Dalla carta allo schermo · Serie TV

“Cranford”, la serie tv

Come regalo di Natale, mi sono fatta arrivare il cofanetto con i DVD degli adattamenti dei romanzi di Elizabeth Gaskell. Tra questi c’è Cranford, uno sceneggiato della BBC (ovviamente) del 2007. Onestamente all’inizio non avevo grandi aspettative su questa mini-serie, ma sono rimasta conquistata dalla storia, puntata dopo puntata.

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Le vicende si svolgono esclusivamente nel villaggio di Cranford, cittadina assai particolare perché abitata principalmente da donne vedove o nubili. La narrazione prende avvio dall’arrivo a Cranford della giovane Mary Smith, giunta in visita presso le sorelle Matty e Deborah Jenkyns, vecchie amiche della madre. Attraverso lo sguardo intelligente e comprensivo di Mary iniziamo a conoscere le peculiari cittadine di Cranford: la regina del pettegolezzo Octavia Pole, le sorelle zitelle Caroline e Augusta Tomkinson, la signora Forrester che si prede amorevolmente cura della sua mucca Bessie, l’anziana Lady Ludlow, in costante attesa del ritorno del figlio, Sophie Hutton, la giovane figlia del vicario che fa da madre ai fratelli più piccoli, Martha, la fedele cameriera delle sorelle Jenkyns… Tante personalità diverse, accomunate da un forte spirito di appartenenza alla comunità di Cranford.

c614143a4e23ff560bebe70165a040fcAll’apparenza sembra che la vita nel villaggio sia regolato da un codice morale e di comportamento assai rigido e ogni mancanza venga condannata pesantemente. La possibilità, poi, di sottrarsi al giudizio altrui è pressoché inesistente, considerando che al minimo sospetto le allegre vecchiette  si precipitano a diffondere pettegolezzi, facendo a gara a chi racconta per prima la novità. Ed ogni cambiamento, persino il più piccolo, è accolto con frenesia, timore ed eccitazione nello stesso tempo: si tratta di un miglioramento? O si tratta di qualcosa che scombussolerà le loro vite? Immaginate le corse tra una casa e l’altra per riferire l’arrivo di nuovi abitanti a Cranford, come i vicini di casa delle sorelle Jenkyns ,il mite capitano Brown e le sue due figlie.

Maggiore scompiglio crea il trasferimento del giovane e affascinate dottor Harrison. Improvvisamente i malesseri delle signore aumentano, andando a sommarsi agli incidenti quotidiani che il povero medico deve affrontare quotidianamente. Si assiste a frequenti episodi comici che dipingono il dottor Harrison alle prese con pretendenti un po’ invadenti, delle quali cerca di disfarsi senza ferire i loro delicati sentimenti. Ma al di là di questi divertenti momenti, Cranford diventa il teatro di piccoli drammi, spesso nascosti. Amori non corrisposti, malattie, scelte dolorose, problemi finanziari o familiari.

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Quello che più mi ha colpito è che proprio in queste occasioni dolorose emerge il lato più solidale e compassionevole delle cittadine di Cranford. Messi da parte l’orgoglio e l’etichetta, queste donne non esitano a mettersi in gioco, aiutandosi a vicenda, spendendo ogni energia per aiutare le amiche. Sono piccoli gesti che svelano un’umanità commovente, tanto nelle situazioni banali quanto in quelle più tragiche.

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Con Cranford va in scena uno spettacolo corale, animato da personaggi indimenticabili. Tante voci per descrivere i vari aspetti dei caratteri umani: accanto all’egoismo, all’indifferenza, all’ipocrisia si nascondono la compassione, la lealtà, lo spirito di sacrificio, l’amore disinteressato. A volte le protagoniste di Cranford possono sembrare delle macchiette, con qualche atteggiamento ridicolo, ma sono proprio loro mostrare quanto grande possa dimostrarsi l’essere umano anche nelle piccole cose quotidiane. È un piccolo inno alla speranza.

Delicata, comica, commovente: questa serie tv mi ha semplicemente scaldato il cuore, regalandomi tante emozioni, a volte dolceamare.

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