Recensioni

“La città di ottone” di S. A. Chakraborty

95291710_10223180162803565_6731260152894193664_nNella città de Il Cairo occupata dalle truppe francesi di Napoleone, una ragazza dei bassifondi si guadagna da vivere con piccole truffe. Nahri, infatti, sfrutta le sue inusuali capacità di guaritrice, prendendosi gioco di tutti i creduloni che si rivolgono a lei in cerca di qualche magico rimedio. Nahri non crede alla magia, ma non esita a sfruttare la fede sei suoi clienti per guadagnare abbastanza denaro da andare a studiare in una vera scuola di medicina.

Finché un giorno evoca casualmente Dara, un jinn guerriero che cambierà per sempre la sua vita. Improvvisamente, infatti, la ragazza si trova coinvolta in uno scontro tra il jinn e alcuni ifrit che la vogliono morta. Costretta ad abbandonare il Cairo e il mondo che conosceva, Nahri non può fare altro che affidarsi a Dara per sopravvivere, ma soprattutto per capire chi lei sia veramente e se appartiene al mondo dei daeva, creature del fuoco estremamente potenti. Secondo Dara, Nahri è una shafit, nata dall’unione tra un umano e un daeva, probabilmente l’ultima discendente ancora in vita della tribù dei Nahid. Per questo motivo decide di portarla a Daevabad, la città di ottone, capitale dei daeva.

Proprio a Daevabad è ambientato il secondo filone narrativo che ha come protagonista Alizayd, terzogenito del sovrano. Il ragazzo è coinvolto nelle attività di un gruppo che vuole migliorare le condizioni di vita degli Shafit, i mezzosangue. Pur condividendo i loro ideali, Ali condanna l’uso della violenza e non vorrebbe agire alle spalle del padre. La sua esistenza, quindi, è in bilico tra il desiderio di mettere in pratica i propri ideali e la paura di tradire la sua famiglia.

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Partirei dall’ambientazione: il mondo raccontato da Shannon Chakraborty, dalla caotica città de Il Cairo alla sontuosa Daevabad, è sicuramente ricchissimo e il lettore ha la sensazione di immergersi nelle calde atmosfere del libro. Le descrizioni, infatti, sono molto particolareggiate, a volte fin troppo, ma creano un quadro vivo e dettagliato dei luoghi in cui si muovono i protagonisti.

Un po’ di confusione, invece, l’ho provata cercando di comprendere il mondo fantastico creato dall’autrice, che affonda le sue radici nella cultura mediorientale. Inizialmente mi confondevo tra le varie tribù dei daeva, ifrit e jinn e le spiegazioni che Dara offre a Nahid non sono del tutto esaustive. Diciamo che la situazione si chiarisce procedendo nella lettura.

274da755258555e17a7557c53b9db48cPer quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, purtroppo non sono riuscita ad entrare molto in empatia con Nahri e ancor meno con Dara. Lei è una giovane determinata, forgiata dal fatto di essere cresciuta da sola e di essersi dovuta sempre arrangiare e se da un lato è ammirevole il fatto di volersi migliorare e porsi degli obiettivi, ho avuto l’impressione di un personaggio un po’ statico. Probabilmente si evolverà nel corso della trilogia.

Dara, il jinn di cui lei si innamora, l’ho trovato detestabile! Un po’ banale nella sua rappresentazione del guerriero bellissimo e misterioso, spesso non ho compreso la logica delle sue azioni.

Al contrario il principe Ali, pur estremamente rigido nelle sue convinzioni, è mosso da sentimenti nobili, vorrebbe fare la scelta giusta, ma spesso finisce per restare intrappolato in una rete di bugie che lo soffoca sempre di più. In lui ho notato un’evoluzione, una presa di coscienza del suo ruolo e della persona che vuole diventare, capendo che nella vita non è tutto o bianco o nero, ma bisogna scendere a compromessi.

Uno dei punti di forza de La città di ottone, infatti, è proprio non avere due schieramenti netti, i buoni e i cattivi, ma presentare una situazione politica vissuta da due punti di vista differenti: da una parte c’è Dara, strenuo difensore dei Nahid e della sua tribù, dall’altra c’è Ali, che condanna senza pensarci il guerriero e la sua gente. Ognuno è spinto dalle proprie convinzioni e superare i pregiudizi per mantenere la pace è uno dei compiti più difficili.  In questa scala di grigi si inserisce la storia di Daevabad e dei suoi numerosi abitanti e Nahri, cresciuta nel mondo degli uomini, forse sarà l’elemento che smuoverà le acque.

JinnnAltra tematica affrontata dall’autrice è quella della libertà, declinata in modi differenti, il che offre ancora più spunti di riflessione. Innanzitutto, con la figura di Dara, si parla dei Jinn (una sorta di genio della lampada di Aladin), assoggettati ai desideri di altre persone. Un altro tipo di schiavitù, sempre rappresentata dal guerriero, è quella dagli errori del passato, che ti condizionano e, come pesanti catene, ti tengono lontano dalla speranza di costruirti un futuro migliore. C’è poi la libertà che chiedono gli shafit, costretti a vivere alla stregua di schiavi a causa delle loro origini miste: essere nati, per loro, è una condanna. E ancora, c’è chi è schiavo delle proprie convinzioni e dei pregiudizi con cui è cresciuto, che gli impediscono di avere una visione meno distorta della realtà. C’è l’Egitto, conquistato dai Francesi e dagli Ottomani… Insomma, la ricerca della libertà, personale o per il proprio popolo, è uno dei fili conduttori di questo romanzo.

Un romanzo che procede con calma ( a volte ho avuto l’impressione che fosse un po’ troppo lento), ma che alla fine accelera incredibilmente, anzi ho fatto fatica a stare dietro al crescendo di eventi che si sono susseguiti in rapidissima successione. Proprio negli ultimi capitoli, poi, una serie di rivelazioni e colpi di scena spiazza il lettore e lo lascia con il fiato sospeso, in attesa di conoscere cosa succederà nel prossimo libro.

Non mi resta che ringraziare Oscar Mondadori Vault per avermi inviato una copia de La città di ottone!

Vi lascio anche il link ad un’altra recensione di questo romanzo che ho trovato molto interessante.

 

2 pensieri riguardo ““La città di ottone” di S. A. Chakraborty

    1. Sì insomma, è successo tutto così in fretta! Poi non si possono lanciare delle rivelazioni così… 🙂 vedremo come continuerà!
      In realtà come personaggio mi piace Jamshid, spero avrà più spazio!

      Piace a 1 persona

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