Attualità · Riflessioni

L’utopia delle piccole cose

In questi giorni ho capito una cosa. Forse è banale, ma ho comunque avuto bisogno di tempo per comprendere appieno che la mia passione per i romanzi distopici è strettamecam_citinte legata ai miei desideri utopici. Come molti prima di me, più grandi di me, ho anche io la mia idea utopica di una società in cui tutti vanno d’accordo, non esistono discriminazioni né guerre, non esiste l’odio. Non ho ancora elaborato il mio modello ideale, come quelli di Thomas More o di Tommaso Campanella, ma penso che un giorno arriverò a farlo, raccogliendo le tante fantasie che mi sono venute negli anni.

La mia idea è molto semplice in realtà. Dato che non possiamo permetterci di avere a che fare con i piani alti, dato che non possiamo andare da Obama e dirgli: guarda che secondo me bisogna fare così, dato che non abbiamo né il potere né le competenze per andare a scoprire cosa veramente sta muovendo alla base la macchina dell’odio che sta facendo tante vittime negli ultimi giorni, secondo me possiamo (dobbiamo) partire dalle piccole cose. Se siamo gente comune (non politici, non giuristi, non pezzi grossi insomma), ciò che possiamo permetterci di conoscere è la gente come noi. Si impara tanto osservando.

Io, osservando, penso di aver capito che l’ignoranza e l’intolleranza siano due grandi problemi, che la storia ha tentato di insegnarci, evidentemente invano. Quando si toccano questi argomenti, mi piace raccontare un piccolo aneddoto, che secondo me rende le mie idee più chiare. Durante il corso di antropologia sociale, ho scoperto (anche se in realtà dovrebbe essere ovvio) che il nostro modo di rappresentare il planisfero è una mera convenzione. Mettere il Polo Nord in alto e il Polo Sud in basso non è una scelta dettata da parametri scientifici. Semplicemente si è sempre fatto così, ma nell’universo alto e basso non esistono. Tant’è che in alcune città, in alcune scuole dell’emisfero boreale, ci si è abituati a guardare il planisfero al contrario, con il Polo Sud in alto. E non è sbagliato: è semplicemente diverso.

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Una cosa diversa non è necessariamente sbagliata. Anzi, la maggior parte delle volte è, semplicemente, diversa. Applicate questo ragionamento alla vita di tutti i giorni. Provate a pensare quante cose ogni giorno fate in un determinato modo solo perché siete stati abituati ed educati a fare così: il modo in cui mangiate, il modo in cui scandite le giornate, l’abbigliamento, etc. Senza andare ad addentrarmi nell’eterno conflitto tra natura e cultura, mi sento però di dire che gran parte dell’uomo è cultura, nel senso antropologico del termine. Quindi, gran parte di quello che pensiamo deriva da convenzioni, luoghi comuni e pregiudizi più grandi di noi, più antichi di quanto riusciamo a ricordare. Non bisogna abbandonarli: la cultura in cui siamo cresciuti è parte della nostra identità. Ma, a parer mio, bisogna conoscerli, pensarci sopra; bisogna piegarli e adattarli al mondo che cambia. Bisogna analizzarli. Bisogna pensare, riflettere. Non agire o parlare solo perché “si sa” o perché “ho sentito dire che…” o perché “è sempre stato così”. Bisogna smontare il puzzle della nostra cultura, prenderne ogni pezzo e valutarlo, per poi ricomporlo in base al nostro pensiero, ma soprattutto in base a una società sempre nuova, sempre in movimento. 

L’ambiente in cui sono cresciuta, e alcuni insegnanti del liceo che mi hanno dato insegnamenti saggi e lungimiranti, mi hanno fatta crescere in un certo modo. Credo che ogni essere umano abbia gli stessi diritti, ma lo credo davvero, non lo dico solo perché so che è giusto dire così. Credo che un uomo o una donna in fuga da un paese povero e distrutto dalla guerra abbia diritto ad essere accolto in un paese che sta meglio. Credo che l’amore non abbia sesso, e credo che una famiglia sia fatta semplicemente di amore. Credo profondamente nella libertà di ogni essere umano, che finisce solo quando va a intaccare quella di un altro. Credo nella gentilezza, nell’accoglienza, nella comprensione, nell’educazione. Credo che esista il bene nel mondo, e che dovrebbe essere nostro compito cercarlo, renderlo vivo.

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Io sono un’idealista. Forse un’illusa. Ma se pensate che non esista bene al mondo, che tutto sia semplicemente sbagliato e che non si possa fare niente per cambiare le cose, beh, lasciatemelo dire, siete delle persone veramente misere.

Io voglio partire dalle piccole cose, dai piccoli gesti quotidiani. Perché è l’unica cosa che posso fare.

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4 thoughts on “L’utopia delle piccole cose

  1. Ovviamente il tuo discorso è sociale e non legato ai libri, ma dato che hai iniziato l’articolo parlando di romanzi distopici ti suggerisco “Baby Boomers”, distopico e utopico al tempo stesso, scritto da un mi amico virtuale; ho riportato le mie impressioni sul blog ed è in atto un giveaway su Goodreads. Questo autore racconta storie di speranza, sia pure partendo da contesti negativi o distopici. Leggerle mi riscalda il cuore.

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