Recensioni

“La cura Schopenhauer” di Irvin Yalom

yalomAffascinata da sempre dalla psicologia, era da un po’ di tempo che puntavo i romanzi di Irvin Yalom, psichiatra statunitense classe 1931. I suoi libri hanno avuto grandissimo successo sia negli Stati Uniti che in Italia, e dopo averne letti due ho capito perché.

Yalom è un bravissimo divulgatore: in un unico libro ha messo letteratura, filosofia e psicoterapia, rendendo tutto più che comprensibile, meglio di qualsiasi spiegazione mai ricevuta da parte di un professore. Dovete sapere che ho sempre avuto un rapporto di amore e odio con la filosofia. Per come sono io di testa, è la materia perfetta: quando la studi a scuola, e affronti i pensieri di un filosofo dopo l’altro, non fai altro che dichiarare: “lui ha capito tutto!” per poi contraddirti non appena passi al pensatore successivo. Tutto sembra avere perfettamente senso finché non arriva il nuovo genio di turno, che smonta le tue convinzioni pezzo per pezzo. Questo continuo rimescolarsi di idee, questo non sapere mai chi ha veramente ragione, a me è sempre piaciuto molto. Così come mi è sempre piaciuto venire a scoprire i vari modi in cui i grandi studiosi del passato vedevano l’uomo e il mondo in cui vive. Eppure, non sono mai riuscita a studiare ed assimilare la filosofia come avrei voluto.

160_piatto_la_cura_schopenhauerLeggendo La cura Schopenhauer, ho capito esattamente i nodi principali del pensiero del filosofo tedesco. Mi sono molto stupita quando mi sono resa conto che, pur avendolo studiato, non avevo mai davvero compreso il caro vecchio Arthur. Ma con Irvin Yalom la filosofia è un gioco da ragazzi. Non perché semplifichi tutto, anzi. Eppure il suo modo di scrivere, di spiegarsi, rende tutto limpido, senza intoppi.

Il romanzo è composto da due parti, che si sviluppano parallelamente in capitoli alternati. La prima parte è appunto dedicata alla vita e all’opera di Arthur Schopenhauer; la seconda racconta la storia di Julius, uno psicoterapeuta estremamente abile, che riceve una notizia sconvolgente. Gli viene infatti diagnosticato un melanoma maligno, che gli lascia un solo anno di vita. Dopo lo shock iniziale, e dopo essersi arrovellato per cercare di capire come trascorrere l’ultimo suo anno in questo mondo, decide di fare quello che gli riesce meglio: lavorare.

Cominciano così le trascrizioni del suo gruppo di terapia che, lo ammetto, hanno fatto da terapia anche a me. Julius contatta un suo vecchio paziente, Philip, che era stato in cura per tre anni senza apparentemente trarne alcun vantaggio. Ora Philip vive in completo isolamento, avvalendosi del titolo di “consulente filosofico”: afferma infatti che l’unico che è stato in grado di aiutarlo veramente è stato Schopenhauer, la cui visione della vita è risultata la soluzione definitiva alla malattia di Philip (che era dipendente dal sesso); da cui la convinzione di usare la filosofia come terapia. Julius decide di accogliere la richiesta del suo ex paziente di affiancarlo nel suo intento di diventare terapeuta, ma in cambio Philip dovrà entrare nel suo gruppo di terapia.

Le sedute di terapia di gruppo sono la parte più affascinante del romanzo. Diversi personaggi vengono messi a confronto con la sapiente guida di Julius, che crede fortemente nel potere del gruppo come strumento di guarigione. Vengono fuori sentimenti ancestrali, dilemmi apparentemente insolvibili e divergenze anche infuocate, ma soprattutto salta all’occhio come ognuno, all’interno del gruppo, acquisisca col tempo la capacità di guardare se stesso attraverso gli occhi degli altri. Spesso è proprio questo che fa scattare il cambiamento, che innesca quel qualcosa necessario a dare il via al processo di guarigione.

schopenhauerLa leggerezza di Yalom nel trattare temi così importanti è strabiliante. Il romanzo scorre alla perfezione, si fa fatica a staccarsi dalle pagine. Ognuno può ritrovare se stesso in qualcuno dei personaggi del romanzo, ed è proprio qui che sta la grandezza dell’autore. Grazie anche alla sua esperienza di terapeuta, Yalom ha saputo fare del romanzo tanto un bel libro quanto un possibile ausilio per un’ auto-terapia. In più, una volta finito, il lettore ha ormai familiarizzato con la complessa figura di Schopenhauer. Insomma, c’è così tanto in un solo libro che viene da chiedersi perché non l’abbiano ancora letto tutti. Io vi invito a farlo, ne vale veramente la pena.

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3 thoughts on ““La cura Schopenhauer” di Irvin Yalom

  1. Ciao Chiara, grazie del consiglio! Effettivamente, credo di aver “incontrato” Yalom in libreria, ma non ho mai capito (o forse non mi ci sono mai soffermato troppo) di cosa trattasse; adesso, con questa tua recensione, la figura di questo filosofo mi è un po’ più chiara, e mi stai tentando a fare l’acquisto… Buonanotte! 🙂

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