Recensioni · Riflessioni

Quanto può essere facile essere chiamati pazzi?

50cc046aa1b961c1440ed82a0ae1fc77_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyLa vegetariana di Han Kang è uno di quei libri che andrebbe letto in un’unica sessione di lettura, senza interruzioni. Purtroppo io non lo sapevo quando l’ho iniziato, se non l’avrei sicuramente fatto. Dico questo perché si tratta di un romanzo che acquista comprensibilità man mano che si va avanti nella lettura.

All’inizio, quando si legge di Yeong-ye, una donna ordinaria e tranquilla, che diventa improvvisamente vegetariana dopo un sogno pieno di sangue e violenza, si pensa a uno di quei libri dalle atmosfere un po’ esoteriche, al confine tra il reale e l’immaginario, nello stile di Murakami, per intenderci. Anche la storia del cognato, ossessionato dalla visione di due corpi uniti nell’atto sessuale completamente ricoperti di fiori, sembra andare in quella direzione. In realtà, questo libro è molto di più, e cominciamo a capirlo solo nella sua terza parte, quella che racconta il punto di vista di In-hye, la sorella della protagonista.

Se all’inizio quella di In-hye sembra essere la prospettiva razionale, quella necessaria a gettare luce su una vicenda a dir poco oscura, poco alla volta capiamo che il suo racconto ha un ruolo ancora più importante: ci fornisce, infatti, la chiave di lettura di tutto il romanzo, che il lettore attento e ispirato aveva forse già intuito nelle pagine precedenti, ma che aveva comunque bisogno di una conferma (o di una smentita, a seconda dei casi).

La vegetariana presenta la follia come unico modo per sfuggire alla gabbia che ci impone la società con le sue regole, convenzioni e imposizioni. Viviamo costantemente incatenati dalle aspettative degli altri, e da una serie di “devi” e “non devi” che ci impediscono di dare una voce al nostro sé. Questo tipo di vita ci ha portati a esistere in uno stato di perenne disconnessione, in primo luogo nei confronti di noi stessi, e di conseguenza anche nei confronti di tutti gli altri esseri umani. Viviamo in un caos di ordini, etichette e giudizi che snaturano la vita stessa e ci fanno perdere il contatto con la verità, facendoci credere che i ruoli che ci assegna la società, le incombenze quotidiane, le false relazioni in cui siamo incastrati siano la nostra unica realtà.

Yeong-hye scappa da tutto questo, e nel momento in cui lo fa viene chiamata pazza. In un mondo come il nostro, sfuggire alle aspettative altrui, svincolarsi dalle categorie a cui dovremmo appartenere, disinteressarsi dei giudizi sono tutti modi per farsi accusare di follia.

Han Kang scrive un romanzo di una delicatezza molto rara, difficile all’inizio, ma meravigliosamente semplice nel momento in cui si comprende il suo messaggio. Una sorpresa inaspettata, il romanzo per me giusto in questo momento della mia vita. Una scrittrice che sicuramente continuerò a tenere d’occhio.

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2 thoughts on “Quanto può essere facile essere chiamati pazzi?

  1. hai ragione quando dici che viviamo costantemente incatenati dalle aspettative degli altri, e da una serie di “devi” e “non devi” che ci impediscono di dare una voce al nostro sé.
    ma non è la Società che ci impone tutto questo…
    siamo noi che imponiamo tutto questo a noi stessi…
    le nostre debolezze e le nostre paure sono le colpevoli del nostro stile di vita…

    Mi piace

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