Recensioni

“L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender

Sono tornata! Mi sono presa una piccola pausa: ho trascorso dieci giorni nella meravigliosa campagna del Monferrato, dove i miei nonni hanno una casa da anni. Senza internet, senza preoccupazioni, senza pensare troppo. Mi sono ricaricata, mente e corpo, e sono pronta a ricominciare. Oggi vi propongo le mie riflessioni su un romanzo molto curioso, che fin dal titolo si presenta come un’opera originale.

linconfondibile-tristezza-della-torta-al-limoneL’inconfondibile tristezza della torta al limone, di Aimee Bender (minimum fax 2011), è un romanzo americano che mi ha ricordato il celebre realismo magico degli scrittori del Sud America. Questo perché l’autrice riesce ad inserire elementi magici o sovrannaturali in una realtà domestica e quotidiana che solo in apparenza è banale.

La protagonista scopre da bambina di possedere un’abilità speciale: mangiando, riesce a intuire i sentimenti della persona che ha cucinato quel cibo. Piano piano, crescendo e imparando a conoscere il suo potere, Rose comincia a capire anche il luogo da cui provengono le pietanze e gli ingredienti, la strada che hanno fatto, le sensazioni di ogni persona che ha anche solo sfiorato quell’alimento. La prima volta che le succede, è con la mamma, che le ha preparato una favolosa torta al limone per il suo compleanno. Assaggiandola, sente un’immensa tristezza, un vuoto, una mancanza, e rimane sconvolta dalla profonda infelicità della madre.

I primi episodi sono traumatici per la protagonista, che poi decide di nascondere al mondo intero la sua abilità, rifugiandosi nel cibo industriale, che ha avuto meno contatti possibili con gli esseri umani. L’unico a sapere che cosa Rose sta nascondendo è George, il migliore amico del liceo del fratello Joseph. La ragazza ha una cotta per lui fin da bambina, e non riesce a nascondergli nulla.

Sia lui che il fratello sono dei geni a scuola: diventano amici per risolvere difficili problemi di matematica e fisica insieme. Tuttavia, sono molto diversi: George è espansivo, solare, aperto. Joseph, al contrario, fa fatica a relazionarsi con il resto del mondo, è molto chiuso e silenzioso.

Rose è la protagonista, ma sono i legami con gli altri personaggi la struttura portante del romanzo. La madre è quasi bizzarra nella sua prevedibilità, nella sua normalità. Il padre appare come una creatura placida e distaccata, ma che nasconde un passato ignoto e un segreto inconfessabile. Rose cerca di mediare tra di loro, di trovare la quadra, oppressa da un potere così singolare e così inopportuno. Ogni volta che mangia le sembra di frugare nella vita privata di qualcuno.

Ho apprezzato molto questo romanzo per la qualità di scrittura, leggera, aggraziata, efficace. Aimee Bender è straordinaria nel rendere con poche parole descrizioni e situazioni che ad altri avrebbero richiesto pagine. Fa apparire le questioni più complesse come evidenze semplici e chiare, fa ricadere sul lettore un intreccio non sempre lineare con delicata maestria. Lascia sempre quella giusta insoddisfazione, la voglia di sapere qualcosa di più che non viene mai soddisfatta, il desiderio di indagare, di scovare e scoprire i lati nascosti dei personaggi.

L’inconfondibile tristezza della torta al limone è un romanzo a più strati, in cui ogni tipo di lettore può trovare gratificazione. Lo consiglio a tutti.

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6 thoughts on ““L’inconfondibile tristezza della torta al limone” di Aimee Bender

  1. Monferrato? La mia terra!
    Acquistai questo libro al Salone del libro di Torino un paio di anni fa, su consiglio di un ragazzo dello stand della casa editrice. Devo dire che me lo decantò così tanto che la sua lettura non mi soddisfece. Forse mi aspettavo qualcosa di più. Una volta che si comprende dell’incredibile potere della protagonista non c’è un passo “più in là”, mi sarebbe piaciuto qualcosina in più. Naturalmente, come sempre gradire o meno una lettura è davvero molto soggettivo. Ad ogni modo è un libro che si ricorda. La copertina tra le altre cose mi era davvero piaciuta molto ed anche se non vorrei, mi faccio spesso “traviare” da una copertina interessante.

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