Recensioni

“La contessa nera” di Rebecca Johns

Romanzo storico dalle atmosfere gotiche, La contessa nera di Rebecca Johns è ambientato in Ungheria a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Racconta la vita di Erzsébet Báthory, che diventa contessa grazie a un matrimonio prestigioso e conduce una vita sfarzosa ed elegante.

la-contessa-nera-2L’aspetto più interessante di questo romanzo è la scelta dell’autrice di presentare la vicenda attraverso l’uso della prima persona. Il libro si apre con una lettera della contessa al figlio Pál, in cui si lamenta delle condizioni della sua prigionia. Erzsébet, infatti, è stata rinchiusa in una sala del suo castello, la cui porta è stata murata: condannata a non uscirne se non da morta. L’accusa è l’aver maltrattato e ucciso un numero imprecisato di domestiche al suo servizio e di averne occultato i cadaveri. Ritengo singolare la scelta della prima persona perché è una tecnica che comporta solitamente una forte immedesimazione da parte del lettore nei confronti della voce narrante. In questo caso, invece, è impossibile non mantenere una certa distanza dalla contessa, non tanto per le sue azioni, ma per il suo atteggiamento.

Fin da subito, Erzsébet si rivela estremamente arrogante, autoritaria, superba. Non è un personaggio facile da amare, perché ha ben poco di umano. Capita, a volte, di invaghirsi di un personaggio malvagio, nel caso in cui la sua complessità e la sua profondità rivelino l’essere umano sottostante, o comunque quel qualcosa che intriga. A me i cattivi hanno sempre affascinato, anche quelli che ho odiato. Nei confronti di Erzsébet sono riuscita a provare soltanto una profonda antipatia.

Le accuse che le vengono mosse sono assolutamente fondate, ma lei non si rende conto della crudeltà delle sue azioni, che pure era stata anticipata dal suo morboso interesse per una macabra punizione imposta dal padre a uno zingaro quando lei era ancora una bambina. La contessa pretende disciplina, ordine, obbedienza, ma soprattutto pretende amore. Se ci si lascia prendere dalla tentazione di far uso di un po’ di psicologia spicciola, viene da dire che il suo comportamento deriva da una mancanza d’affetto e di attenzione. Eppure, ciò che stupisce di più, è la sua totale inconsapevolezza: quando la accusano, tutto le sembra assurdo.

Le potenzialità del personaggio erano molte, a mio parere non pienamente sfruttate dall’autrice. Una storia così oscura avrebbe potuto avere un’atmosfera del tutto diversa. È vero che si sta parlando della vita di una nobildonna, ma di libri con descrizioni di feste, ricevimenti e banchetti ce ne sono ovunque. Di storie come quella della contessa molte meno. Io avrei posto l’accento su ciò che la rende diversa dalle molte nobili di cui sono state raccontate le storie: la sua crudeltà, la sua cattiveria. I fatti di sangue avrebbero dovuto ricevere più spazio, le descrizioni di cibi e abiti invece meno. L’approfondimento psicologico del personaggio è purtroppo piuttosto limitato: pochi accenni ai tratti più salienti, ma nessuna oscillazione, nessun dubbio, nessuna intima riflessione.

Stride, inoltre, il desiderio della protagonista di affermarsi come una donna forte con la sua reale posizione, sempre e comunque assoggettata al volere di un uomo. Lei stessa ammette di non avere lo stesso potere quando rimane vedova, eppure pretende di essere considerata come una figura femminile di riferimento. È vero che le donne a quel tempo erano considerate poco più che generatrici di eredi, ma, ancora una volta, perché non darle una sfumatura in più, una volontà più forte?

La contessa nera è un romanzo scorrevole, una buona lettura di intrattenimento. Ha il pregio di raccontare la storia di una parte d’Europa spesso tralasciata, e di portare alla luce un personaggio realmente esistito ma poco conosciuto. Penso che l’autrice sia stata brava nella ricostruzione storica, ma un po’ carente in quella psicologica. Penso anche a quanto sarebbe interessante vedere un bel film che racconti la storia di Erzsébet. Chissà che a qualcuno non venga in mente, un giorno.

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