Recensioni · Riflessioni

“Istruzioni per maghi erranti” di Andrea Panatta

istruzioni-maghi-erranti-libroChe cos’è un mago errante? Questo libro serve proprio a spiegarlo, e contiene una serie di considerazioni, consigli e riflessioni utili a vivere la propria vita all’insegna della pace. Preleva moltissimo dalle filosofie orientali, in particolare dal buddismo, e può essere letto sia dal punto di vista spirituale, sia da uno prettamente più pragmatico. Sì perché, in fondo, quello che cerca di fare Andrea Panatta in Istruzioni per maghi erranti, è fornire la sua visione del mondo e della realtà insieme a piccoli e grandi accorgimenti che ci permettano di vivere al meglio la nostra vita.

Se decidete di leggere questo piccolo libro, mettete da parte tutto il vostro scetticismo, ma anche la convinzione che l’autore l’abbia scritto per convincervi di avere la verità in mano. Mi permetto, a questo proposito, di fare un piccolo spoiler, riportando un passaggio preso dalla conclusione del libro:

Un mago errante dovrebbe, piuttosto che cercare verità, esercitarsi a fluire seguendo l’energia del momento che sta vivendo, consapevole che niente di ciò che legge e sperimenta può essere eterno o immutabile. Questo libro è il prodotto dell’energia e dell’ispirazione di uno di questi momenti, e quindi il messaggio che porta potrebbe cambiare domani, fra una settimana, fra un anno.

L’autore mostra qui grande umiltà, grande rispetto, ma soprattutto grande coerenza con tutto ciò che ha detto nel corso del suo libro. La sua tesi è che il mondo che vediamo, la realtà in cui viviamo ogni giorno, sia il prodotto di una sfocatura, che ci impedisce di vedere le cose come sono veramente. Il compito del mago errante è proprio quello di ripulire la sfocatura, che è costituita da

tutte le storture, i difetti. le fissazioni, le nevrosi, gli attaccamenti, le avversioni, le abitudini e le tendenze, le paure e gli amori, tutto quello che chiamiamo “IO” e che oltre a definirci e identificarci, solidifica la realtà esteriore nel presente che un mago errante sta sperimentando.

Sembra tutto molto bello e semplice, detto così. In teoria, basta liberarsi da tutto ciò per essere in pace (non felici, perché la felicità è passeggera e illusoria). Eppure, qualche dubbio ci viene. Perché liberandoci dalle avversioni, liberandoci dal conflitto, rischiamo di perdere anche quei confronti in grado di portare riscontri positivi. La mia critica più persistente, quella che mi è venuta in mente più di una volta mentre leggevo questo libro, è che una vita in pace come quella che Andrea Panatta descrive è inevitabilmente priva di passione, sia quella positiva, per le attività, i lavori, le persone che amiamo, sia quella negativa, quella che porta a compiere azioni malvagie o comunque discutibili. Onestamente, se questo è il prezzo da pagare per vivere in pace, io non mi sento pronta a pagarlo.

Un altro punto su cui sono fortemente critica è il continuo invito alla sospensione dell’io, dell’ego, non tanto perché non penso che a volte sarebbe utile. Lasciare da parte la propria storia personale, dimenticandosi per qualche momento il proprio vissuto, può aiutare a identificarsi con l’altro, può potenziare la nostra empatia, può aiutarci a relazionarci in modo più positivo e spontaneo con gli altri. Però, secondo quanto dice Panatta, l’Ego è tutto negativo, o almeno io ho avuto l’impressione che fosse così.

Il figlio della sfocatura [l’Ego] è il messaggero della separazione e dell’impotenza, è l’impostore che ci fa credere di essere dove siamo per puro caso e non per un preciso motivo evolutivo.

Ora, detto così, sembra proprio che l’Ego non porti niente di buono. Eppure io non credo che l’unicità che l’Ego si porta dietro sia necessariamente solo fonte di separazione: l’unicità è anche ricchezza, genera quella diversità sana che ci rende interessanti agli occhi di chi vede in noi qualcosa di stimolante proprio perché sconosciuto, e vice versa. È vero, la diversità genera anche conflitti, ma non per questo va condannata. Non è l’essere diversi che è negativo di per sé, è il modo in cui l’uomo reagisce a questa diversità.

Oltre alle piccole critiche, credo inevitabili per chiunque si approcci a un testo del genere con un minimo di pensiero critico, le Istruzioni per maghi erranti sono anche piene di consigli utili per la vita di tutti i giorni. In particolare, ho trovato molto suggestivo il giuramento iniziale, che propone tutta una serie di impegni da portare con sé per vivere serenamente, in linea con ciò che il libro spiegherà approfonditamente in seguito, e la meditazione finale, che si conclude con le due domande da portare sempre con sé, che potrebbero sembrare pretenziose, ma (ve lo dico per esperienza personale) possono rivelarsi molto utili in situazioni da cui non vedete via di uscita:

Qualsiasi cosa io stia pensando ora, posso essere pace anziché questo? Qualsiasi emozione io stia provando ora, posso essere pace anziché questo?

Provate a farvi queste domande mentre litigate con qualcuno, quando vi arrabbiate sul posto di lavoro, quando imprecate contro quello che sta guidando male davanti a voi, quando vi cade una tazza e ve la prendete con voi stessi per averla rotta, quando realizzate di aver compiuto una scelta sbagliata, e vi rimproverate pur sapendo che ormai non potete farci più niente. Magari non funzionerà subito, perché anche la mente va allenata. Ma vale comunque la pena provarci. 

Per tutti gli scettici, quelli che pensano che queste siano parole al vento, che niente di tutto ciò è scientificamente provato, che questo tipo di libri siano specchietti per le allodole, io posso dare due diverse risposte. La prima: io ero come voi, magari un giorno cambierete idea, se non l’avete ancora fatto è perché non è il momento giusto per voi. La seconda: come ho già detto, l’autore di questo libro, come quelli di libri simili, non pretendono di rivelarvi una qualche verità, né di convincervi di qualcosa. Semplicemente vi mostrano una strada: sta a voi decidere se percorrerla o no.

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