Reading The Riddle

Reading the Riddle #13

Nuovo appuntamento con la rubrica degli indovinelli! Quale sarà l’opera misteriosa di oggi?

Un ripasso delle regole:

vi forniamo tre indizi, ovvero un estratto dalla parte iniziale, uno da quella centrale, e uno dalla parte finale. Verranno evitati i nomi dei personaggi principali, sostituiti da asterischi, mentre i nomi dei luoghi verranno generalmente mantenuti, a meno che non si tratti di luoghi di fantasia e che, quindi, rendono immediatamente riconoscibile l’opera.


1

La signora Tallis lesse le sette pagine delle Disavventure di Arabella in camera sua, seduta alla toletta, con un braccio dell’autrice sulla spalla per tutta la durata della lettura. Briony scrutava il viso della madre per non lasciarsi sfuggire il passaggio fugace di un’emozione, ed Emily Tallis stette al gioco producendosi in espressioni di allarme, risatine di gioia e, alla fine, in sorrisi riconoscenti e avveduti cenni di assenso. Prese tra le braccia la figlia, se la sedette in grembo – ah, le tornava alla mente il bel corpicino caldo di quando era piccola, non ancora perduto, non del tutto – e definì la sua commedia « incantevole », acconsentendo subito, con un mormorio soffiato nella spirale stretta dell’orecchio della bambina, a che quell’aggettivo venisse utilizzato sulla locandina da esporre su un cavalletto in ingresso, accanto alla biglietteria. Briony non poteva saperlo allora, ma quello sarebbe stato l’attimo di maggior successo della sua iniziativa. Niente poté eguagliarne il senso di soddisfazione, tutto il resto si ridusse a una serie di sogni e di delusioni.


2

Ma simili eresie morivano quando leggeva l’ultima lettera di Cecilia. Si sfiorò la tasca alta della giubba. Era una specie di genuflessione. C’era ancora. Ecco un elemento nuovo da aggiungere sul piatto della bilancia. Il fatto di poter essere dichiarato innocente portava con se tutta la semplicità del l’amore. Gli bastava assaporare quella possibilità per ripensare a quanto di lui si fosse ridotto fino a spegnersi. Il suo gusto per la vita, nientemeno, tutte le vecchie ambizioni, i piaceri. La prospettiva era quella di una rinascita, di un ritorno trionfale. Poteva ridiventare l’uomo che una volta, al tramonto, aveva attraversato un parco nel Surrey con addosso il vestito buono, spavaldo e soddisfatto delle promesse dell’esistenza; l’uomo che era entrato nella villa e, con la purezza della passione, aveva fatto l’amore con Cecilia – anzi, perché non nobilitare per una volta la parola strappandola ai caporali? Lui e Cecilia avevano «scopato», mentre gli altri sorseggiavano l’aperitivo in terrazza.


3

C’è stato un crimine. Ma ci sono stati anche gli amanti. Gli amanti e l’esito felice della loro storia sono stati nei miei pensieri per tutta la notte. Il sole muore e il giorno finisce! Un verso modesto, in effetti. Mi viene in mente adesso che in fondo non sono andata tanto lontano, da quando scrissi la mia commediola. O meglio, mi sono concessa una lunga digressione, per poi tornare al punto di partenza. È soltanto questa mia ultima versione ad avere un esito felice, con gli amanti in piedi uno accanto all’altra su un marciapiede londinese, mentre io mi allontano.


Avete indovinato?

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