Recensioni

“Il solco” di Valérie Manteau

Anche volendo, la luce non riuscirebbe mai a posarsi su questa città senza farsi notare, c’è qualcosa nello skyline, nei grattacieli, nei minareti che la fa vibrare; e sempre, proprio mentre il giorno sembra spegnersi senza clamori, tutto avvampa.

Photo by Alex Azabache on Pexels.com

La città di cui ci parla Valérie Manteau è Istanbul, protagonista assoluta de Il solco, tradotto da Sabina Terziani e edito da L’Orma editore.

Non è stato un libro semplice da leggere, lo ammetto, anche se il mio giudizio complessivo è sicuramente positivo. Il romanzo è scritto tutto in prima persona al presente indicativo e spesso si avvale di un discorso diretto senza punteggiatura che un po’ confonde il lettore. Tuttavia, ha il merito di catapultarti nella testa dell’autrice, pur in modo decisamente caotico.

Ciò che mi ha messo in difficoltà, infatti, è la costante presenza di nomi di persone e luoghi proposti come già conosciuti. Né i personaggi né le ambientazioni sono mai introdotte in qualche modo, con una presentazione, una descrizione, un contesto. Ammetto che, probabilmente, in parte si tratta di un mio limite, dato che non conosco così bene la geografia o la cultura turca; ma sicuramente è anche uno stimolo per informarsi e approfondire un po’ di più.

La protagonista ci trasporta nel vortice di Istanbul mentre insegue la storia di Hrant Dink, giornalista armeno ucciso in mezzo alla strada per aver osato rivendicare la storia tragica del suo popolo. E così passiamo da case di amici, locali, traghetti, strade, ponti… seguiamo i passi della narratrice come trascinati.

Photo by Raj Steven on Pexels.com

Una delle impressioni più forti che ho avuto dal libro è quanto la Turchia si trovi, non solo geograficamente, ma anche culturalmente e socialmente, in mezzo a due mondi molto diversi tra loro, l’Europa e l’Asia. Spesso l’autrice sottolinea che, prendendo il traghetto sul Bosforo per passare da una parte all’altra della città, si passa da un continente all’altro. Per gli abitanti di Istanbul è quotidianità, per noi lettori europei è qualcosa di eccezionale.

Valérie Manteau, che tra le altre cose ha collaborato con Charlie Hebdo, diventato tristemente famoso per l’attentato che ha subito nel 2015, ci ricorda quanto le già difficili condizioni dei giornalisti sono cambiate dopo il fallito golpe militare nel 2016, che la stessa protagonista racconta con brevi, ma intensi flash. La libertà di parola è stata fortemente limitata; spesso i giornalisti, accusati di attentare all’identità stessa della Turchia, sono costretti a scegliere l’esilio per evitare di finire in carcere.

Il solco è un romanzo-saggio per chi si interessa di attualità e di culture diverse dalla nostra; per alcuni può essere un punto di vista ulteriore su fatti già conosciuti, per altri un utile approfondimento e un diverso punto di vista su temi a cui già ci si interessa. In ogni caso, penso sia da leggere, anche solo per renderci conto che la libertà che noi abbiamo, la libertà che ho io di pubblicare questa recensione senza temere conseguenze spiacevoli o ritorsioni, non è da dare per scontata; basta banalmente pensare al ventennio fascista in Italia, per ricordarci che non è sempre stato così facile dire ciò che si pensa. E, soprattutto, non bisogna mai pensare che sia impossibile che non possa accadere più.

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