Recensioni

“Il messaggero” o il dono dell’Altruismo

Stamattina ho terminato di leggere Il Messaggero di Lois Lowry nuovo tassello di un quadro che raffigura un mondo futuro, malato e ingiusto. Dopo The Giver e Gathering Blue, l’autrice torna con una nuova storia capace di far riflettere, con la sua peculiare semplicità.

Questa volta il protagonista della vicenda è il giovane Matty, un ragazzo che vive un pacifico villaggio, in cui accoglienza e altruismo sono i principi cardine. Matty abita con il Veggente, un anziano cieco che si è preso cura del ragazzo fin da quando era un bambino pestifero arrivato in quel villaggio. Pur non potendo vedere nulla con gli occhi, il Veggente percepisce che qualcosa sta cambiando intorno a lui, ma non riesce a capire quale sia il problema. Anche il Capo è preoccupato: il suo dono di vedere oltre è ostacolato dalla Foresta che circonda il villaggio e non trova la giusta direzione. Sa, però, che il giovane Matty potrà aiutare la sua gente grazie al dono che possiede. Il ragazzo, infatti, ha scoperto di essere in grado di guarire le ferite, benché ciò richieda uno sforzo notevole. Il Capo gli ha ordinato, tuttavia, di non sprecare il suo dono e così Matty lo conserva per l’occasione giusta.

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Nel frattempo, il giovane protagonista cerca di capire cosa stia succedendo al villaggio e si intrufola al Mercato del Baratto, una sorta di Mercato in cui si ottengono le cose dandone altre in cambio. Ma non si tratta di un semplice scambio di oggetti. Perché al termine di ogni mercato, la gente torna a casa diversa. Perché?

Questo cambiamento risulta evidente in un determinato momento: il maestro, chiamato il Mentore, l’uomo che con gentilezza ha sempre istruito i ragazzi del villaggio, ha portato avanti una petizione, chiedendo al Capo che le frontiere del Villaggio vengano chiuse ai forestieri. Basta accogliere stranieri. (Vi sembra familiare?)

Si parlava uno alla volta, e sempre uno alla volta Matty riconosceva chi aveva fatto dei baratti. Alcuni di quelli fra i più zelanti, i più cordiali e i più valenti cittadini del Villaggio andavano ora alla tribuna gridando a gran voce il loro desiderio di far chiudere il confine cosicché “noi” – Matty rabbrividì all’uso del noi- “non dovremmo più spartire le risorse. Il pesce serve tutto a noi. Nella nostra scuola non c’è abbastanza spazio per insegnare anche ai loro figli; solo ai nostri. Non  sanno neppure parlare correttamente. Noi non li capiamo. Hanno troppe esigenze. Noi non vogliamo prenderci cura di loro. L’abbiamo fatto fin troppo a lungo”.

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Non mi dilungo in un’analisi di questo estratto che sembra essere stato scritto in questi giorni. Mai il tema della chiusura mi è sembrato così attuale e a me contemporaneo. Esiste il “noi” che deve pensare a se stesso, senza curarsi degli altri. Matty, ragazzino accolto dal Villaggio anni prima e che quindi ha conosciuto il vero significato dell’accoglienza e della gentilezza, è stupito da come le persone possano cambiare, rinnegando i valori su cui è stata costruita la loro società.

Di nuovo, perché? Cosa sta succedendo?

Non riesco a trovare la parola adatta a esprimere il concetto. Egoismo, presumo. Si sta insinuando dappertutto.

Questa è la risposta del Veggente, che comprende come l’egoismo stia lentamente uccidendo il Villaggio, anche se sono in pochi a rendersene conto. Ma l’uomo ha un desiderio: chiede Matty di attraversare la Foresta per chiamare sua figlia Kira (protagonista di Gathering Blue) e farla trasferire al villaggio, prima che i confini vengano chiusi. Matty parte, armato di coraggio e disposto a tutto pur di riportare Kira dal padre e aiutare il suo villaggio, malato d’egoismo.

Interessante, infine, il ruolo della Foresta, impenetrabile ai più ma incomprensibilmente innocuo nei confronti del protagonista, almeno all’inizio. Si tratta di un luogo oscuro, misterioso, facilmente riconducibile all’incarnazione del cuore umano, soffocato dalle paure e lontano dall’amore.

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Il Messagero ritrae, con delicatezza e semplicità, un mondo che si sta trasformando a causa dell’egoismo. Grazie al giovane protagonista si comprende che l’arma migliore per salvare il mondo è proprio l’altruismo, il saper vedere nell’altro una persona, senza distinguere tra noi e loro, perché siamo tutti uomini, in cerca di una casa, di protezione, di amore e bellezza. È quello che c’è nella nostra anima a definire chi siamo, non da dove veniamo e quello che possediamo. L’altruismo è un dono che va coltivato e condiviso.

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