Recensioni

“La linea d’ombra” di Joseph Conrad

Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. No. Quando si è molto giovani, a dirla esatta, non vi sono momenti. È privilegio della prima gioventù vivere d’anticipo sul tempo a venire, in un flusso ininterrotto di belle speranze che non conosce soste o attimi di riflessione.

Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell’infanzia, e si entra in un giardino di incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché questo sia un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che l’umanità tutta è passata di lì. È piuttosto l’incanto dell’universale esperienza, da cui ci aspettiamo emozioni non ordinarie o personali, qualcosa che sia solo nostro.

Si va avanti ritrovando i solchi lasciati dai nostri predecessori, eccitati, divertiti, facendo tutt’un fascio di buona e cattiva sorte – zuccherini e batoste, si può dire – il pittoresco lascito assegnato a tutti, che tante cose riserba a chi ne avrà i meriti, o forse a chi avrà fortuna. Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d’ombra, ad avvertirci che bisogna dare addio anche al paese della gioventù.

coverLa linea d’ombra di Joseph Conrad è stato per me il libro perfetto da leggere in questo momento della mia vita. Ho 25 anni, mi sono laureata l’autunno scorso e sono alla mia prima esperienza lavorativa. Sono in un periodo di transizione dal punto di vista della vita quotidiana, con i ritmi e le responsabilità che cambiano e si evolvono, ma anche dal punto di vista emotivo. Nell’ultimo anno sono avvenuti tanti cambiamenti in me, alcuni dei quali non mi sono ancora del tutto chiari.

Questo classico della letteratura inglese racconta la storia di un ufficiale di marina alla sua prima esperienza di comando. La sua nave, vittima di una bonaccia, rimane ferma per settimane, mentre tutto il suo equipaggio si ammala e il suo primo ufficiale impazzisce, perseguitato dal fantasma del suo precedente capitano.

Come risulta chiaro anche dalla lunga citazione che ho riportato, che altro non è se non l’incipit di questo lungo racconto, tutta la narrazione è incentrata sul passaggio delicatissimo fra l’età della giovinezza e l’età adulta. Il neo-capitano sa di avere le competenze necessarie per fare bene il lavoro che gli è stato assegnato, ma nello stesso tempo riconosce che le sue abilità potenziali non sono mai state veramente messe alla prova. Potrebbe non sembrare un salto nel buio, il suo, ma lo è a tutti gli effetti: per quanta esperienza in mare abbia, per quanta voglia di mettersi alla prova egli senta dentro di sé, sa anche che tutto quello che si troverà ad affrontare sarà incredibilmente nuovo per lui.

Ho letto l’intero libro come un’unica grande metafora di questo incredibile e spaventoso momento della mia vita. I momenti di stasi, in cui sei capace solo di osservare l’esterno, chiedendoti se cambierà qualcosa, senza la forza di farlo tu stesso; i dubbi: sto facendo la cosa giusta? Ho sbagliato tutto forse, e ora dovrò assumermene le conseguenze? Mi daranno la colpa di tutto?

Il protagonista si fa consigliare da chi è più anziano e più esperto di lui. All’inizio della storia, abbandona la nave su cui ha lavorato per tanto tempo senza avere alcuna prospettiva. Decide di cambiare vita perché quella che ha fatto fino a quel momento gli sta stretta. Non ha una motivazione ben precisa: ha bisogno di cambiare, di mettersi alla prova, di uscire dalla routine. E io mi sono identificata perfettamente in questa sensazione.

Poi ad un tratto, un vecchio saggio capitano gli fa capitare sotto il naso l’occasione della vita: diventare capitano, occasione che non si lascia sfuggire. Passa da un momento di completo nulla, senza idee su cosa fare nel futuro, alla frenesia dei preparativi per la partenza. E subito si riprende: dal torpore all’iperattività nel giro di poche ore. A quale ventenne non è mai successo? I cambiamenti sono rapidi e netti. E non si torna indietro.

La linea d’ombra è insomma un libro generazionale, che sicuramente può essere letto da chiunque, ma capito e vissuto veramente solo da chi sta attraversando questo faticoso periodo di transizione. Probabilmente i più giovani farebbero fatica ad identificarsi, non comprendendo appieno, mentre chi ha già vissuto questo momento, potrebbe solo affidarsi ai propri ricordi. Lo consiglio quindi ai miei coetanei, specialmente a quelli, come me, pieni di dubbi.

 

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