Ritratti

Georgette Heyer, una biografia

Come ormai saprete se seguite questo blog da un po’ di tempo, Georgette Heyer è una delle autrici che prediligo, tanto che è stata l’oggetto del mio lavoro di tesi per la laurea magistrale.

Il mio progetto è di condividere con voi alcuni articoli che esplorino il mondo di Georgette Heyer, approfondendone la vita, le pubblicazioni e il suo modo di lavorare.


I am to be found in my work”. Questo è quanto affermava Georgette Heyer quando le si ponevano domande sulla sua vita privata. Da sempre gelosa della propria privacy, riuscì a tenere separati i suoi due mondi: da una parte c’era Georgette Heyer, scrittrice talentuosa e prolifica, e dall’altra Mrs Rougier, moglie e madre.

Se dipendesse da Georgette Heyer, le uniche informazioni sulla sua vita sarebbero le seguenti:

 “Sono nata nell’agosto del 1902 e la mia inclinazione verso la letteratura l’ho ereditata da mio padre, le cui traduzioni di Villon apparvero nel 1925. Sono stata educata in numerosi collegi esclusivi; non sono andata all’università né ho passato l’esame di maturità o nessun altro genere di esame. Ho frequentato le lezioni di storia tenute dal professor Forbes, che era (credo) l’insegnante di stori all’università di Westminster. Ho scritto il mio primo romanzo quando avevo diciassette anni e l’ho pubblicato all’età di diciannove anni, nel 1921. Nel 1925, anni 23, ho sposato G.R. Rougier, e nel 1926 l’ho accompagnato nell’Africa Orientale, dove sono rimasta fino al 1928. Alla fine del 1928 sono andata in Jugoslavia, dove ho vissuto per poco più di un anno. Credo che siamo ritornati in Inghilterra nel 1930. Mio figlio è nato nel 1932. Vivo nel Sussex, in tutta tranquillità, ho una radicata indisposizione nei confronti della pubblicità personale e possiedo due cani e un gatto.”

Queste informazioni furono mandate all’americano Doran Doubleday, che insisteva per avere dettagli biografici per pubblicizzare il thriller Merely Murder. La risposta concisa della Heyer esprime chiaramente il suo disagio per un’invasione della privacy che, a suo dire, non aveva nulla a che vedere con la vendita dei suoi romanzi. Concludeva la breve autobiografia scrivendo: “E lei può ricamarci sopra a suo piacimento, ma che io sia dannata se fornirò materiale per quella specie di nauseanti svenevolezze care al pubblico americano”.

Se è vero che nelle sue opere non sono numerosissimi i richiami autobiografici, è altrettanto vero che è necessario tentare di ricostruire qualche dettaglio della vita della scrittrice, per cercare di capire che tipo di persona si celasse dietro ai romanzi.


Primi anni e formazione

Georgette Heyer nacque a Wimbledon il 16 agosto 1902, primogenita di Sylvia Watkins, una musicista, e di George Heyer, un insegnante di francese, che risultò determinante nel processo di educazione della piccola Georgette, nella quale infuse un profondo amore per lettura. Fin da bambina, infatti, venne incoraggiata ad avvicinarsi liberamente ai grandi autori della letteratura inglese, fra cui Dickens, Kipling, Stevenson, Austen, Thackeray, Gaskell, Shakespeare e Yonge.

L’istruzione ricevuta dal padre, senza obblighi né restrizioni, fu accolta con entusiasmo dalla Heyer e fu sicuramente fondamentale per la formazione della sua personalità e degli interessi culturali che l’avrebbero condotta, anni dopo, alla scrittura. Dalle biografie di Jane Aiken Hodge (1984) e di Jennifer Kloester (2011) sappiamo che George Heyer si dilettava a scrivere poesie, racconti e traduzioni, pubblicati poi in alcune riviste, e che trasmise tale passione letteraria alla figlia che, nel giro di pochi anni, dimostrò di avere un grande talento per la narrazione e la drammatizzazione.

Un altro elemento che si sarebbe rivelato fondamentale per la scrittura fu lo spirito di osservazione che la Heyer dimostrò fin da bambina. Essendo una ragazzina assai timida, ella preferiva trascorrere il tempo ad osservare il mondo che la circondava piuttosto che interagire con esso. In particolare, si dimostrava molto interessata ad osservare la servitù che viveva con la sua famiglia, notando le differenze di linguaggio e di comportamento a seconda della situazione, intuendo le diversità tra le classi sociali e comprendendo le leggi alla base della società inglese, l’etichetta che regola i rapporti interpersonali e le sottigliezze del comportamento. Tutti questi elementi sarebbero ritornati nei romanzi, ricoprendo un ruolo di grande rilievo nella ricostruzione sia dell’ambiente sia dei personaggi.

Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale determinò profondi mutamenti nella vita della famiglia Heyer, che in quel periodo si trovava a Parigi, dove George aveva ottenuto la carica di manager per conto della Cox Bank. Pochi mesi dopo la famiglia fece ritorno in Inghilterra, mentre George si arruolò volontario nell’esercito. Ciò determinò per Georgette la fine dell’educazione privata ricevuta fino a quel momento e il passaggio all’istruzione scolastica: essendo molto riservata, inizialmente ebbe alcune difficoltà nei rapporti con le compagne di classe e anche nel dover seguire un metodo pedagogico completamente differente rispetto a quello, “libero”, utilizzato dal padre. Il bagaglio culturale derivato dagli insegnamenti paterni e dal soggiorno a Parigi rivelava la diversità della Heyer rispetto alle ragazzine nate e cresciute a Wimbledon. Una sua compagna, in una lettera indirizzata a Jane Aiken Hodge, descriveva Georgette come “un enigma persino allora; piena di intelligenza, con uno spirito ironico e sarcastico e con un incredibile senso dell’umorismo”.

Sappiamo che, nel corso della guerra, Georgette scriveva regolarmente al padre, cercando di allietarlo con racconti di casa, in attesa del ritorno di questi, che avvenne agli inizi del 1919. Quell’anno fu di grande importanza per un altro motivo: Georgette Heyer scrisse il suo primo romanzo.


Il debutto nel panorama editoriale

Nel 1919 la famiglia Heyer soggiornò ad Hastings per un certo periodo, per la convalescenza di Boris, uno dei figli, che soffriva di una leggera forma di emofilia. Per far fronte alla noia e distrarre il fratello minore dalla malattia, Georgette si mise a raccontargli la storia di Jack Carstares, il conte divenuto bandito. Ascoltando il racconto della figlia, il padre la incoraggiò a mettere in forma scritta la storia, in vista di un’eventuale pubblicazione. L’editore Constable si offrì di comprare il manoscritto: il romanzo uscì nel 1921, con il titolo The Black Moth e, da quel momento, Georgette Heyer iniziò a contribuire al bilancio familiare.

Iniziò, così, una produzione che proseguì quasi ininterrottamente fino all’anno della sua morte, avvenuta il 4 luglio 1974.

Un peso rilevante in tale prolifica produzione di Georgette Heyer assunse anche l’aspetto economico, in quanto la scrittrice si assunse l’incarico, prima, di contribuire al sostentamento della propria famiglia d’origine in seguito alla morte, avvenuta nel 1925, dell’adorato padre, e, più avanti, di sostenere economicamente il marito, Ronald Rougier, nel cambiamento professionale, che questi volle intraprendere, da ingegnere minerario a magistrato. Georgette scrisse, dunque, instancabilmente, pubblicando cinquantasei romanzi nell’arco di cinquant’anni circa, più alcuni racconti per diverse riviste. In base a quanto raccontano gli editori che lavorarono con lei, Heyer era un’infaticabile scrittrice, capace di redigere pagine e pagine, rispettando puntigliosamente le scadenze.


Le opere di riferimento sono:

Aiken Hodge J., The Private World of Georgette Heyer, Arrow Books, London, 1984

Kloester J., Georgette Heyer’s Regency World, Sourcebooks, Naperville, Illinois, 2010

3 pensieri riguardo “Georgette Heyer, una biografia

    1. La consiglio a chi ama i romanzi ambientati nell’epoca della Reggenza inglese. Oltre a ricostruire l’ambientazione con una cura incredibile e grande attenzione ai dettagli, nei suoi romanzi la Heyer riversa molta ironia😊

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