Recensioni · Riflessioni

Le colpe dei padri (e dei figli)

Recensione (riflessione) de Gli sdraiati di Michele Serra

Ho appena finito di leggere Gli sdraiati di Michele Serra. Comprato e letto tutto nel giro di una mezza giornata. È un libro molto breve, ma che ha al suo interno così tanto che non so nemmeno da dove cominciare a parlarne.

Non so se lo conoscete: è piuttosto famoso, ma fino a ieri neanche io l’avevo letto, anche se ne avevo sentito parlare parecchio. Non sapevo perché, ora lo so. Parla di un padre che parla a e di un figlio, ma raccontarvi la trama sarebbe piuttosto inutile. Non è tanto importante cosa succede, piuttosto come succede e come viene raccontato.

9788807018343_quartaIl tema fondamentalmente potrebbe essere riassunto con il divario generazionale tra genitori e figli. Un padre, osservando suo figlio, fa tutta una serie di considerazioni sul suo modo di vivere, e su quanto sia diverso da come era lui alla sua età. Viene da pensare: è quello che fanno tutti. Però il modo in cui te lo racconta Michele Serra è incredibile. Il romanzo ti rapisce anche se è statico, ti diverte perché è ironico e ti fa riflettere quando parla di ciò che noi conosciamo della vita di tutti i giorni, o che crediamo di conoscere. Penso che, più che riportarvi qui tutte le considerazioni dell’autore sul rapporto padre – figlio, sia più utile proporvi le mie considerazioni, trattandosi di un blog personale e non di un tema di liceo.

Non è la prima volta che rifletto su questo tema, e penso che non esista al mondo figlio o figlia, madre o padre che non ci abbia pensato almeno una volta. Appartengo a quella categoria di figli vittime del cliché “non sarò come sono stati i miei genitori”, ma penso che vi apparteniamo un po’ tutti. Per quanto le mamme e i papà facciano bene le cose, a noi non vanno bene comunque. Però ho anche una qualche idea più precisa.

Partiamo dal concetto di esperienza. L’esperienza insegna, si sa. Ma una cosa che dovete capire, genitori, è che è la NOSTRA esperienza che ci insegna qualcosa, non la vostra. Dei vostri monologhi su quanto sia dura la vita perché voi lo SAPETE, l’avete provato SULLA VOSTRA PELLE, non ci può fregare di meno. Tutte le volte che, nella MIA vita, ho sbagliato qualcosa, immediatamente ho anche imparato. E non perché ci fosse qualcuno a spiegarmi che cosa dovevo imparare, semplicemente perché stavo crescendo. Non venite a dirci: GUARDA CHE IO SO COME VANNO LE COSE. Quali cose? Come cosa? Guarda cosa? Partendo dal concetto più banale del mondo, ossia che ogni persona è diversa, potreste facilmente arrivare a capire che del vostro “come vanno le cose” noi non sappiamo che farcene. Perché, per forza di cose, queste cose, insomma, per noi andranno diversamente.

Altra faccenda, che mi ha sempre dato fastidio, e che mi ha fatta accusare più volte di “fare la filosofa”: una cosa si fa perché deve essere fatta. Perché? Perché sì. Il dovere prima del piacere, e via dicendo. Io, lo ammetto, sono un po’ polemica, mi piace mettere in discussione quello che mi viene detto, soprattutto se mi vengono proposte frasi fatte, pregiudizi e altri loro simili. E allora tante volte ho detto: ma perché? E ho fatto di testa mia. Spesso davvero succede che ti ritrovi a fare una cosa in un certo modo solo perché è sempre stato così, senza riflettere, senza dubitare. È una cosa che non può andarmi giù, e mai lo farà.

In generale, quello che mi dà più fastidio, è l’imposizione senza motivazione. Il dire: non puoi andare in bici dopo le sei di sera, oppure, devi rientrare alle sei e quaranticinque, oppure, l’insalata va al terzo piano del frigo, eccetera eccetera. È così perché vuoi che sia così, punto. Non ci sono motivazioni più valide, quindi io se vuoi torno alle sei e quaranticinque, ma non venirmi a dire che devo farlo perché l’universo vuole così. L’universo non c’entra nulla, sei tu che vuoi così.

Detto tutto ciò, che era più uno sfogo che una riflessione, vi invito a leggere Gli sdraiati di Michele Serra, perché vi farà molto pensare, qualsiasi sia la vostra età, qualsiasi sia la vostra condizione. Ma leggetelo con mente critica, pensando, immaginandovi nella situazione del narratore. Riflettete sulla vostra vita da figli o da genitori. Secondo me, è un  libro che serve anche a questo.

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3 thoughts on “Le colpe dei padri (e dei figli)

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