’acqua, l’acqua lo mangiò, mangiò il suo corpo, e man mano che il suo corpo si decomponeva, la sua coscienza si liberava nel mare.

[De Robertis 2012, 151]

L’uomo descrive con precisione il processo di metamorfosi: l’acqua l’ha mangiato e, nutrendosi del suo corpo, ha preso possesso anche della sua coscienza, che è andata a finire nell’acqua e ora sta tornando in lui attraverso l’acqua, nello stesso modo. In seguito l’uomo descrive il processo attraverso il quale tutte le coscienze di tutti coloro che sono stati gettati in mare si sono unite fondendosi tra di loro e con l’acqua. Esse, piano piano, hanno cominciato a spostarsi, attratte dalle anime dei vivi che piangevano la loro scomparsa. Hanno così viaggiato attraverso il mare, risalendo il fiume, per stare vicine ai loro familiari e amici, costituendo una “città liquida”. Questo è il momento in cui i ricordi dell’uomo di fanno più vividi: ora sa esattamente cosa gli è successo, così come ha ben chiaro il motivo per cui si trova in quella casa. Deve parlare alla ragazza, rivelarle il segreto che lei ha paura di conoscerle: è questa la sua missione. Per arrivare a questa consapevolezza, tuttavia, l’uomo attraversa un processo graduale di ricordo, nelle cui fasi affiorano immagini della dimensione acquatica che era la sua casa:

C’erano bocche nell’acqua, molte bocche di forma e durezza diversa, quelle piene di denti delle anguille, quelle viscide delle trote, quelle a tutto corpo delle meduse. L’acqua ha tantissime bocche. Avevano mangiato il suo corpo mentre il resto di lui scivolava via, pervaso, poroso, imperturbato. Adesso però non ha più acqua in cui scivolare via e non vuol più essere mangiato, né vuole andarsene.

[De Robertis 2012, 59]

In questo momento sta prendendo atto del fatto che non si trova più in quel mondo acquatico, ma nel mondo reale, dove non c’è più tutta quell’acqua. E non vuole andare via perché sa di avere una missione da compiere, sa che c’è un motivo se si trova lì, nel salotto di quella ragazza.

Tuttavia, la sua metamorfosi è così radicale da averlo derubato del tutto della sua identità:

Lo guarda. Come ti chiami?

Non ho più nome.

Com’è possibile?

L’acqua se l’è portato via.

E come ti chiamavi prima dell’acqua?

Tende la memoria, invano. Non lo so. È andato.

[De Robertis 2012, 228 – 229]

L’acqua l’ha assorbito tanto in profondità da fargli dimenticare il suo nome. Non solo, gliel’ha rubato, l’ha fatto suo, e ora lui non è più in grado di pronunciarlo, perché non è più la persona che era con quel nome: ora è qualcos’altro, è stato trasformato. Autrice di questa trasformazione, l’acqua.

(Riferimenti: Carolina De Robertis, La ragazza dai capelli di fiamma, Garzanti, Milano 2012)

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