Riflessioni · Senza categoria

Sognare ad occhi aperti

Ci sono tanti tipi di droghe. La mia, per fortuna o forse no, è legale. E nessuno può togliermela, nessuno può fermarmi.

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La mia droga è la mia mente. Quando ero piccola pensavo di essere l’unica a viaggiare così con la mente, a immaginare di essere qualcun’altro, da qualche altra parte. Magari in un’altra epoca. Con il passare degli anni ho capito che sognare ad occhi aperti o fantasticare è una cosa piuttosto comune. Quello che non saprò mai, è se l’intensità con cui ognuno di noi lo fa è la stessa.

Crescendo, è cambiato anche il mio modo di farlo. Da ragazzina, cambiavo completamente la mia identità. Immaginavo di avere un altro nome, un altro aspetto, un altro carattere. Non mi piacevo, e quindi mi sognavo diversa. Lentamente, molto lentamente, ho imparato ad accettare me stessa, anche se il processo è ancora in corso. Ho cominciato ad immaginare me stessa dove volevo essere, con chi volevo essere.

Perché è una droga? Perché è una cosa che faccio molto spesso e che mi fa stare bene e male allo stesso tempo, perché per quanto sto male quando ne esco, sto altrettanto male mentre ci sono dentro. Da fuori sto raramente bene, questo è sicuro. Tante volte ho rischiato di dimenticarmi dove finiva il sogno e dove iniziava la realtà; mi è capitato di cominciare un discorso, e rendermi conto a metà che stavo parlando di una cosa successa solo nella mia testa. Ci sono in giro tantissime teorie, e fantasie, che parlano del confine tra realtà e fantasia. Quanto possiamo veramente sapere che quello che immaginiamo non è reale? Che cosa vuol dire reale? Beh, si rischia di impazzire.

Ci sono volte in cui vorrei mollare la presa. Lasciare che quello che immagino prenda il sopravvento sulla mia vita reale. Se fossi vissuta a fine Settecento, mi avrebbero diagnosticato la melanconia.

Il problema qua è che di questo strazio che sento dentro non voglio liberarmi. Mi sentirei vuota senza di esso, non sarei più io. Eppure mi sento così triste quando ne emergo, così dannatamente triste che scoppio a piangere all’improvviso, con la scusa che sono stressata o stanca. Perché a quelli che stanno fuori la verità non la si può mai dire. Nonostante tutto ciò, ho deciso che non posso farne a meno. Che il miglior esorcismo è smettere di combattere, smettere di ancorarsi ad una realtà che, in fondo, non conosciamo neanche del tutto.

Oscillerò ancora per molto tempo. È come se fossi su una mongolfiera, che a volte ha con sé abbastanza peso da trattenermi a terra, altre volte no. Senza peso vola, e fa fatica a fermarsi. Ma ogni tanto qualcuno getta un sacco di sabbia nell’abitacolo, e io torno per terra, sollevata e a malincuore nello stesso tempo.

Magari un giorno troverò un’ancora. Per ora, volo.

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