Serie TV

“Jane the Virgin”, la serie TV che non mi aspettavo

Sono in smart working da inizio marzo, quindi ormai da più di sette mesi. Sette mesi di lavoro da casa sono tanti: cambiano i ritmi e le abitudini, si guadagnano ore preziose tutti i giorni, ma si perde un po’ il contatto con la realtà, socialmente parlando. Ho avuto bisogno di abituarmi a non parlare praticamente con nessuno tutto il giorno, se non per le riunioni a distanza. Le pause pranzo sono diventate insolitamente silenziose: se prima ero abituata a chiacchierare con colleghe e colleghi, con cui da sempre ho un bel rapporto, mi sono trovata all’improvviso ad avere un’ora libera tutta per me. Che fare?

Puoi leggere un libro! Lo so, l’avete pensato. L’ho pensato anche io, ma non ci sono riuscita: le mie giornate di lavoro spesso sono molto intense e, durante la pausa, sento la necessità di qualcosa che mi permetta di staccare completamente la testa, senza sforzo. Quindi? Netflix, ovviamente. Ho cercato per un po’ una serie che mi permettesse di svagarmi, che fosse leggera, ma coinvolgente. E, alla fine, l’ho trovata.

Jane the Virgin racconta la vicenda dell’omonima protagonista che, quando va dalla sua ginecologa per fare un banale esame di routine, finisce per essere inseminata per sbaglio. Il fatto è che… beh, Jane è vergine! La gravidanza sconvolge completamente la sua vita, generando una serie di eventi a catena che danno vita a 5 stagioni meravigliose.

I temi trattati dalla serie sono molteplici: innanzitutto l’amore, in tutte le sue forme. Si parla di amore romantico e familiare, di amicizia, del rapporto tra genitori e figli, insomma, la gamma completa.

La religione è un altro dei collanti della serie: Jane ha promesso alla sua abuela, Alba, di rimanere vergine fino al matrimonio. La gravidanza farà sì che le protagoniste si trovino a riflettere molto su come vivono e considerano la religione, e come integrarla nella vita di tutti i giorni, dandole lo spazio che merita, ma impedendo che diventi un ostacolo per la realizzazione dei loro sogni e della loro felicità. Il rapporto più bello è quello fra le tre donne Villanueva, Jane, Alba e Xiomara, la mamma della protagonista. Sono a volte complici, a volte discutono, a volte si allontanano, ma hanno una relazione fortissima che le sostiene sempre.

La trama è lunga, piena di colpi di scena intricati, con momenti di assoluta gioia e altri di profonda disperazione, ma ha un fondamentale leitmotiv: la telenovela. Non solo perché uno dei personaggi principali è un famoso attore proprio di questo genere, ma perché i meccanismi classici vengono utilizzati con ironia e intelligenza per mandare avanti la storia di Jane. Ci sono rapimenti, resurrezioni, gemelli ritrovati, uccisioni, misteri, etc. C’è proprio tutto, e il fatto che siano i personaggi stessi a sottolineare spesso come la loro vita assomigli sempre di più a una delle telenovelas che amano guardare dà vita a una vera e propria meta-serie, una serie tv che riflette su se stessa e sul suo funzionamento.

La protagonista, Jane, è diventata presto, man mano che andavo avanti con le puntate, una sorta di spirito guida per me: è passionale, romantica, organizzata, intelligente, motivata, forte e coraggiosa. Gran parte della sua efficacia come personaggio lo si deve sicuramente alla straordinaria Gina Rodriguez, che ha vinto anche un Golden Globe nel 2015 per questo ruolo. Il modo in cui il personaggio cresce durante le cinque stagioni è da prendere a esempio. Una volta spogliata la serie di tutte le sue esagerazioni, che comunque fanno di Jane the Virgin quello che è, rimane lo splendido personaggio di Jane, fonte di grande motivazione.

Non mi sarei aspettata di innamorarmi così di questa serie, credevo di aver trovato una semplice fonte di svago, invece mi sono imbattuta in una seconda famiglia, in uno spazio accogliente e pieno di ispirazione. Jane the Virgin è, senza dubbio, una commedia leggera, ma che sa trattare con il giusto peso anche i temi più complessi; una saga familiare che ti mette di fronte a te stesso, ma con ironia e sempre con il sorriso sulle labra.

Ho riso e pianto moltissimo. Ho riflettuto tanto e ho trovato numerosi spunti per la mia vita di tutti i giorni, puntata dopo puntata. Ho avvertito un piccolo senso di vuoto, quando ho affrontato il finale, perché sapevo che era davvero la fine (tra l’altro stupenda e riuscitissima). Ma sono davvero contenta di non essermi lasciata sviare dai miei pregiudizi sulle commedie, che spesso snobbo senza motivo. Jane the Virgin è una serie da guardare, per tutti.

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