Riflessioni

L’elemento acquatico in “La ragazza dai capelli di fiamma” di Carolina De Robertis (2)

Parte 1


L’acqua come elemento estraneo e di disturbo nella vita di Perla

Quando vede quell’uomo in mezzo al suo salotto, Perla nota subito che è tutto bagnato. Ma non basta: dalla sua pelle sgorga incessantemente dell’acqua. Essa sarà portatrice di verità nell’esistenza della giovane donna, ma non è un’accezione che viene colta subito. L’unica cosa che Perla capisce immediatamente è che tutta quell’acqua non è lì per caso: è un elemento di disturbo e si insinua nella sua vita sconvolgendone gli equilibri.

“Non è colpa mia”, pensavo, “è l’acqua: è tracimata nella mia coscienza e l’ha inzuppata, l’ha fatta gonfiare, rovinandone la meccanica delicata e precisa.”

[De Robertis 2012, 22]

tumblr_mmuei8mug21sr3jw4o1_500Perla esce di casa per andare all’università, ma è confusa e distratta, non si sente più la stessa. E attribuisce la colpa di questo suo cambiamento all’acqua, che, sgorgando dallo sconosciuto, si è infilata nelle pieghe della sua mente. Essa si fa strada nella sua testa così come cominciano a riemergere i dubbi sulla sua esistenza e sulle sue origini, che credeva ormai sedati da quando, da ragazzina, aveva scoperto la verità su suo padre. Dentro di sé sa che c’è dell’altro, che esiste da qualche parte un segreto ancora più grande, un segreto che riguarda la sua stessa nascita, ma non è in grado, ancora, di svelarlo. Il desiderio e, contemporaneamente, la paura di farlo sono come acqua infiltratasi dentro di lei.

Ma non è sola e semplice acqua. È acqua che proviene da un’apparizione:

Quella presenza bagnata e pesante sembrava avere proprio quell’effetto su di me, minacciava di far crollare la diga [che avevo eretto per tenerlo fuori dai miei pensieri], e allora sì che qualsiasi cosa avrebbe potuto allagarmi la mente: ricordi, desideri, punti interrogativi liquefatti. Mi faceva paura ciò che sarebbe potuto accadere se fosse rimasto lì, la persona che rischiavo di diventare.

[De Robertis 2012, 41]

Perla capisce, o intuisce, che quell’uomo è lì per un motivo, per svelare dei segreti che lei, tuttavia, non è ancora sicura di voler conoscere. Da notare la metafora acquatica persistente, la liquidità attribuita alle domande che Perla ha in testa da anni. È importante, inoltre, sottolineare come Perla tema di diventare un’altra persona nel caso in cui l’uomo avesse le risposte alle sue domande: teme la metamorfosi, teme la sorte che è capitata all’uomo in casa sua.

Ad un certo punto Perla esce di casa e dice: “Ero di nuovo nel mondo, ero a Buenos Aires, dove tutti vivono fuori dall’acqua” [De Robertis 2012, 75]. Con questa frase la protagonista sembra porre una linea di confine tra ciò che appartiene all’acqua e ciò che invece le è estraneo. Lì, nel mondo reale, la gente vive fuori dall’acqua, e se l’acqua diventerà metafora dei ricordi dell’uomo, e quindi della verità, allora con questa affermazione Perla ci vuole dire che comincia ad avvertire la distanza da tutti coloro che sono intorno a lei, i quali non possono avere accesso al segreto che lei è sul punto di svelare, ma, nello stesso tempo, capisce quanto l’elemento acquatico la stia attirando e sa che all’interno di esso troverà le risposte a tutte le sue domande.

Due tappe: Romina e Scilingo

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L’amicizia, all’età di tredici – quattordici anni, con Romina, una ragazza i cui due zii sono desaparecidos, segna un punto di svolta fondamentale nella vita di Perla; essa infatti rimane sconvolta quando scopre la verità sulla famiglia di Perla (ma anche Perla stessa non ne era pienamente consapevole, fino a quel momento), la quale soffrirà molto della perdita dell’amica e, in seguito a questa grande sofferenza, deciderà di sdoppiare se stessa.

Dopo quell’episodio i crimini commessi da mio padre – ma anche i crimini commessi dal paese, che non avevo mai voluto mettere in parole – si insediarono dentro di me, mi pesarono sulla schiena, mi circondarono le spalle, mi si appiccicarono e non vollero più andar via.

[De Robertis 2012, 57]

Perla vedrà questo sdoppiamento come unico modo possibile per sopravvivere: una parte di lei, quella visibile, sarà la studentessa modello, allegra e spensierata; nella parte segreta di lei, “dove peccati, vergogna e domande giacevano sepolti vivi come mine antiuomo” [De Robertis 2012, 58], il dolore continuerà a persistere, i dubbi che le affollano la mente continueranno a tormentarla, la scissione provocata dall’amare due persone che, poco alla volta, ha imparato a riconoscere come criminali, continuerà a lacerarla. Anche parlando di Romina viene fuori la metafora acquatica:

Romina si voltò e mi guardò, con l’espressione di chi si è perso in un mare nero e in quelle acque scure, per la prima volta e nella forma più selvaggia, ha incontrato il male.

[De Robertis 2012, 54]

I suoi genitori non si accorgono del cambiamento avvenuto dentro di lei; lei stessa, a quel punto, crede che ormai il segreto sia stato svelato: suo padre è un criminale. Tuttavia, la parte più grande del segreto rimane nascosta, delle tappe del suo percorso di conoscenza sono ancora da percorrere.

Un’altra tappa importante è quella che riguarda Scilingo, un vecchio amico del padre. In essa, possiamo trovare un precedente della figura apparsa a Perla: siamo nel 1995, Perla è all’ultimo anno di liceo. Una trasmissione televisiva intervista uno dei militari coinvolti delle operazioni degli Anni Terribili, Scilingo appunto, il quale racconta come erano soliti trasportare uomini e donne sugli aerei per poi gettarli nel mare. Perla va a casa di un’amica a guardare il programma e, una volta che esso è finito, ha come una visione:

Per un attimo la stanza si riempì dei respiri acquosi di trenta fantasmi che appesantivano l’aria con le loro esalazioni umide e irregolari.

[De Robertis 2012, 112]

Impossibile non collegare questa immagine con quella dello sconosciuto gocciolante nel suo salotto. Inoltre qui, per la prima volta, Perla si rende veramente conto di cosa aveva fatto il padre: se fino ad allora aveva solo immaginato, molto vagamente, in che cosa era stato coinvolto, ora sapeva esattamente quale era stato il destino di tutte quelle persone scomparse.

(Riferimenti: Carolina De Robertis, La ragazza dai capelli di fiamma, Garzanti, Milano 2012)

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