Recensioni

“Il Figlio” o il dono dell’Amore

Se con gli altri romanzi della saga di Lois Lowry non ho avuto dubbi sul titolo da abbinare all’articolo, con Il Figlio la faccenda si è rivelata più complessa. Qual è il dono che viene messo al centro della vicenda? Si parla di Amore, quello con la “A” maiuscola, quello di una madre per il proprio figlio: ma l’amore è un dono? Su questo mi sono interrogata, riflettendo sulle pagine lette, sulle azioni dei personaggi e sul messaggio dell’autrice. Seguendo Claire, la protagonista del libro, sono arrivata alla conclusione che sì, l’amore è un dono che possiamo ricevere e condividere, che va alimentato e sostenuto, un dono che può compiere veri e propri miracoli.

the-giver-quartet

Il romanzo è suddiviso in tre parti: nella prima viene presentata Claire, una ragazzina di quattordici anni scelta per essere un’Anfora, ossia a partorire nuovi membri della società in cui vive. Sfortunatamente, durante il suo primo parto qualcosa va storto e alla ragazza viene revocato il certificato di Anfora e viene mandata a lavorare al centro ittico. Il senso di perdita che Claire prova la spinge a recarsi al centro di Puericoltura con la scusa di voler fare del volontariato ed è lì che per la prima volta vede il Prodotto numero Trentasei. Suo figlio.

amissingpieceofme-2Ma si sentiva irrequieta adesso, e diversa, in un modo che lei stessa non riusciva a capire. In linea con le esigenze del suo nuovo lavoro e della meticolosità analitica che questo richiedeva, lei cercava di scandagliare sempre più a fondo i propri sentimenti. Non l’aveva mai fatto prima, non ne aveva mai avuto bisogno. Per tutta la sua vita quelli di Claire erano stati sentimenti di … cosa? Rovistò nella sua mente in cerca della parola adatta. Di appagamento. Sì, si era sempre sentita appagata. Tutti si sentivano così nella comunità. Si provvedeva alle loro esigenze; non mancavano di niente, niente che… Ecco cos’era, capì Claire. Non aveva mai desiderato niente fino ad allora. Ma ora, fin dal giorno della Produzione, sentiva un costante desiderio, un disperato bisogno di colmare un vuoto interiore. Voleva suo figlio.

Tuttavia, c’è qualche problema con il Trentasei, ribattezzato Abe da Claire: il bambino, infatti, non è stato affidato a nessuna famiglia perché la notte non dorme, non adatta i propri ritmi agli schemi richiesti dalla comunità. Quale può essere il suo futuro? Claire teme per quel piccolo, ma non sa come fare per portarlo via con lei. Dove potrebbe mai fuggire?

Eppure la svolta arriva, inattesa e improvvisa: il figlio di uno dei Puericoltori è fuggito una notte con il bambino dalla Comunità. Il ragazzo si chiama Jonas. Claire è disperata e fugge a bordo di una barca che porta provviste alla Comunità.

La parte seconda del romanzo si apre con Claire che viene salvata dopo che l’imbarcazione su cui viaggiava è naufragata. La ragazza viene curata da Alys, un’anziana donna del villaggio, che la terrà sotto la sua protezione, aiutandola ad inserirsi nella vita del villaggio e a recuperare i ricordi andati persi dopo il trauma del naufragio. È come se Claire rinascesse grazie alle cure di Alys, imparando molte cose nuove, cose che non aveva mai conosciuto nella sua vita precedente, come l’esistenza dei colori…

Il giorno in cui Claire recupera completamente la memoria segna l’inizio di un periodo nuovo per la ragazza: è decisa a tutto pur di andare via dal villaggio in cerca del suo Abe. Ma per andarsene deve superare la Scogliera, un’impresa quasi impossibile. Allora, con l’aiuto di Einar, un ragazzo che aveva tentato la stessa impresa qualche anno prima, Claire si allena duramente, determinata a ritrovare suo figlio. Quello che non sa è che in cima alla Scogliera troverà la prova più difficile di tutte: sarà disposta a compiere un tragico sacrificio?

171-tavolara-la-scogliera-orientale-di-punta-del-timone.jpg

Della terza parte non posso parlarvi, per evitare troppe anticipazioni.

La storia di Claire è una storia di perdita, di rinascita, di fora, di lotta, di sacrificio, di dolore, di speranza, di coraggio, di solitudine, di determinazione e, soprattutto, e una storia d’amore. Come non emozionarsi di fronte alla giovanissima protagonista, mossa solo dall’istinto e da un sentimento da poco scoperto nei confronti della creatura che ha partorito? Quando il bambino è nato lei stessa era appena uscita dall’adolescenza e non ha mai avuto modo di godersi la sua giovinezza: tutta la sua vita ruotava intorno al piccolo Abe. Anche quando lo ha perso. Anche quando si è dimenticata di lui. Anche quando non sapeva dover cercarlo.

Claire non è un’eroina, ma è sbalorditivo leggere di quello che è disposta fare pur di raggiungere il suo obiettivo. Ecco perché si rivolge ad Einar in cerca di aiuto:

Einar annuì: “Sei forte, o almeno hai delle braccia forti. Sai arrampicarti?”. Claire visualizzò mentalmente la parete rocciosa che incombeva a picco sul villaggio nascondendo il sole per gran parte del giorno. Scosse la testa. “Salgo su per il sentiero che porta al pascolo dove tieni le pecore. Mi ci hai vista piuttosto spesso. E qualche volta, per raccogliere le erbe, salgo su nei boschi vicino alla cascata. Non mi stanco mai. E il terreno è scosceso lì. Ma so che non è questo che intendevi”.

“Devi iniziare a farti i muscoli. Ti farò vedere come. Non sarà semplice. Devi volerlo”.

“Lo voglio”, disse Claire con la voce rotta, “voglio mio figlio”.

Einar fece una pausa di riflessione, poi disse: “è meglio, credo, scalare la scogliera in cerca di qualcosa, piuttosto che odiare ciò che ti lasci dietro. Ci vorrà molto tempo prima che tu sia pronta”.

“Lo so”.

“Non parlo di giorni o di settimane”. Continuò.

“Lo so”.

“Forse ci vorranno anni. Io ci ho messo anni”.

“Anni?”.

Einar annuì.

“Da dove si comincia?” domandò Claire.

Ne Il Figlio ritroviamo Jonas, Kira e gli altri personaggi dei romanzi precedenti. Il cerchio si chiude e l’autrice conclude il suo ciclo di storie con il racconto di come l’amore possa spingere gesti di incredibile coraggio. Con The Giver ci aveva insegnato l’importanza della conoscenza, con Gathering Blue aveva mostrato il potere dell’arte e con Il Messaggero aveva rivelato il grande valore dell’altruismo. Con quest’ultimo romanzo sembra che l’autrice voglia dirci che qualunque dono perde il suo valore se non è usato all’insegna dell’amore.

 

Annunci

3 thoughts on ““Il Figlio” o il dono dell’Amore

  1. Bella recensione! 😀 Io ho letto solo i primi due (in occasione dell’uscita del film) e mi erano piaciuti tantissimo. Riescono ad essere leggeri da leggere pur toccando temi seri e portandoti a fare delle riflessioni non scontate. Belli davvero!! Appena riesco devo proprio continuare la serie 🙂 nessie

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...