Recensioni

“Annus Mirabilis” di Geraldine Brooks: un bel romanzo storico sulla peste del 1665-6

Riconosco di avere una passione morbosa per i racconti sulla peste: non so cosa sia che la rende così interessante ai miei occhi, ma non posso farne a meno. Penso a Lucrezio, Manzoni, Camus, Boccaccio: visioni e interpretazioni diverse, di epoche molto lontane tra loro, ma ugualmente affascinanti.

grande-peste-londraForse una delle conseguenze più immediate e importanti delle epidemie di peste è il modo in cui modificano la vita di tutti i giorni e il comportamento delle persone che ne sono affette, o, piuttosto, quello di coloro che curano e assistono i malati, quelli che sopravvivono (i salvati). Camus costruisce La peste intorno a questa analisi. Ne avevo parlato qualche mese fa in una recensione: nel romanzo non succede praticamente nulla, tutta l’attenzione è concentrata sulle persone e sulle loro reazioni.

Anche in Annus Mirabilis di Geraldine Brooks i comportamenti umani sono molto importanti, in primis quelli della protagonista, Anna. Vedova di un minatore ucciso dal crollo della miniera in cui stava lavorando, Anna ha due bimbi piccoli e lavora presso il rettorato (il rettore era l’equivalente del nostro parroco). Sarà proprio la sua abitazione il luogo da cui partirà l’epidemia di peste. Per garantirsi qualche entrata in più la donna ha deciso di affittare una stanza a un sarto proveniente da un altro paese; farà appena in tempo ad affezionarsi all’uomo, che questo morirà tra atroci dolori, a causa di quella che si scoprirà presto essere peste.

Il romanzo racconta in maniera piuttosto semplice cosa succede ad un villaggio di poco più di trecento anime quando viene colpito da un’epidemia (la stessa che colpisce Londra negli stessi anni, tra il 1665 e il 1666). Su invito del rettore, gli abitanti decidono di isolarsi completamente, per evitare che il contagio si diffonda anche ai paesi vicini. Così l’azione è tutta concentrata tra poche case.

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In poco tempo la rabbia, il dolore e l’incredulità costringeranno i compaesani di Anna ad assumere comportamenti superstiziosi e non di rado violenti, come a voler cercare un capro espiatorio. Molto interessante è l’attenzione dedicata al contrasto tra la medicina tradizionale (quella dell’epoca, composta da salassi e terapie molto aggressive) e l’utilizzo di erbe e unguenti, che spesso causava accuse di stregoneria. In Annus Mirabilis l’autrice mette in luce i grandi benefici che le erbe hanno saputo portare ai malati di peste, a volte semplicemente alleviando per poco ma prezioso tempo il dolore, a volte tentando di prevenire il contagio.

annus-mirabilisNon si tratta di un romanzo complesso, con un’architettura ingegnosa, ma è stata comunque una lettura molto piacevole. A parte l’anticipazione del primo capitolo, la storia viene raccontata in modo abbastanza lineare. Anche le storie secondarie, come quella del padre di Anna, non sono affidate a flashback, ma a piccoli racconti interni. I personaggi risultano chiari e ben inquadrati, con il giusto grado di mistero, in particolare quelli del Rettore e della moglie di Elinor, principale alleata di Anna nella lotta contro l’epidemia.

Insomma, se avete voglia di una lettura leggera, ma comunque interessante, e se siete appassionati di romanzi storici (o di peste, come me), questo libro fa per voi.

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