Recensioni · Riflessioni

Vita dopo vita dopo vita…

Questa sarà una recensione non recensione. Una riflessione di lettura, ma non solo.

Ho riletto Vita dopo vita di Kate Atkinson dopo 4-5 anni, potete trovare la prima recensione qui. Perché l’ho riletto? Onestamente non lo so. Cercavo nella libreria in salotto un libro da leggere dopo aver finito il romanzo di Scurati su Mussolini, e d’istinto ho preso questo. Ho imparato a non credere nel caso e, infatti, penso che anche questa volta non si sia trattato di una scelta casuale.

Il romanzo racconta la storia di Ursula, che per molte volte rinasce nel 1910 nella campagna inglese. Sì, rinasce. Perché Ursula si troverà ad affrontare situazioni critiche e difficili, che la porteranno ad abbracciare le tenebre, alla morte. Ma la sua non è mai una morte definitiva. Ogni volta rinasce, senza sapere che sta vivendo l’ennesima versione della sua vita, se non per alcune sensazioni di deja-vù, alcuni presentimenti.

Ursula attraversa la prima guerra mondiale, a cui partecipa il suo caro papà, e vive lei stessa la seconda, in situazioni sempre diverse che danno modo al lettore di fare da testimone tanto ai bombardamenti di Londra quanto alla vita domestica di Hitler in persona. Intanto, anche la sua numerosa famiglia nasce, cresce e si trasforma, trasportandoci in una dimensione familiare qualche volta tenera, qualche volta tragica, ma sempre accogliente. Quando si termina la lettura, sembra di aver passato un piacevole periodo di villeggiatura in compagnia della famiglia Todd a Fox Corner, il nome della loro splendida casa.

Penso che aver terminato questo libro venerdì scorso non sia stato per niente casuale perché, questo week end, ho proseguito con le lezioni di indologia, anche se a distanza. Sto infatti studiando per diventare insegnante di yoga; la mia scuola, con sede a Milano, dà molta importanza sia alla preparazione pratica (asana, pranayama, etc.) sia a quella teorica. C’è infatti, dietro lo yoga, una tradizione millenaria di filosofia e spiritualità che non si può non conoscere se si vuole insegnare.

Uno dei concetti più importanti, e anche più famosi, è quello di samsara, ossia ciclo delle rinascite. Si crede infatti che, in base alla legge del karma, dopo la nostra morte, la nostra “anima” (uso questo termine per semplificare, perché le parole in sanscrito sono complesse e piene di significati) vada a prendere posto in un altro corpo fisico, se non è riuscita a ottenere la liberazione. Prendete questa spiegazione con le pinze, perché ci sono libri su libri su libri, e insegnanti molto più qualificati di me, che illustrano bene questi concetti. Ho voluto solo riassumervi un po’ del mio week end per farvi capire come mi sia sentita quando, parlando del samsara, ho collegato questo concetto al romanzo che avevo appena finito di leggere.

Nel libro si accenna in qualche modo alle filosofie e alle credenze orientali, in particolare quando Ursula viene mandata da uno psicologo, in seguito ad alcune sue “stranezze”, derivanti proprio dai suoi deja-vù, che la madre ritiene poco consoni. Tuttavia, non viene fornita una spiegazione sistematica a quello che accade a Ursula. Tutto sta alla vostra sensibilità, al vostro retroterra culturale, ai vostri interessi. Probabilmente ci sono tante interpretazioni di questo libro quante le persone che lo hanno letto.

A me, questa rilettura in questo momento della mia vita, ha fatto pensare che forse Ursula, ma come lei tutti noi, è intrappolata nel samsara, è intrappolata in un ciclo di rinascite. Però, invece di “cambiare corpo” torna sempre nello stesso, in un ciclo personalissimo che le permette ogni volta di fare piccoli aggiustamenti, di vivere di più e meglio, di cambiare le piccole cose, ma anche i grandi fatti della storia. E se ognuno di noi avesse un suo ciclo personale? Se anche i nostri deja-vù fossero il segno che in realtà questa vita l’abbiamo già vissuta e che ora abbiamo l’occasione di fare meglio?

Sono speculazioni, lo so. Ma tutti gli uomini e le donne del pianeta, in un modo o in un altro, almeno una volta nella vita si chiedono se la loro esistenza ha uno scopo, se l’esistenza del genere umano ha uno scopo. Ognuno tenta di trovare le risposte, se se la sente, in ambiti diversi. Io le mie risposte le ho sempre cercate nella letteratura, che ho sentito fin da bambina come una compagna fedele, come un’amica, una spalla, una confidente. Negli ultimi anni lo yoga e la filosofia orientale mi hanno spesso confortata e mi hanno permesso di superare momenti difficili. Quindi ho sentito naturale usare una per interpretare l’altra.

Nella mia vita non può che esserci un grande sincretismo, perché ho tanti interessi, mi piacciono tante cose e cerco di coltivarle tutte, con tempi e modi diversi. Per questo motivo mi è venuto spontaneo inserire Ursula nel contesto in cui è nato il concetto di samsara.

Sarei molto interessata a parlare di questo libro con altri che l’hanno letto. Penso che sia pieno di significati che ancora non ho scoperto e penso anche che, come ho detto prima, ogni persona ne possa trarre qualcosa di diverso leggendolo.

Quindi fatevi avanti se l’avete letto. Se invece non l’avete ancora fatto, ve lo consiglio fortemente.

Un pensiero riguardo “Vita dopo vita dopo vita…

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