Recensioni

“L’accademia di Anjur. Il numero trentuno” di Federica Petroni

anjur

Come già avevo anticipato, ho letto questo bellissimo fantasy dopo averlo comprato in anteprima al Salone del Libro di Torino. Come mi è stato indicato dalle addette allo stand di La Corte Editore, infatti, il romanzo di Federica Petroni uscirà ufficialmente solo in autunno. La copia che possiedo contiene al suo interno la dicitura “Edizione speciale Salone del Libro 2016”, che la rende ancora più preziosa ai miei occhi.

È la prima volta che leggo un romanzo di questo genere scritto da un’autrice italiana. Forse più che altro per abitudine, di solito quando leggo fantasy mi rivolgo alla letteratura straniera. Questa volta ho fatto un esperimento, lasciandomi tentare dalla possibilità di leggere un libro mesi prima della sua uscita e seguendo in gran parte il mio istinto. Quando ho comprato L’Accademia di Anjur, infatti, avevo capito ben poco della trama, nonostante avessi avuto modo di sfogliarlo. Una vocina dentro di me mi ha detto: compralo! E così ho fatto. Devo dire che sono pienamente soddisfatta del mio acquisto.

Shani, la protagonista di questo romanzo, vive nel minuscolo paese di Fainort con il padre e le due sorelle, che si arrangiano per cercare di sopravvivere in un’esistenza povera ma dignitosa. Il tranquillo equilibrio del paesino viene sconvolto quando viene annunciato l’arrivo dei rappresentanti di Qarta, la prestigiosa accademia con sede ad Anjur, la capitale del regno in cui vivono, Sovresta. Era molto tempo che dall’Accademia non ci si spingeva così lontano per cercare studenti, perché le possibilità di trovare qualcuno abile abbastanza da essere ammesso erano piuttosto scarse in quella zona. Shani, più per far contenta la sua famiglia che per suo desiderio personale, tenta di passare le selezioni. Sa, infatti, che la sua partenza per Anjur allevierebbe non poco le spese che la sua famiglia è costretta a sostenere. La prima parte della selezione è un disastro, ma alcuni eventi apparentemente casuali la portano alla fase finale, e infine all’ammissione. Shani è incredula: viene festeggiata dai suo parenti e dal paese intero, e il giorno dopo si ritrova già in partenza verso Anjur.

Arrivata nella capitale, si accorge di aver vissuto tutta la vita in completo isolamento, senza sapere nulla del mondo intorno a lei, senza conoscere nessuno al di fuori della sua famiglia e dei pochi abitanti di Fainort. Persino il funzionamento di un orologio le è sconosciuto. L’ingresso all’Accademia è da subito turbolento, un po’ per i Corvi, un gruppo di ragazzi che subito la prende di mira, un po’ per l’ostile insegnante di Archenomia. Questa disciplina è per lei la materia più importante, perché le permette di sviluppare il suo Dono. Come pochi altri uomini e donne nel mondo, Shani è in grado di manipolare il mergirio, un raro e preziosissimo metallo, solo con la forza del pensiero: è questa sua speciale qualità che le ha permesso di entrare nell’Accademia. Nonostante le difficoltà iniziali, Shani trova il modo di guadagnarsi un posto non solo all’interno di Qarta, ma anche nel complesso sistema di relazioni che tiene unito il regno di Sovresta.

File 25-05-16, 10 17 21La trama è lunga e complessa, piena di colpi di scena e sorprese, e non voglio rivelarvi altro. Il personaggio di Shani è forse ciò che mi è piaciuto di più di questo romanzo: è una ragazza umile, ma molto forte. Nonostante ciò, non manca mai di mostrare le sue fragilità, rivelandosi al lettore non come un’eroina straordinaria, ma come un essere umano che ha voglia di combattere per affermare se stessa. Ed è forse questo il senso finale del libro, che dietro una storia fantastica nasconde la storia di una ragazza che si fa strada nel mondo dopo essere cresciuta in un paesino sconosciuto, lottando per farsi valere  e per far vedere a tutti che si è guadagnata ogni singolo privilegio che le è stato concesso da quando è entrata in Accademia (in particolare il cospicuo sussidio che le permette di studiare).

L’inventiva dell’autrice è eccezionale: adoro il mondo che ha creato, mi viene voglia di scappare per provare a entrare all’Accademia insieme a Shani. A mio parere, la pecca di questo romanzo è una soltanto: la caratterizzazione dei personaggi secondari. Shani, infatti, risulta piuttosto isolata, non perché non sia riuscita a farsi degli amici, anzi. Piuttosto perché quelli che ha incontrato lungo la strada risaltano più come abbozzi che come personaggi veri e propri. Alcuni sembrano anche piuttosto interessanti, come per esempio Ravi, la principessa Miria e, ovviamente, il conte di Harlan. Eppure questi non restano impressi nella mente del lettore quanto la protagonista. Secondo me, si sarebbe dovuto riservare più spazio ad alcuni dei personaggi secondari, in modo da dotare Shani di una piccola cerchia di fedelissimi, come accade nella maggior parte dei romanzi di questo genere. Shani incontra molte persone fidate lungo il suo cammino, ma rimangono come ombre. Ed è un peccato, perché per il resto il romanzo fila benissimo.

Da come è finito, suppongo ci sarà un seguito, e onestamente non vedo l’ora di leggerlo, perché nonostante il piccolo appunto che mi sono appena permessa di fare, mi sono molto affezionata a Shani, e voglio vedere come riuscirà a sfruttare il suo Dono. Agli amanti del genere consiglio senza ombra di dubbio questo romanzo: segnatevelo in agenda!

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