Recensioni

“Lincoln nel Bardo” di George Saunders

41s4os3wqsl-_sy346_Affascinata come sono dal mondo sovrannaturale e dalla storia americana, non ho saputo resistere quando ho visto Lincoln nel Bardo di George Saunders in libreria: l’ho comprato subito.

L’intero racconto si svolge nel giro di una notte, nel cimitero in cui è stato appena sepolto Willie Lincoln, il figlio del famoso presidente. Durante la notte, strane creature si aggirano tra le lapidi. Potremmo chiamarle anime, anche se il termine non compare mai nel romanzo, come mai si accenna a fantasmi o apparizioni. Eppure è così che me li sono immaginati, questi grotteschi personaggi, sospesi fra la vita e la morte perché al momento del trapasso hanno lasciato qualcosa di irrisolto.

L’aspetto più interessante di questo libro è la tecnica di scrittura. Le parti ambientate al cimitero sembrano una sorta di copione teatrale, o piuttosto un insieme di dichiarazioni riportate da un testimone di cui non si conosce l’identità. Allo stesso modo, le parti più strettamente storiche, che raccontano la guerra di Secessione e la vita del presidente Lincoln, sono costruite come un agglomerato di citazioni, prese di volta in volta da saggi, giornali, testimonianze varie.

Il pregio di un romanzo scritto in questo modo è l’estrema leggerezza, a mio parere: nonostante sia molto lungo, questa struttura lo rende rapido e snello, e ti catapulta da subito in mezzo all’azione. D’altra parte, a volte risulta un po’ asettico. La voce del narratore sembra scomparire, il che rende il tutto un po’ impersonale, come se ci trovassimo di fronte a un raccoglitore pieno di ritagli di giornale.

Nel complesso Lincoln nel Bardo mi è piaciuto. Mi ha ricordato un esame di letteratura americana che ho dato qualche anno fa all’università, uno dei corsi più belli che ho seguito. E, soprattutto, mi ha fatto ricordare quanto in fondo mi stimolano quegli scrittori che sanno prendere in mano la struttura del romanzo al solo scopo di rivoluzionarla completamente, di modo da dare al lettore qualcosa di sicuramente originale, da scoprire pagina dopo pagina.

Queste anime bloccate in una forma malata, come la chiamano loro stessi (non riescono ad ammettere, infatti, di essere morti) fanno riflettere sul modo in cui conduciamo la nostra vita. Spesso rimandiamo o ci blocchiamo di fronte a un’esperienza nuova. Altre volte diamo per scontati i nostri affetti e le persone che ci stanno vicine. Ma soprattutto ci dimentichiamo che fondamentalmente siamo soli, e che la nostra quotidiana ha il solo scopo di cercare di sentire questa solitudine il meno possibile. In un bellissimo passaggio (che ho riportato alla fine di questo post), il presidente Lincoln si rende conto che la sofferenza appartiene a tutti, e che è questa consapevolezza che può permetterci di avere compassione l’uno per l’altro, di aiutarci a vicenda, di evitare l’autocommiserazione.

Lincoln nel bardo è un romanzo innovativo, delicato, sensibile, tremendamente attuale pur essendo ambientato più di un secolo fa. È solo apparentemente molto semplice, e svela a poco a poco la sua ricchezza. Una bella lettura, che mi ha lasciata molto soddisfatta.

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