Recensioni

“Wolf” di Ryan Graudin

Questa settimana mi sono dedicata alla lettura di Wolf, prestatomi da un amico. Ero curiosa di leggerlo, principalmente per un motivo, ossia riflettere su come la storia reale possa essere trattata in un romanzo distopico. Cercherò di spiegarmi meglio.

wolfIl romanzo si apre su una scena tristemente nota: la protagonista, Yael, è una bambina in viaggio su treno. Ma siamo nella Germania del 1944 e quello non è un treno qualsiasi. È il mezzo che sta portando lei, la madre e altre centinaia di persone all’inferno. Una volta al campo, Yael viene scelta per gli esperimenti del dottor Geyer e da quel momento la sua vita cambia per sempre.

La narrazione si sposta  al 1956 e Yael, sfuggita dal campo, è divenuta membro attivo della Resistenza, in lotta per un mondo dominato dalle potenze dell’Asse, che hanno vinto la guerra e hanno assoggettato gran parte degli stati. La Resistenza ha elaborato un piano per fermare Hitler, una sorta di Operazione Valchiria parte II: ogni anno, infatti, si tiene una corsa motociclistica su un tragitto che va dalla città di Germania nel Reich fino a Tokyo. L’anno precedente la Vincitrice era stata Adele Wolfe, ragazza tedesca che, in occasione della festa della premiazione, era stata invitata a ballare dallo stesso Hitler.

Se Adele vincesse di nuovo si presenterebbe nuovamente quest’occasione di trovarsi vicino al Führer e, quindi, ucciderlo. È necessario che Yael prenda il posto di Adele e può farlo. Sì, perché il risultato degli esperienti del dottor Geyer è semplice e, allo stesso tempo, incredibile: Yael è in grado di mutare il suo aspetto fisico. Spacciandosi per la Vincitrice, la ragazza tenterà di portare a termine la sua missione.

I miei dubbi su un romanzo di questo genere erano essenzialmente due: il principale era proprio l’ambientazione. Si può fare di uno dei periodi più atroci della nostra storia lo scenario per un racconto di fantasia? Ero un po’ scettica sul trasformare gli orrori della Shoah in un romanzo stile Hunger Games. Però poi ho riflettuto  a lungo. Ogni libro di genere distopico si basa sulle grandi dittature del Novecento, presentando società in cui la libertà è soffocata e l’omologazione detta le regole. Penso a saghe come Divergent o The Giver, o il dominio di Voldemort in Harry Potter (quest’ultimo è, forse, quello che maggiormente richiama gli eventi storici realmente accaduti). In tutti questi casi, la finzione narrativa si fonde con la realtà dei fatti, seppur velati o trasformati, e per me è sempre stato un punto a favore di un genere letterario rivolto soprattutto ad un pubblico di lettori giovani.

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Inoltre, Ryan Gaudrin tratta l’argomento con delicatezza, senza soffermarsi troppo sugli aspetti più macabri né sorvolando superficialmente i retroscena del passato di Yael, anzi dimostra di essersi documentata per raccontare la Storia alternativa (ucronia). Per un curioso gioco di coincidenze, questo libro si collega ad una serie tv che ho da poco terminato, The Man in the High Castle, di cui vi parlerò prossimamente. È un argomento molto interessante.

Tornando all’autrice, vorrei riportare la sua motivazione per aver scritto un romanzo ambientato sotto la dittatura di Hitler.

Qualcuno penserà che riflettere su una storia mai accaduta sia un passatempo macabro e inquietante. Dopotutto Adolf Hitler non è emerso vittorioso, e gli orrori della Shoah hanno avuto fine. A che serve immaginare un finale diverso? Molte persone sono tentate di pensare che i nazisti e le loro idee siano orrori che appartengono solo al passato. Ma il razzismo e l’antisemitismo sono ancora vivi. […] Spero che la storia di Yael possa non solo ricordare ai lettori che tutti gli uomini sono creati uguali, ma anche a invogliarli a studiare la storia che sta dietro la finzione, e a usare questa conoscenza per esaminare il mondo di oggi. Il mondo contenuto in queste pagine rischiava di essere il nostro. Per un certo tempo e in un certo luogo lo è stato davvero e dobbiamo sforzarci di non dimenticarlo.

Non so voi, ma ho trovato queste semplici parole terribilmente vere. A poca distanza dal Giorno della Memoria credo sia più importante che mai non ricordare, ma capire perché sia importante ricordare. E, di conseguenza, studiare. Sarà l’insegnante che c’è in me a parlare, ma conoscere la storia è fondamentale. Il passato traccia il nostro futuro e non possiamo ignorarlo. È necessario tramandare la conoscenza.

Wolf diventa, allora, un romanzo che si adatta allo scopo. Attraverso la storia di Yael conosciamo un mondo di violenza e schiavitù e una protagonista in cerca di giustizia. Non di vendetta per quello che ha passato, ma il suo obiettivo è porre fine agli orrori del suo tempo. Il lungo viaggio in moto che deve compiere per vincere la gara è un modo per conoscere meglio se stessa, testare i propri limiti, mettere alla prova la propria determinazione. Affiancata da Felix, il gemello di Adele e da Luka, un altro motociclista, Yael deve imparare il valore della fiducia, della sincerità e del coraggio trovare una luce di speranza nel mondo.

 

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3 thoughts on ““Wolf” di Ryan Graudin

    1. Sì c’è un aspetto fantasy, la possibilità della protagonista di cambiare aspetto, ma come dice l’autrice , rientra nel discorso sull’identità.
      Se poi lo leggerai fammi sapere cosa ne pensi!

      Liked by 1 persona

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