Recensioni

“La figlia della fortuna” di Isabel Allende

8807015625Non è il primo romanzo che recensisco di Isabel Allende, e dubito che sarà l’ultimo, perché amo molto quest’autrice. Me ne sono innamorata anni fa leggendo La casa degli spiriti, forse il suo libro più famoso, e da allora ho sempre cercato di leggere il più possibile delle sue opere. Ho comprato La figlia della fortuna al Salone del Libro di Torino, allo stand del Libraccio, ma sono riuscita a leggerlo solo in questi giorni.

Le ambientazioni e i personaggi di questo romanzo verranno poi ripresi in Ritratto in seppia, uscito un paio di anni dopo, ma che io avevo già letto.

La figura femminile centrale di questo romanzo è Eliza Sommers, apparentemente una trovatella cresciuta in casa dei suoi protettori inglesi a Valparaíso, fiorente città portuale del Cile. Vive con Miss Rose, la donna che dovrebbe farle da madre, suo fratello Jeremy e la cuoca, Mama Fresia, che le insegna tutto quello che sa sulla cucina. Quando Eliza si innamora, perde la testa, tanto da seguire il suo innamorato fino in California, in quel periodo scossa dalla febbre dell’oro. Per ritrovarlo, finisce invischiata in pericolose avventure, sempre fingendo di essere un uomo.

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Parallelamente, viene raccontata la storia di Tao Chi’en, un cinese intraprendente, un medico desideroso di ampliare il più possibile le sue conoscenze. Sarà lui ad aiutare Eliza a salpare per la California, diventando ben presto il suo punto di riferimento e il suo migliore amico. Forse qualcosa di più.

Più interessanti della trama, a mio parere un po’ raffazzonata, composta da molte storie diverse che sembrano non trovare mai la loro conclusione, sono gli aspetti sociali e storici analizzati del romanzo. In particolare, il racconto di come si sviluppa la California dopo il trattato col Messico del 1848 e durante la corsa all’oro è affascinante. San Francisco, così come le altre città che stavano nascendo in quel periodo, all’inizio è solo un ammasso di abitazioni precarie messe insieme per ospitare i minatori alla fine delle lunghissime giornate di lavoro. Nei primi tempi, le uniche donne presenti sono le prostitute, e non si vedono in giro né vecchi né bambini.

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Poco a poco, le città crescono, cominciano a stabilirsi le prime famiglie e prendono vita le prime attività. Le caratteristiche di questa nuova civiltà sono figlie del periodo storico in cui nascono. Al contrario del Cile, dai cui Eliza proviene, i cittadini californiani sono molto più liberali, meno legati alle rigide regole dell’onore e della rispettabilità, più interessati allo sviluppo personale ed economico. Sono personaggi intraprendenti, spigliati, moderni. Nello stesso tempo, tuttavia, l’odio razziale è pane quotidiano. Si sviluppano all’interno di San Francisco varie zone, ognuna abitata da un diverso popolo. Nonostante questo, è inevitabile che la nuova civiltà sia fondamentalmente multietnica, perché l’oro, sia direttamente che indirettamente, ha attirato migranti da tutto il mondo.

Ciò che mi è piaciuto di Eliza è stato il suo lento e quasi inconsapevole innamoramento la-figlia-della-fortuna1per la libertà. Dopo i primi tempi di fatica e sconforto, Eliza si rende conto che non potrà mai tornare a fare la vita che conduceva in Cile, perché ormai ha imparato a vivere da persona indipendente e libera, slegata dal perbenismo cileno. Gli altri personaggi hanno il loro fascino, in particolare Tao, ma sembrano sempre un po’ accennati. La storia procede lentamente, aspettando un colpo di scena che non arriva mai.

Nonostante questo, il libro mi è piaciuto. È una lettura piacevole e leggera che, pur non potendo essere paragonata ad altre opere della stessa autrice, porta con sé un poco del realismo magico che caratterizza i grandi autori della letteratura sudamericana.

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2 thoughts on ““La figlia della fortuna” di Isabel Allende

  1. Dopo aver letto questo romanzo, che mi ha delusa un bel po’, ho smesso di leggere la Allende, a parte un libro per ragazzi (questo carino), La città delle bestie.
    I suoi romanzi precedenti e i racconti Eva Luna sono, secondo me, assolutamente un’altra cosa.
    p.s. buone vacanze!

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