Recensioni

“Il morso della reclusa” di Fred Vargas

La regina del giallo francese è tornata con un nuovo romanzo. E non perde un colpo.

Il commissario Adamsberg viene richiamato dall’Islanda per indagare sull’omicidio di 51mfXjTQceL._SX317_BO1,204,203,200_una donna e capire se il colpevole sia il marito o il presunto amante. Mentre risolve questo caso, si imbatte, complice una murena maleodorante, in una notizia che gli provoca un fastidioso prurito alla nuca. Un sintomo che i lettori della Vargas hanno imparato a riconoscere: c’è qualcosa fuori posto, “un morso di ragno da grattare”, come direbbe il vecchio Lucio.  E il suo motto non potrebbe essere più appropriato, perché a turbare il commissario è proprio la notizia della morte di tre uomini nel sud della Francia, morsi da un esemplare di Loxosceles Rufescens, detto anche ragno violino o reclusa. Per quale motivo i giornali parlano di questi decessi? Perché il morso della reclusa, in Francia, non ha mai provocato la morte. E mentre sul web impazza l’ipotesi di mutazioni genetiche negli animali, per i medici gli uomini sono deceduti perché anziani e con basse difese immunitarie. D’altronde, non si può mica assoldare un ragno per commettere un omicidio, giusto? È ciò di cui Adamsberg cerca di convincersi, ma quel prurito dietro la nuca… persiste e non gli dà tregua.

Testardamente, e con l’approvazione di pochissimi colleghi, il commissario inizia ad indagare, a cercare informazioni sulle vittime e, soprattutto, su questo ragno, che per natura tende a nascondersi e, se spaventato, si difende con il suo morso velenoso.

Mai come questa volta Adasmberg si muove su un terreno scivoloso, spinto da motivazioni senza fondamento e con nessun obiettivo definito. Si muove nella nebbia, quasi in solitudine, ostacolato dal suo fido vice Danglard e questa volta sembra che la nebbia stia per inghiottire il commissario.

È morto, Louis. Ci è sfuggito qualcosa.

-Tu sei morto. Dormiamo un po’ e ci ritroviamo alle tre del mattino all’Anticrimine.

Adamsberg annuì di nuovo. La parola “reclusa” gli attraversò la mente, e rabbrividì. Veyrenc lo scosse per una spalla e lo spinse fuori.

-Jeannot è scomparso, – gli disse. –Jeannot si è mosso.

-Sì.

È normale che faccia il lavoro uno solo dei “morsicati”. Mica partono in cinque. Si alternano, lo sappiamo. Lo beccheremo.

-Non so.

-Che succede, Jean-Baptiste?

-Non vedo più nella nebbia, Louis. Non c’è più niente.

buio

Questa incertezza, questo buio afferrano la mente del commissario e lo trascinano in un abisso di oscurità da cui uscirà a fatica. Dovrà scavare a fondo, anche dentro i suoi ricardi, per tornare a spalare le nuvole che lo stanno rendendo cieco.

Nel frattempo, l’indagine sul ragno ha portato lui e i suoi uomini sulle tracce di un orfanotrofio in cui sono stati commessi gesti di una crudeltà disumana. Ma la vicenda è ancora più complessa di quello che sembra e più volte la squadra del commissario perderà la giusta rotta, perdendosi su piste infruttuose. L’ombra del tradimento, dell’inganno e della paura incombe sull’indagine, impedendo a Jean-Baptiste Adamsberg di venire a capo di questo terribile caso. La confusione regna sovrana e il commissario si trova a districarsi tra bugie, segreti sepolti nel tempo, segreti velenosi e brutali, che non fanno altro che confondere. E confondere.

Perché la reclusa ha morso? Il ragno ha a che fare con le recluse del Medioevo, donne che volontariamente si facevano murare vive in luoghi minuscoli?

Le domande sono tante e il commissario dovrà dare il meglio di sé per approdare alla verità.

Con la sua solita abilità stilistica e l’amore per la storia e i dettagli, Fred Vargas ci regala ancora una volta u romanzo avvincente e pregevole, capace di tenere il lettore incollato fino all’ultima riga.

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