Riflessioni

L’elemento acquatico in “La ragazza dai capelli di fiamma” di Carolina De Robertis (3)

Parte 1

Parte 2


Mondi sottomarini

Da bambina fantasticavo che la città non finisse con la spiaggia ma proseguisse sott’acqua, giù nelle profondità dell’oceano, nella grande culla fra i due paesi. Fissavo l’acqua e vedevo strade, case e castelli inondati di liquido salmastro, pesci che ricamavano merletti tra le finestre, coralli che salutavano dondolando i rami, le acute, distorte voci delle sirene, marinai annegati in vortici di tempo a lungo dimenticati. Mi sforzavo di immaginare le leggi segrete di un posto come quello, geroglifici dipinti sull’acqua, tremolanti racconti subito cancellati dall’andirivieni delle maree.

[De Robertis 2012, 82]

L’elemento acquatico è presente nella vita di Perla fin da quando era bambina. È interessante notare che lo sconosciuto si trovava sott’acqua, vittima del processo di metamorfosi, mentre la mente di bimba di Perla immaginava questo mondo. Come se essa, inconsapevolmente, fosse stata in grado di vedere il luogo in cui egli si trovava. Ecco che diventa importante quella definizione di “regno più denso” di cui avevo parlato in precedenza: era stato l’uomo stesso a definire in questo modo l’acqua in cui si trovava, e ora è Perla a raccontare di un mondo acquatico, che prende la connotazione di “regno” soprattutto nel passo successivo. Nello stesso modo, nel presente, quando Perla si trova presso il molo ad osservare l’acqua, immagina di tuffarsi e di nuotare alla ricerca di posti impensabili che “non potevano esistere ma che pure sembravano proprio esserci” [De Robertis 2012, 83]: è sott’acqua che si trova la verità, lì dove è stato per tutti quegli anni quello strano essere che ora si trova in casa sua.

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Un’altra volta Perla ricorderà il suo immaginare mondi sottomarini nel preparare la piscinetta di plastica per contenere l’incessante sgorgare d’acqua dello sconosciuto. In quel momento, la ragazza rivede la se stessa bambina che giocava immaginando di essere una principessa in un regno acquatico, con tutta una corte composta di pesci, cavallucci marini e polipi. Ricorda il gioco e ricorda anche la figura di suo padre accanto alla piscina come qualcosa di estraneo:

Nel contesto del mio gioco papà apparteneva a una specie diversa, una razza inferiore, priva di quel che ci vuole per apprendere le vie acquatiche. Era uno straniero per me; e, anche se lui non lo sapeva, le creature immaginarie di cui mi circondavo sì che lo sapevano. […] E io dovevo placarli, shh, non preoccupatevi, dovete essere gentili con lui. Non è una creatura malvagia. È solo che non capisce il nostro mondo.

[De Robertis 2012, 150]

Perla esclude il padre dal suo mondo sottomarino: egli non ne fa parte e le creature che invece ci vivono non vogliono che si avvicini. Importante il fatto che Perla sottolinei che non è un uomo cattivo, non vi è male dentro di lui, solo incomprensione del mondo a cui loro appartengono. Ma questo è ciò che essa diceva da bambina, ciò che aveva pensato prima di cominciare a capire chi era veramente suo padre.

Il quadro della zia

Lo sconosciuto in casa di Perla sembra fissato su un quadro, una “raffigurazione azzurra che Tía Mónica aveva fatto di una nave in un mare tempestoso [De Robertis 2012, 28]”: non può essere un caso che l’uomo osservi con tutto questo interesse un quadro in cui ha una forte predominanza l’elemento acquatico; “il quadro di Tía Mónica sembrava catalizzarlo come una storia avvincente, come se una parte di lui fosse in grado di saltare oltre la cornice per tuffarsi in quel mondo azzurro” [De Robertis 2012, 31]: egli è irrimediabilmente attratto dall’elemento acquatico, poiché esso è parte di lui, anzi è ciò di cui è fatto. Continua l’osservazione del quadro:

Vaga sulle onde dipinte, ne assaggia l’esuberante salinità e trova conforto in quelle curve che dissolvono ogni barriera fra mare e nave, fra rotta e viaggiatore, fra oggetto e mondo.

[De Robertis 2012, 71]

Qui l’acqua è l’elemento attraverso il quale l’essere umano si fonde con qualcosa di non umano: l’uomo vede nel quadro la sua stessa metamorfosi. Il quadro della zia, quindi, diventa uno dei simboli della metamorfosi dell’uomo così come del cambiamento che sta per avvenire in Perla. Il quadro era stato sistemato in salotto per espresso desiderio del padre: tuttavia esso è un elemento acquatico, che sappiamo essere estraneo al padre. Attraverso questa rete di analogie (acqua come portatrice di verità e come elemento di repulsione rispetto alla figura paterna), possiamo intuire che il dipinto contiene al suo interno quel segreto strettamente legato all’acqua, quel segreto che il padre di Perla non vuole rivelarle, un segreto che scopriremo allontanerà per sempre Perla dal genitore.

(Riferimenti: Carolina De Robertis, La ragazza dai capelli di fiamma, Garzanti, Milano 2012)

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