Recensioni

“Tony & Susan” di Austin Wright

1544a49a7692c4e61ccb18734a2756bb_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyMi emoziona molto leggere libri come Tony & Susan, perché mi ricordano perché amo quello che amo, perché ho studiato quello che ho studiato. In libri del genere, viene fuori tutta l’abilità dello scrittore, la sua genialità, la sua ispirazione. Austin Wright è superbo nella scrittura e nella costruzione narrativa: ha dato vita a un romanzo eccezionale sotto tutti i punti di vista.

Ho comprato questo romanzo dopo aver visto il trailer del film che ne è stato tratto da Tom Ford, alla sua seconda esperienza da regista dopo A Single Man. È un trailer che, per fortuna, non lascia intendere molto della trama, ma che per la particolare atmosfera che crea mi ha attirato immediatamente. Non sapevo neanche che il film fosse stato tratto da un romanzo finché non l’ho visto in libreria; seguendo ciecamente il mio istinto, l’ho comprato. E ho fatto decisamente bene.

Se dovessi assegnare Tony & Susan a un genere letterario, sarei in seria difficoltà. Ha alcune caratteristiche del noir, alcune del thriller, ma sono entrambi termini che limiterebbero il romanzo.

Tutto inizia quando Susan riceve il manoscritto di un romanzo scritto dal suo ex marito, Edward. Uno dei motivi principali del loro divorzio era stato proprio il suo desiderio di diventare uno scrittore, che l’aveva portato ad abbandonare l’università e l’aveva fatto lentamente scivolare verso la depressione. Susan è molto sorpresa quando apre la scatola contenente il manoscritto e si trova di fronte Animali Notturni, perché credeva che ormai Edward avesse abbandonato il suo sogno giovanile. Però in fondo sono passati venticinque anni, Susan non può sapere che cosa sia successo in tutto quel tempo.

Susan comincia così a leggere il romanzo di Edward. Austin Wright riesce a incastonare un romanzo dentro l’altro, quello fittizio di Edward (che è poi la componente più poliziesca della storia, ma non solo), dentro il suo, con un contorno di intermezzi e riflessioni sulla lettura che rendono la struttura narrativa estremamente interessante. All’inizio, la relazione fra il romanzo di Edward e la vita di Susan non è per niente chiara. Ma, mano a mano che si procede nella lettura, i collegamenti cominciano a risalire verso la superficie.

C’è voluto il ritorno di Edward per ricordare alla Susan di oggi ciò che è rimasto nascosto, sfidandola a riscrivere la saga antica con l’archeologia dell’immaginazione.

Gli intermezzi servono a raccontare la storia di Edward e Susan, dalla morte del padre di lui, che li ha portati a conoscersi, fino al matrimonio e infine al divorzio. I capitoli sono divisi in base alle tre sessioni di lettura che servono a Susan per leggere Animali Notturni. Prima e dopo il romanzo fittizio, al lettore vengono offerti scorci della vita presente di Susan, così come le sue riflessioni sul romanzo di Edward e sulla lettura in generale (che io ho trovato illuminanti, e che mi hanno fatto pensare alla mia esperienza di lettrice).

Posa il manoscritto. È tardi, è ora di smettere, anche se sembra un delitto smettere proprio adesso. Un’altra interruzione dolorosa come un divorzio, necessaria per via della discrepanza fra le leggi della lettura e quelle della vita. Non si può leggere tutta la notte, se si hanno le responsabilità che ha Susan. E se non può finirlo stanotte, tanto vale fermarsi qui.

Ciò che più mi ha affascinato di questo libro è il modo in cui l’autore semina suspense ad ogni passo. Non siamo in presenza di un giallo, anche se all’inizio potrebbe sembrare, ma la tensione è la stessa. Solo che, invece di indagare per scoprire chi è l’assassino, il lettore si trova a interrogarsi su chi nella cornice esterna corrisponde ai vari personaggi di Animali Notturni. L’identità di Susan, il suo vero sé, emergono molto lentamente. Susan è una donna che, fondamentalmente, mente a se stessa, senza rendersene pienamente conto. E il parallelismo con il protagonista del romanzo di Edward è immediato, grazie anche al suggerimento del titolo.

Grandi temi vengono affrontati in questo romanzo: l’identità personale, il concetto di civiltà (analizzato esplicitamente da Tony, ma anche sottilmente da Susan), il confine tra giusto e sbagliato, l’onestà dei sentimenti di fronte alle aspettative sociali.

A volte lo coglieva il sospetto che essere una persona civile nascondesse una grande debolezza, ma siccome non riusciva a concepire un rimedio si era aggrappato a quel suo modo di vivere e ne aveva fatto un punto d’orgoglio.

[…] Era importante riconoscere l’importanza delle cose, dato che adesso sapeva che ogni cosa importante era importante, e che niente era più importante dell’importanza.

Ma al di là di questi argomenti, profondi, attuali, inesauribili, la tecnica narrativa è ciò che brilla di più. Vi sfido a trovare un punto morto, un rallentamento, un paragrafo noioso. Ho divorato più di quattrocento pagine di libro in pochi giorni, con passione. È davvero un romanzo straordinario.

nan_bnnrjake_rgb_f3-0È scontato dire che non vedo l’ora di vedere il film, anche se, riguardando il trailer, ho notato che è stato cambiato molto. Ma a me non importa, perché sono una forte sostenitrice dell’indipendenza dei film dai libri da cui sono stati tratti. Però ho molta voglia di scoprire che cosa Tom Ford ha visto in questo romanzo, qual è stata la sua interpretazione; e non vedo l’ora di vedere Jake Gyllenhaal nei panni di Edward/Tony e Amy Adams in quelli di Susan. Si prospetta un gran film.

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