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Refugee Tales: una riedizione dei Canterbury Tales attraverso i racconti dei rifugiati

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Un bambino guarda attraverso il recinto del campo di detenzione per immigrati di Moira, nell’isola di Lesbo. AFP/Getty Images

A pochi giorni dal voto della Brexit, ho assistito a un’ondata di considerazioni, speculazioni, riflessioni sul Regno Unito e sulle conseguenze della sua uscita dall’Unione Europea. Soprattutto sui social network, la maggior parte dei post erano basati sul sentito dire e sulla volontà di mettersi in mostra, più che su reale competenza. Io sono rimasta realmente rattristata dal risultato del del voto, ma non me la sento di dare alcun parere tecnico sulla questione, perché non me ne intendo. Tuttavia, penso che affermare che il voto favorevole all’uscita sia stato influenzato in gran parte dalla questione degli immigrati non sia del tutto azzardato. Cosa ne sarà ora degli immigrati, europei e non? Cosa ne è stato finora? Una raccolta di racconti cerca di offrire la sua visione della questione.

refugee-cover-400dpi.jpgÈ uscito il 23 giugno per la casa editrice indipendente Comma Press, di Manchester, il volume di racconti intitolato Refugee Tales, ispirato alla celebre opera di Geoffrey Chaucer. Lavorando a stretto contatto con i rifugiati, autori come Ali Smith, Chris Cleave e Marina Lewycka hanno scritto la loro versione dei Canterbury Tales.

Il progetto, che comprende quattordici racconti, nasce grazie al Gatwick Detainees Welfare Group, un’associazione benefica che fornisce supporto sia emotivo che concreto, esclusivamente attraverso volontari, ai rifugiati richiedenti asilo detenuti presso i centri di accoglienza nelle vicinanze dell’aeroporto di Gatwick. L’intento di questi racconti è offrire al lettore uno scorcio della vita dei rifugiati, dando una voce a chi soffre e lotta per ottenerla.

“Queste non sono storie di finzione. Non sono neanche testimonianze da un passato distante e brutale; sono piuttosto le spaventose comuni esperienze della nuova sottoclasse europea: i rifugiati” dice l’editore. “Mentre quelli in possesso della cittadinanza si godono i diritti umani essenziali (come il diritto di non essere sottoposti a detenzione senza un’accusa per più di 14 giorni), le persone in cerca di asilo possono rimanere sospese per anni in un’incertezza kafkiana.”

“Qui, poeti e romanzieri riportano le storie di individui che hanno una diretta esperienza della prassi inglese di detenzione indefinita di immigrati. Presentando i loro resoconti anonimamente, come controparti moderne delle storie di pellegrini raccontate nei Canterbury Tales di Chaucer, questo libro offre rari, intimi sguardi su storie di sofferenza altrimenti non raccontate”.

L’associazione ha affiancato gli scrittori e i rifugiati e la scorsa estate ha organizzato una marcia dal campo di detenzione di Dover a quello di Crawley. Ogni sera gli autori leggevano le loro storie in pubblico. La marcia verrà ripetuta a Luglio, da Canterbury a Londra, e finirà con una serie di eventi nella capitale, tra cui una performance musicale di Billy Bragg e una lettura di Jeremy Irons dei versi di Shakespeare dedicati ai rifugiati, contenuti nell’opera The Book of Thomas More.

Vorreste abbattere gli stranieri,

ucciderli, tagliar loro la gola, prendere le loro case

e tenere al guinzaglio la maestà della legge

per incitarla come fosse un mastino. Ahimè, ahimè!

Diciamo adesso che il Re,

misericordioso verso gli aggressori pentiti,

dovesse limitarsi, riguardo alla vostra gravissima trasgressione,

a bandirvi, dov’è che andreste? Che sia in Francia o Fiandria,

in qualsiasi provincia germanica, in Spagna o Portogallo,

anzi, ovunque non rassomigli all’Inghilterra,

orbene, vi trovereste per forza ad essere degli stranieri.

Vi piacerebbe allora trovare una nazione d’indole così barbara

che, in un’esplosione di violenza e di odio,

non vi conceda un posto sulla terra,

affili i suoi detestabili coltelli contro le vostre gole,

vi scacci come cani, quasi non foste figli e opera di Dio,

o che gli elementi non siano tutti appropriati al vostro benessere,

ma appartenessero solo a loro? Che ne pensereste

di essere trattati così? Questo è quel che capita agli stranieri,

e questa è la vostra disumanità da senzadio.

Penso che, non appena avrò un po’ di tempo, cercherò di leggere questa raccolta, per avvicinarmi a un problema di cui si parla troppo spesso senza realmente conoscerlo. Per mia fortuna, non ho vissuto l’esperienza sulla mia pelle, e credo quindi che avere tra le mani i Refugee Tales possa essere una bella prova di consapevolezza.

Fonti: The Guardian, The Independent

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