Recensioni

“L’altro capo del filo” di Andrea Camilleri

Nel centesimo romanzo di Andrea Camilleri il commissario Montalbano è tornato ad indagare. L’omicidio su cui deve fare luce arriva all’improvviso, inaspettato e brutale. Montalbano, infatti, si è lasciato convincere da Livia ad andare dal sarto per farsi confezionare un abito elegante per la cerimonia dei venticinque anni di matrimonio di una coppia di amici. Nonostante le resistenze iniziali, alla fine il commissario si presenta all’appuntamento con il sarto, che si rivela assai diverso dalle aspettative: Elena è una donna bellissima (garantisce anche Mimì), con un sorriso che ti fa sentire a tuo agio, solare e una vera professionista nel suo lavoro. Montalbano è subito conquistato da questa donna e rimarrà turbato quando, pochi giorni dopo, Elena viene ritrovata brutalmente assassinata nel suo negozio, colpita da varie forbiciate che, inspiegabilmente, hanno risparmiato il petto.

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Per il commissario inizia un’indagine complessa, per il fatto che Elena, per quanto aperta e disponibile all’apparenza, in realtà non rivelava nulla di sé e del suo passato. Con i clienti è affabile e gentile e comprensiva con i suoi collaboratori : chi mai avrebbe potuto desiderare la morte di una donna del genere? Montalbano deve, allora, iniziare a scavare nella vita privata della sarta, risalendo alle suo origini, all’altro capo del filo della vita di donna enigmatica.

L’indagine sull’omicidio si intreccia ad un’altra tragedia che sta tenendo occupato il commissariato di Vigata, vale a dire lo sbarco degli immigrati. Camilleri affronta il tema dell’immigrazione cercando di mettere in luce i pregiudizi che dominano la mente delle persone: luoghi comuni e cliché che ritornano continuamente nelle conversazioni di ogni giorno. Bonetti Alderighi, ad esempio, si fa portavoce di quelli che non fanno differenze tra migranti e militanti dell’Isis e vedono negli sbarchi una minaccia terroristica. Riporto un estratto dal romanzo, in cui Montalbano viene fermato da un giornalista:

“Mi è giunta voce che presso l’ospedale di Montelusa è stata ricoverata una giovane migrante vittima di uno stupro avvenuto durante la traversata”

“Ah, sì?!!” fici Montalbano cadenno dalle nuvole.

“Sì. Ora io vorrei sapere da lei cosa ne pensa di questi cosiddetti migranti che si spacciano per poveri disgraziati in cerca di salvezza e che invece violentano una ragazza. Mi sembra chiaro che questi siano solo dei delinquenti, dei terroristi che vengono prima a rubarci il lavoro e poi a stuprare le nostre donne. È d’accordo?”.

“Pienamente” dissi Montalbano. “ Le dirò anche di più. Solo che mi deve promettere di non rivelare la fonte”.

“Certo. Glielo prometto”.

“Pare che durante la traversata ‘sti migranti si abbandonino a vere e proprie orge. Una volta mi è stato riferito che hanno addirittura organizzato una festa di compleanno con tanto di musica, canti, luminarie e balli”.

Il giornalista lo taliò con con la vucca rapruta, ma subito dopo s’arripigliò:

“Lei mi vuole prendere in giro?”.

“Me ne guardo bene” fici il commissario. “Io ho il massimo rispetto per la stampa”.

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Le parole del giornalista sintetizzano il pensiero di molte persone: è facile leggere o ascoltare parole piene di ostilità nei confronti di chi arriva, considerato un terrorista o un delinquente. Si è subito pronti a giudicare, ma sempre da lontano, senza conoscere i fatti. Nel caso del romanzo, ad esempio, lo stupro è avvenuto realmente, ma l’indagine è ancora in corso e il colpevole deve ancora essere arrestato. Camilleri va, dunque, contro tutte quelle persone sempre pronte a puntare il dito contro il “diverso” e lo “sconosciuto” e che parlano per sentito dire.

L’unica pecca in questa sua lotta contro il pregiudizio è il tono adottato, che appare un po’ troppo moralista e forzato. Andrea Camilleri è uno dei miei autori preferiti, con il dono della scrittura e sono certa che avrebbe potuto rendere il discorso in maniera più naturale e meno meccanica.

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L’altro capo del filo è, comunque, un ottimo romanzo ed è sempre un piacere leggere di Montalbano e dei suoi pranzi, delle conquiste di Mimì, della lealtà di Fazio e della stravaganza di Catarella. A proposito di Catarella: ad un certo punto fa una delle sue solite battute che mi fa scoppiare a ridere. Peccato che in quel momento fossi ad assistere ad una lezione di fisica. Cioè, un mio amico seguiva il professore e io leggevo Camilleri nel banco accanto. Un consiglio: non leggete libri che potrebbero farvi ridere in luoghi pubblici. Potrebbe essere imbarazzante. Nonché inopportuno!

 

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