Recensioni

“Il prodigio” di Emma Donoghue

Ho passato molto tempo senza leggere, nascondendomi dietro le famose scuse “non ho tempo”, “non ce la faccio”, “non riesco a concentrarmi” e così via. Semplicemente, non era il momento.

arton145758-4b15dPer fortuna ho superato quella fase, grazie al bellissimo romanzo di Emma Donoghue, Il prodigio. Devo dire che è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Ho letto la recensione di questo libro sull’Internazionale e sono andata subito a comprarlo: a lettura conclusa, ho capito di aver fatto molto bene a seguire il mio istinto.

Il romanzo è ambientato in Irlanda nella seconda metà dell’Ottocento. Lib Wright è un’esperta infermiera inglese sui trent’anni, che viene convocata per una strana occupazione: sorvegliare per due settimane una bambina che, si dice, stia vivendo da quattro mesi senza mangiare. Il paese è diviso: è un miracolo o un inganno? Per scoprirlo viene creata una commissione che indaghi sulla questione; a questo proposito, i componenti del comitato assumono due infermiere, la nostra protagonista e una suora cattolica, Suor Michael. Dandosi il cambio, le due donne dovranno tenere Anna, la piccola digiunante, sotto osservazione. Alla fine delle due settimane previste, il loro compito sarà quello di presentare le loro conclusioni: è davvero un miracolo oppure è una pura finzione.

Lib arriva in Irlanda stupita dall’arretratezza di quel paese, sia dal punto di vista materiale (le condizioni delle abitazioni e delle strada la lasciano esterrefatta), sia da quello mentale. Pur essendo stata battezzata alla Chiesa Anglicana, Lib non è credente, e si scontra da subito con la mentalità di un popolo che prende il cattolicesimo molto molto seriamente. Il suo approccio al lavoro di infermiera è da subito molto razionale: si attiene al rigore scientifico che ha appreso durante il servizio nella guerra di Crimea, misurando i parametri vitali della bambina, verificando le condizioni igieniche del luogo in cui vive, e segnando ogni sua considerazione su un taccuino.

Lib è convinta che si tratti di un inganno bello e buono. Eppure non riesce a sorprendere nessuno nell’atto di nutrire di nascosto Anna, né la madre, né il padre, né la domestica, Kitty. Paradossalmente, il dottore che segue la ragazzina sembra convinto si tratti di un vero e proprio miracolo, mentre il parroco desidera che venga fatta più chiarezza sulla vicenda, perché sospetta (o forse sa) che ci sia qualcosa di non detto dietro. Alla rosa dei personaggi si aggiunge anche William Byrne, un giornalista irlandese che alloggia nella stessa locanda di Lib, e che diventa ben presto il suo confidente.

La storia di Anna è raccontata interamente dal punto di vista di Lib, che viene a scoprire poco per volta la storia della famiglia, e i dettagli del modo di vivere di una famiglia fortemente cattolica in un paese decimato dalla carestia e dalla fame. Ciò che la lascia più stupita è il modo in cui tutti prendono alla lettera ogni parola scritta nella Bibbia e la frequenza con cui la famiglia si riunisce per pregare. All’inizio accoglie con sprezzo queste usanze, ma lentamente si rende conto che contestualizzare la strana convinzione di Anna a non mangiare potrebbe essere utile per aiutare la bambina.

Il romanzo scorre con leggiadria. Nonostante la vicenda assuma connotati tragici, l’autrice è molto brava a non cadere mai nel melodrammatico. Viene creato un perfetto climax, che va dall’apparente tranquillità della situazione iniziale, a un dispiegarsi di scoperte agghiaccianti, che condurranno al sorprendente finale. Mentre si modificano le condizioni di Anna, qualcosa cambia anche in Lib. Anche la sua storia personale viene scoperta a poco a poco dal lettore, che comprende così perché Lib è così apparentemente razionale e rigida nella sua pretesa di affidarsi solamente a criteri scientifici. La Lib del primo capitolo non è la stessa dell’ultimo: la sua è una crescita personale e spirituale per niente facile, anzi attraversata da angoscianti ostacoli. Ma è bello osservarla mentre cambia, soprattutto per una lettrice come me, coinvolta come l’infermiera in un percorso di osservazione dell’esterno che diventa, inevitabilmente, un’attenta analisi di se stessi.

emma-donoghue-nina-subinNon nascondo che le ultime pagine mi hanno commossa, e che ho apprezzato molto la scrittura di Emma Donoghue, delicata, precisa, mai sovrabbondante, mai mancante. Ho scoperto solo dopo aver comprato questo libro che Donoghue è anche l’autrice di Room, da cui è stato tratto un film diventato molto famoso. Non ho letto il libro né guardato il film, ma sicuramente mi impegnerò a recuperare.

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2 thoughts on ““Il prodigio” di Emma Donoghue

  1. Che coincidenza! Lo sto leggendo proprio in questo momento… viaggiando in treno in mezzo alla nebbia. In qualche modo il clima atmosferico mi accompagna! Mi piace come scrive questa autrice. Non ho mai letto nulla di suo ed anch’io sono curiosa di leggere Room.
    Sono solo all’inizio, ma questa ragazzina in mezzo ad un mondo che crede a fate, folletti e grandi penitenze per alleviare l’anima dai propri peccati mi fa proprio pena.

    Mi piace

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