Recensioni

“La felicità del cactus” di Sarah Haywood

Susan Green è una donna di quarantacinque anni, soddisfatta della sua vita. Vive in un appartamento a Londra, ha un lavoro che sfrutta le sue qualità logiche, una relazione senza impegni con uomo che condivide la sua visione pragmatica della vita. Susan è fiera della sua indipendenza e se qualcuno prova a scombussolare la sua sfera privata, è pronta a pungere, come i cactus che colleziona.

Quando però la madre muore e lascia in eredità a suo fratello Edward, con il quale non è mai andata d’accordo, l’usufrutto vitalizio della casa di famiglia, Susan decide di opporsi ad un testamento che la esclude, convinta che Edward abbia raggirato la madre. Si prepara ad affrontare una battaglia legale, mentre fa i conti con un’inaspettata maternità. In un momento impegnativo e destabilizzante, la donna imparerà piano piano ad aprirsi agli altri, scoprendo che essere libera non significa per forza stare da sola.

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Questa è la trama de La felicità del cactus di Sarah Haywood, libro che ho preso in prestito in biblioteca, decisa a provare una lettura leggera e vedere se poterla consigliare o meno agli utenti. Purtroppo, temo che propenderò per la seconda opzione: non è un romanzo che mi sento di raccomandare, a meno che qualcuno non cerchi semplicemente un libro che lo tenga impegnato per qualche ora. Vi spiego i motivi del mio giudizio negativo.

Innanzitutto, non c’è sintonia con la protagonista. Susan è donna molto pragmatica, fino all’eccesso, è attaccata a questa sua idea di indipendenza, vantandosi di essere femminista, quando  a me risulta semplicemente una persona priva di affetti. Sicuramente la sua infanzia difficile ha influenzato pesantemente le scelte che ha poi ha fatto nella vita, eppure l’autrice non è riuscita a farmi calare nei panni del suo personaggio principale ed empatizzare con lei. Ha vissuto chiusa nel suo guscio che si è costruita nel corso del tempo e neanche la relazione con Richard (durata quindici anni) è riuscita a scalfirlo. Mi è parso innaturale riuscire ad essere così distaccata e razionale in ogni occasione.

Solo grazie alla maternità Susan riesce ad aprirsi e a far entrare nel suo mondo nuove persone, come la vicina di casa Kate o Rob, l’amico del fratello. Anche in questo caso, le dinamiche della relazione con l’uomo mi sono sembrate un po’ irrealistiche, più che altro perché avvengono in maniera precipitosa. Avrei dedicato qualche momento in più all’interazione fra i due.

9788807032929_quarta.jpg.444x698_q100_upscaleSfortunatamente anche gli altri personaggi  non hanno quell’approfondimento psicologico che li farebbe emergere dalla narrazione. Avrei voluto che si desse più spazio al confronto tra Edward e Susan, per spiegare le divergenze che si portano dietro dall’infanzia. Interessante è quel che dice il fratello verso la fine del romanzo: “Sembra che ancora una volta ci ricordiamo le cose in modo diverso. Del resto la verità è soggettiva, ognuno ha la propria versione. Forse le nostre sono entrambe valide”. Ecco, credo che queste differenti versioni andassero approfondite: in questo modo avremo avuto un quadro più completo della situazione e forse avremmo compreso il personaggio di Edward, che rimane sullo sfondo, ad eccezione delle ultime pagine.

Sarah Haywood, per quanto un po’ carente dal punto di vista del contenuto, mostra una buona padronanza della scrittura. La prosa è scorrevole, i dialoghi ben costruiti e le riflessioni della protagonista non risultano pesanti. I flashback relativi ad episodi dell’infanzia e della giovinezza sono inseriti nei punti giusti e mantengono viva l’attenzione del lettore.

La felicità del cactus  si legge facilmente, ma non mi ha regalato nessuna emozione né mi ha lasciato la sensazione di essermi arricchita di qualche nuova conoscenza. La sua pecca più grande è proprio quella di non avermi fatto entrare nella testa di Susan: per me non è necessario riconoscermi nel protagonista di un libro, non deve per forza essermi simpatico, ma devo riuscire a capirlo, comprendere il modo in cui pensa e il perché delle sue azioni…. Purtroppo, se manca empatia con il personaggio principale, difficilmente riesco ad apprezzare gli altri aspetti del romanzo.

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