Recensioni

“The fate of the Tearling” di Erika Johansen

Finalmente, dopo più di un anno, sono riuscita a procurarmi l’ultimo capitolo della trilogia fantasy di Erika Johansen e mi sono concessa di immergermi nella lettura come, purtroppo, non mi succedeva da parecchi mesi.

Premetto che, essendo trascorso un bel po’ di tempo da The Invasion of the Tearling, ho avuto bisogno di un momento per scavare nella memoria e cercare di riacciuffare quello che era successo nel libro precedente. Onestamente mi ricordavo pochino 😉

5179u47hRaL._SX325_BO1,204,203,200_Ad ogni modo, The Fate of the Tearling riparte da dove ci eravamo lasciati, ossia da quando la giovane Kelsea, sovrana del Tearling, consegna se stessa e i suoi magici zaffiri nelle mani della Regina Rossa per evitare l’invasione del suo regno. Un gesto di sacrificio che, però, non garantisce la salvezza del suo popolo dato che una doppia minaccia incombe. Mentre la capitale è minacciata dalle alte sfere religiose, ai confini del regno si annida un pericolo ancora più oscuro ed insidioso, temuto anche dalla Regina Rossa.

Durante la sua prigionia, Kelsea è ancora una volta preda di visioni del passato, ma ora, al posto di Lily, vive nella mente della giovanissima Kate, coetanea di Jonathan Tear, figlio del fondatore del Tearling. E attraverso gli occhi di Kate, la regina assiste al lento dissolversi dell’utopia di William Tear, che sognava un mondo democratico e pacifico, in cui altruismo e libertà fossero all’ordine del giorno. Al contrario, il veleno dell’invidio e dell’egoismo si è insidiato lentamente, portando rovina e sfiducia e ha raggiunto l’apice in un omicidio. Kelsea assiste a tutto ciò e si rende conto che la distruzione di cui è stata testimone Kate è la stessa che sta colpendo in quel momento il Tearling.

Mai come adesso passato, presente e futuro sono strettamente intrecciati e sembrano convivere dentro Kelsea, che si interroga sulla possibilità di cambiare il corso degli eventi: è possibile realizzare un sogno? Le utopie sono destinate ad essere irrealizzabili? Vincerà sempre il male?

Domande ingenue e forse banali, ma che la protagonista non può fare a meno di porsi e in quel contesto appaiano tragicamente fondamentali. Ma, soprattutto, quello che la regina del Tearling deve chiedersi è se avrà le capacità per salvare il suo mondo.

The-Fate-of-the-Tearling

In questo ultimo romanzo la trasformazione di Kelsea, da ragazzina ingenua a determinata sovrana, raggiunge davvero l’apoteosi, mostrandoci una protagonista tragicamente consapevole. E uso l’avverbio tragicamente perché Kelsea è arrivata a comprendere ogni sfaccettatura della realtà, ad andare oltre le apparenze, ad accettare i propri limiti e difetti e, soprattutto, a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. E se la strada per la salvezza è una sola, non esita un solo istante ad intraprenderla, per quanto ignota e pericolosa possa essere. Quello che ammiro di questo personaggio è la sua forza , la sua tempra morale, il  suo restare fedele a se stessa nonostante gli errori che commette: per quanto a volte non fossi d’accordo con alcune sue decisioni, non potevo non rimare stupita dalla determinazione che la guidava.

Credo che The Fate of the Tearling sia molto di più di un romanzo fantasy, perché sollecita continuamente il lettore ad interrogarsi su questioni piuttosto importanti. Qual è il confine tra giustizia e vendetta? Ha senso sognare un mondo migliore? Cosa significa sacrificarsi?

Per quanto riguarda il discorso dell’utopia c’è un passaggio che mi ha colpita, perché riflette il mio pensiero:

L’errore dell’utopia è presumere che sarà tutto perfetto. Perfezione potrà esserne la definizione, ma siamo umani […]

Avevano lavorato tanto duramente per creare un mondo migliore –tutti l’avevano fatto, Lily, Dorian, Jonathan, tutti coloro che si erano imbarcati. Avevano lottato, avevano patito la fame, alcuni erano morti cercando di raggiungere  il sogno più antico dell’umanità, ma ignoravano che la visione di Tear avesse un difetto. Era troppo semplice. L’utopia non doveva essere, come aveva immaginato l’inglese, fare tabula rasa, ma il risultato di un’evoluzione. L’umanità avrebbe dovuto adoperarsi per creare quella società –avrebbe dovuto faticare, vigilando eternamente per evitare di ripetere gli errori del passato. Sarebbero state necessarie generazioni, forse un numero infinito, però…. “Potremmo arrivarci”, mormorò Kelsea. “E anche se non vi giungessimo, dovremmo avvicinarci continuamente a tale ideale”.

Siamo umani, quindi lontani dalla perfezione. Ma questo non dovrebbe assolutamente impedirci di inseguire quel sogno di un mondo migliore, governato da giustizia, libertà, condivisione e uguaglianza. Puntare in alto, cercando sempre di migliorare noi stessi e la realtà che ci circonda. E Kelsea, con tutte le sue debolezze, i suoi limiti, le sue convinzioni, si dedica strenuamente a raggiungere quell’obiettivo in cui tanto crede.

Il finale, assolutamente inaspettato, mostra l’umana grandezza di una giovane donna, costretta a compier una scelta tremendamente difficile. L’ultimo capitolo, sebbene mi abbia lasciato un po’ di magone, è la conclusione perfetta di una trilogia che non si è mai rivelata banale, ma mi ha regalato un mondo, una storia e una protagonista indimenticabili.

Vorrei terminare questa recensione con un’ultima citazione da The Fate of the Tearling. Una citazione che, per chi ama immergersi e perdersi nelle storie che legge, è un piccolo tesoro da custodire.

“L’empatia. Carlin mi ha sempre detto che era quello il grande valore dei romanzi: ci fanno entrare nella testa degli altri”.

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