Classifiche · Didattica

5 consigli per la didattica a distanza

Nelle ultime settimane ho sentito parlare tanto della didattica a distanza, per vari motivi. Sicuramente i telegiornali ne hanno discusso molto, anche se non nel modo giusto (hanno parlato più del quanto che del come, ponendo l’accento su come sta funzionando bene quando in realtà ci sono tantissimi problemi). Ma io ho avuto modo di parlarne anche con persone che sono direttamente coinvolte in questo nuovo modo di fare scuola: in primis la mia collega e amica Chiara, l’altra autrice di questo blog; ma anche una mia ex allieva di danza, che quest’anno deve affrontare la maturità e mi ha fatto riflettere sull’aspetto simbolico del non avere un vero ultimo giorno di scuola o il viaggio di maturità o un esame fatto come si deve.

Insomma, l’argomento è attuale, controverso e problematico. Tanto che Internazionale la settimana scorsa ha dedicato la copertina e diversi articoli alla questione. Ed è proprio leggendo questi articoli che mi è venuto in mente che, quello che ho imparato negli ultimi anni nel mio lavoro, potrebbe essere utile a chi si è ritrovato catapultato nel mondo del Digital Learning senza che nessuno si prendesse la briga di formarlo in merito.

In che cosa consiste il mio lavoro? Il mio titolo non è ufficiale e si avvale di termini in inglese che ora fanno tanto figo, ma che risultano poi un po’ vuoti o fuorvianti: se mi cercate su Linkedin io sono Training Administrator e Business Process Expert presso Iveco. Sì, ok, ma cosa faccio? Mi occupo di amministrare e organizzare la formazione tecnica, quindi i corsi che la nostra azienda fa ai meccanici che devono riparare i veicoli Iveco. Probabilmente può sembrare strano che una laureata in Lettere sia finita in mezzo a camionisti da una parte (gli studenti), ingegneri dall’altra (i formatori). In realtà mi sono resa conto che il tocco umano/umanistico spesso dà quella sfumatura in più che altrimenti mancherebbe.

Ma venendo al punto, gestendo la piattaforma LMS (Learning Management System, cliccate qui per una definizione) dell’azienda e avendo a che fare con tutti i problemi che i corsi online quotidianamente generano, ho imparato tante cose sulla formazione a distanza. Un po’ sul campo, lavorandoci, un po’ perché l’argomento mi interessa, quindi leggo sull’argomento e, a mia volta, frequento corsi online.

Quindi mi sono detta: perché non cercare di applicare quello che so alla didattica a distanza? Ed è proprio da qui che nasce questo articolo. Io non sono un’insegnante, quindi non so cosa vuol dire stare in classe. Ma ho fatto io stessa formazione a distanza e l’ho vista fare molte volte, quindi forse questi consigli potranno essere utili a qualcuno. Magari trarrete ispirazione da uno, magari da tutti, o magari da nessuno. Ma ci tenevo a scrivere questo pezzo, perché la formazione (di bambini, ragazzi, adulti) è un argomento che mi sta a cuore e che considero tanto fondamentale quanto sottovalutato nella nostra società attuale.

Ecco quindi i miei 5 consigli per fare didattica a distanza. Premessa: da umanista, ho pensato soprattutto a insegnanti di lettere (di medie e superiori), ma non è detto che alcuni di questi trucchetti possano servire anche a chi insegna matematica, biologia o altre materie che per me restano tutt’ora un grandissimo mistero.

1. Stringi.

Parliamoci chiaro, se un diciassettenne fa fatica ad ascoltare una lezione di un’ora o più in classe, figuriamoci tramite uno schermo. Purtroppo questo è un aspetto di cui tenere conto. Con questo non intendo dire che bisogna eliminare parti di programma o condensare in dieci minuti quello che avremmo voluto spiegare in due ore. Possiamo però per esempio selezionare ciò che spieghiamo, in modo da rendere la lezione più interessante e lasciare allo studente il compito di acquisire autonomamente le informazioni più nozionistiche. Per esempio, nel presentare l’opera di un autore, che sia Leopardi, Calvino o Parini, possiamo scegliere di dedicare pochi minuti alla vita dello scrittore, fornendo solamente un’inquadramento temporale e sociale, e concentrarci piuttosto sul suo pensiero e sulla lettura delle sue opere.

In questo si può prendere esempio dalla struttura di molti corsi universitari, che lasciano il manuale allo studente, mentre a lezione il professore si concentra su aspetti più specifici. Quando ho seguito un corso di storia contemporanea in triennale, mi sono studiata da sola il libro sull’età giolittiana, mentre a lezione la professoressa discuteva con noi la condizione delle donne nelle carceri e nei manicomi a inizio novecento. Ovviamente questo metodo non funziona in toto per studenti delle medie e delle superiori, ma può essere di ispirazione per dedicare ogni tanto una lezione a un argomento più specifico, che spezza la monotonia e stimola lo studente.

2. Spezza.

Questo consiglio vale soprattutto per chi registra le lezioni piuttosto che farle in diretta e si collega in parte al punto 1. Proprio perché sappiamo che la soglia di attenzione del nostro pubblico non è molto alta, infatti, nel registrare le nostre lezioni privilegiamo una serie di brevi video, piuttosto che lungometraggi di due ore. Creiamo mini pillole di massimo 10-15 minuti, da inserire in una playlist in sequenza. Questo metodo ha tre vantaggi: come detto sopra, aiuta a combattere l’annoiamento facile; in secondo luogo, permette allo studente di avere un quadro più organico della lezione complessiva, così da potersi organizzare per l’ascolto. Se sa, per esempio, che gli manca soltanto una pillola da 10 minuti per completare la lezione, può scegliere di ascoltarla anche quando ha poco tempo, nell’intervallo tra altre attività, magari dal telefono con le cuffie mentre aspetta che sia pronto in tavola o anche mentre lava i piatti, perché no. Insomma, la mini pillola è sicuramente più accessibile di un lungo video da un’ora o più.

Terzo vantaggio, in caso di necessità, lo studente troverà velocemente e facilmente la pillola di cui ha bisogno. Se, in una lezione su Leopardi, avete dedicato una pillola alla lettura e al commento di A Silvia, e lo studente ha bisogno di risentire solo quella parte di lezione, sarà molto più semplice farlo se il video sarà dedicato solo a quella poesia, piuttosto che andare a cercare quel pezzo di lezione in un video più lungo.

3. Interagisci

Non sono una grande fan delle classiche lezioni frontali “io spiego tu ascolti” in classe, figuriamoci online. Ve lo dico senza giri di parole: i ragazzi si annoiano, perdono interesse e quindi non sentono metà delle cose che dite. Magari non tutti, è vero, ma pensate siano di più quelli che stanno attenti per un’ora senza perdersi una virgola o quelli che dopo venti minuti cominciano a pensare alla partita di calcio, al fidanzato, al romanzo che stavano leggendo la sera prima o alla serie tv di cui aspettano con ansia il prossimo episodio? Io un’idea me la sono fatta, anche perché io sono sempre andata bene a scuola, buoni voti e tutto, ma le messe non le ho mai sopportate e sono piena di quaderni pieni di disegnini e cuori per la cotta del momento. Quindi, che fare? Intervallare i momenti di spiegazione classica con momenti di interazione. Potete scegliere, per esempio, di fare dei mini quiz con domande sull’argomento appena spiegato, dando un limite di tempo per scrivere le risposte su un foglio e mostrarvele. Oppure potete prendere spunto dall’articolo di Tobias Jones su Internazionale, che vi consiglio vivamente di leggere.

Per stimolare i suoi figli, il giornalista inventa un bel gioco: fa sedere i suoi tre figli a tavola e piazza loro davanti una scatola, senza dirgli che cosa contiene. Legge poi una poesia e, alla fine della lettura, chiede loro di guardare cosa c’è dentro la scatola. Cosa trovano? Piccoli ritagli di carta, su ognuno dei quali è scritta una parola della poesia. Jones chiede ai figli di ricomporre, come un puzzle, la poesia, ma dando loro la libertà di fare delle modifiche a loro piacimento. Questo è un gioco creativo, divertente e istruttivo allo stesso tempo. Alla fine della composizione (trattandosi di didattica a distanza, potete dare allo studente il compito di creare i pezzi del puzzle, aggiungendo un ulteriore esercizio creativo; mentre scrivono e ritagliano, potete mettere della musica, sarà veramente un gioco) potete discutere con i vostri studenti le loro scelte, cercare insieme a loro significati nascosti delle parole o sinonimi… insomma, le possibilità sono infinite. Molti insegnanti più tradizionalisti storceranno il naso, lo so. Ma io credo nell’apprendere tramite il gioco, nell’imparare a imparare, nella crescita personale, più che nel riempire lo studente di nozioni che poi deve ripetere a pappagallo. Questa è la mia personale idea.

4. Power Pointi sì, ma con parsimonia (e con gusto).

Ci sono mille idee e opinioni diverse sull’uso di Power Point. Io penso questo: può essere utile, se usato con parsimonia e gusto. Che cosa intendo? Un uso parsimonioso di questo strumento significa due cose. La prima: non si può basare tutta la lezione su Power Point, per gli stessi motivi per cui non è consigliabile fare lezioni troppo lunghe o soltanto frontali. Diventa monotono e ripetitivo. In secondo luogo, la slide di Power Point non deve riportare per nessun motivo ogni singola parola che direte a lezione. È inutile, davvero. Privilegiate piuttosto le immagini, le mappe concettuali, piccoli schemi con i dati fondamentali. Usate la slide come supporto, non come sostitutivo di un libro di testo o degli appunti degli studenti. Ecco due esempi:

NO!

SÌ!

E quando dico “con gusto”? Qua andiamo un po’ più sul soggettivo, ma ci sono comunque alcuni suggerimenti che possono far sì che i vostri studenti non vedano come antiquata e obsoleta la presentazione Power Point che state loro mostrando. No ai word art, ai mille colori in una slide, a venticinque slide con venticinque strutture diverse, all’eccesso di effetti speciali. Nel dubbio, fatela facile. Mantenetevi sul semplice: le slide saranno più chiare e quindi più comprensibili. Scegliete per esempio due o tre colori, un massimo di due font, e usate sempre quelli per tutte le vostre presentazioni. Evitate sfondi complessi o con colori troppo saturi (meglio un giallo pallido di un giallo evidenziatore). Cercate, ove possibile, immagini in alta definizione. Anche qui, vi mostro due esempi:

NO!

SÌ!

Insomma, Power Point può essere molto utile, se usato nel modo corretto. Io mi sono molto appassionata a questo strumento e lo uso molto, quindi se volete altri consigli non esitate a contattarmi.

5. Distribuisci

Anche qui questa indicazione ha due diversi significati. Il primo si collega ad aspetti di cui abbiamo già parlato nei punti precedenti. Preferisci lezioni più brevi, ma più frequenti, a un’unica lezione di tre ore. Delle motivazioni per questa scelta si è già discusso. Per quanto riguarda il secondo significato, invece, il mio consiglio è: utilizza il “metodo newsletter”. Riesco a spiegarlo più semplicemente con un esempio. Prendiamo sempre il buon vecchio Leopardi. Mettiamo che la prima lezione su Leopardi è programmata il martedì e la seconda la settimana successiva. Cosa fare in quei 6 giorni tra una lezione e l’altra? Inviate una sorta di “newsletter” ai vostri studenti. Create schemi riassuntivi, cercate qualche video, suggerite letture ulteriori di approfondimento (brevi articoli su blog a tema, per esempio). Non lasciateli da soli, fate in modo che le occasioni di apprendimento siano continue. Ovviamente bisogna fare attenzione a non ottenere l’effetto contrario: passare da niente a troppo. Magari se passa solo una settimana potete limitarvi a inviare un video in cui una delle poesie viene letta ad alta voce da un attore e poi nella lezione successiva commentare insieme la performance dell’attore. Oppure potete inviare una semplice mappa concettuale modificabile e riscontrare se gli studenti l’hanno mantenuta così com’era oppure l’hanno modificata, e discutere del come e del perché. Insomma, l’obiettivo di questo metodo è tenere viva la fiamma dell’apprendimento.

E con questo, ho concluso. Questi sono i cinque consigli che ho elaborato partendo dalla mia esperienza professionale. Non sono “scienza”, sono basati su quello che so, su quello che ho imparato e su quello che ho studiato. Ma non sono scolpiti su pietra e sono continuamente modificabili e migliorabili. Quindi, sia che vi siate trovati d’accordo, sia che invece siate del parere opposto al mio, vi invito a scrivermi o a commentare questo articolo. È dal confronto che si impara, sempre. Quindi sono curiosa di sapere che cosa ne pensate.

Vi lascio anche con un consiglio di lettura. È un libro che ho scovato studiando per il famoso Prefit (anche io, per un po’ ho pensato all’insegnamento, ma questa storia ve la racconto un’altra volta): Didattica della letteratura 2.0 di Simone Giusti. Il volumetto presenta la situazione attuale dell’insegnamento della letteratura e dà molte dritte e consigli su come sfruttare la tecnologia in aula (e non). Ve lo recensisco prestissimo.

Grazie per aver letto questo lungo post! Se ti è piaciuto, aiutami a raggiungere qualche persona in più, condividilo.

Buona serata!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...