Recensioni

“L’anello” di Georgette Heyer

Ho acquistato L’anello di Georgette Heyer al salone del Libro di Torino, venduto in anteprima presso lo stand della casa editrice Astoria. Inizialmente tradotto per Mondadori con il titolo Talismano d’amore, il romanzo di Georgette Heyer viene riproposto al pubblico nell’inconfondibile veste fucsia di Astoria. A differenza della maggior parte delle opere dell’autrice inglese, L’anello  non è ambientato nell’epoca della Reggenza, ma poco prima, quando in Francia imperversa il Terrore.

Come mai questo collegamento con la Francia? Perché una dei quattro protagonisti è la giovanissima Eustacie, fatta portare in Inghilterra dal nonno prima di cadere vittima dei rivoluzionari, con grande disappunto della ragazza, che sognava , ingenuamente, di vivere un’avventura.

“Se il nonno mi avesse lasciata in Francia, avrei sposato un duca. Così aveva deciso mio zio.”

“Assai più probabilmente sareste finita sulla ghigliottina”, ribatté sir Tritram con raggelante realismo. “Oh, sì, siete nel giusto. Parlavamo di queste cose, la cugine Henriette e io. Saremmo state molto eroiche, e non avremmo pianto, s’intende, ma saremmo state pallide, di un fiero pallore. Henriette voleva andare alla ghigliottina en grande tenue, soltanto perché aveva un abito di corte di raso giallo che a suo avviso le donava molto, ma si ingannava. Quanto a me, credo si debba indossare il bianco per andare alla ghigliottina, quando si è giovani. Non lo credete anche  voi?”

“Non vedo quale importanza abbia la veste sulla strada del patibolo”, ribatté sir Tristram, indifferente all’immagine che la cugina andava delineando con palese compiacimento.

Lei gli rivolse uno sguardo stupito:” Davvero? Ma riflettete! Soffrireste molto per una fanciulla condotta al patibolo nella carretta, vestita di bianco, pallida, ma senza ombra di paura e senza alcuna attenzione per la folla che…”

“Soffrirei per chiunque venisse condotto al patibolo, di qualsiasi età, sesso o abbigliamento” la interruppe sir Tristram.

the-talisman-ring-georgette-heyerEustacie, con la sua ignara visione del mondo, si scontra con il lontano cugino sir Tristram, suo promesso sposo. Le nozze, volute dal nonno della ragazza, sono accettate da sir Tristram solo per un senso del dovere, ma fin dall’inizio del romanzo è chiaro che tra Eustacie e il nobiluomo non ci sia alcuna affinità. Non potendo accettare la totale mancanza di romanticismo del suo futuro marito, la ragazza decide di fuggire e, con la complicità di una cameriera, una notte lascia la dimora di famiglia. Tuttavia, sulla strada per Londra, viene aggredita da un manipolo di briganti capeggiati da un giovane affascinante, che si scoprirà essere niente meno che Ludovic, cugino di Eustacie e vero erede del titolo appartenuto al nonno, ma costretto a fuggire anni prima, accusato di omicidio. L’incontro tra la ragazza e il nobile brigante è reso ancora più romanticamente avventuroso dal dover sfuggire alle guardie che vogliono arrestare la banda di criminali; la fuga porta i giovani a rifugiarsi presso una locanda in cui incontreranno il quarto personaggio importante della storia, Lady Sarah, giovane assennata, ma con un forte desiderio di avventura.

Ecco che la locanda diventa il teatro di congiure, piani e progetti per risolvere una situazione complicata: scoprire chi anni prima aveva commesso l’omicidio per il quale era stato accusato Ludovic. Inizia un’indagine che porterà a irruzioni notturne, travestimenti improbabili e fughe disperate e tutto questo ruota intorno ad un prezioso anello a talismano, appartenuto a Ludovic, dal quale ha avuto origine tutta la tragica vicenda. Ludovic, Eustacie, Lady Sarah e Sir Tristram si metteranno in gioco per trovare una soluzione al mistero, arrivando a cooperare per smascherare il  vero colpevole.

Come negli altri suoi romanzi, anche ne L’anello Georgette Heyer l’ironia gioca un ruolo 6a00d8341c84c753ef01b7c79be130970b-600wi.pngfondamentale, ironia che si manifesta principalmente nei dialoghi e nella rappresentazione del personaggio di Eustacie e nella descrizione di alcune scene. Ammetto che non è uno dei libri più belli che abbia letto di questa autrice, forse perché viene dato poco spazio ai personaggi, per concentrarsi maggiormente sull’intreccio della vicenda. In ogni caso, si tratta di una storia scorrevole, che tiene compagnia per alcune piacevoli ore e ti lascia con un sorriso.

Aspettiamo che Astoria decida di pubblicare altri romanzi di Georgette Heyer, magari Il figlio del diavolo, uno dei miei preferiti!

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