Recensioni

“Il gigante sepolto” di Kazuo Ishiguro

Spesso le cose che più definiscono la nostra vita sono anche quelle che tendiamo di più a dare per scontate. Perché sono lì, sempre sotto i nostri occhi, esistono ma non lo danno a vedere.

Una di queste è la memoria. Non sono io la prima a pormi questa domanda (anzi, sarò più o meno la milionesima), ma non penso ci sia una risposta univoca e soddisfacente: saremmo le stesse persone nel momento in cui perdessimo la memoria?

Avevo parlato in parte di questo tema quando vi avevo raccontato di un interessante documentario Netflix, My Beautiful Broken Brain.

Io penso che così come è assodato che il cambiamento è inevitabile (l’alternativa sarebbe un’immobilità spazio-temporale per noi impossibile), è anche vero che la memoria ha un ruolo direi preponderante nel definire la nostra identità. Se non ci ricordassimo più le facce dei nostri genitori, o tutto quello che abbiamo studiato, o di avere dei figli, o la nostra lingua, potremmo davvero dire di essere le stesse persone? Ne dubito fortemente.

Probabilmente quell’identità potrebbe essere ricostruita; ma anche se si recuperasse del tutto la memoria, il cambiamento sarebbe avvenuto. Per un certo periodo di tempo, noi di quel qualcosa non sapevamo assolutamente nulla. E questo non può non lasciare il segno.

9788806231644_0_500_0_75La memoria è uno dei temi fondamentali de Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro. I protagonisti dimenticano progressivamente tanto il loro passato quanto gli avvenimenti più recenti. La loro identità è basata su ricordi più meno precisi che resistono all’oblio solo perché vengono rinnovati ogni giorno: si svegliano sempre nella stessa casa, vedono sempre le stesse persone, fanno sempre lo stesso lavoro. Di queste cose non si dimenticano. Ma di dov’erano prima di arrivare in quel determinato luogo, di cosa è avvenuto prima che quella routine li assorbisse completamente, di persone che forse sono scomparse per sempre, i nostri protagonisti non ricordano quasi nulla.

Axl e Beatrice sono due anziani britanni molto devoti l’uno nei confronti per l’altra. Al contrario di molti dei britanni che vivono con loro, cominciano a rendersi conto che qualcosa non va, che ci sono troppe cose che non riescono a ricordare. Cominciano a dare un nome a questa strana epidemia: sembra quasi che sia una strana nebbia a portarsi via la loro memoria.

Decidono di partire per un viaggio a lungo rimandato, in cerca di un figlio che ricordano a malapena. La cosa curiosa è che, per tutto il viaggio, non fanno che insistere sul fatto che questo ragazzo sicuramente li sta aspettando al suo villaggio, quando è impossibile che sappia che i suoi anziani genitori si sono messi in cammino, e non è neanche chiaro se questo figlio esista davvero o se sia ancora vivo.

Durante il viaggio, incontrano un vecchio cavaliere di Artù, Ser Galvano, un guerriero sassone, Winstan, e un ragazzino maledetto dalla sua stessa famiglia dopo che è tornato stranamente illeso da un rapimento ad opera di malefici orchi.

La struttura è quella del romanzo antico e tradizionale, con una quest, una ricerca, che fa muovere i personaggi verso uno scopo che lentamente si delinea come lo stesso per tutti. La scrittura di Ishiguro è elegante, densa e allo stesso tempo leggera. Il ritmo è altalenante: alcune parti sono molto avvincenti, altre, soprattutto verso la fine, sono molto lente.

Non posso dire che questo romanzo non mi sia piaciuto, ma neanche che mi abbia appassionato. L’ho letto un po’ con quell’apprensione che si riserva ai libri dati da leggere a scuola, un po’ con l’idea che non fosse propriamente un libro da leggere per distrarsi. Io sono la prima a ricercare tanto letteratura leggera, quanto quella più impegnativa. Apprezzo entrambe e mi piace variare. Ma in questo caso si tratta di un ibrido. Penso di non aver compreso fino in fondo la profondità di questo libro; oppure, cerco significati nascosti là dove non ce ne sono. Per una volta sono davvero in dubbio sul giudizio da dare a un libro.

Non sono delusa né pienamente soddisfatta. Sicuramente ho voglia di leggere uno di quei libri che, una volta finiti, ti fanno pensare: fantastico! Ecco, non mi succede da un po’.

Aspetto opinioni su Il gigante sepolto, se qualcuno di voi l’ha letto, o consigli su nuovi libri da leggere. Io, intanto, mi sono lanciata in un’impresa non da poco: rileggere tutta la saga di Harry Potter, che sa tenermi sulle spine anche alla milionesima rilettura.

Buona settimana di letture!

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