Recensioni

“Ho il tuo numero” di Sophie Kinsella

La prospettiva. Devo vedere le cose nella giusta prospettiva. Non è un terremoto e neppure la strage di un pazzo armato o una fusione nucleare, no? Nella classifica delle catastrofi, la mia non è poi così tremenda. No, non così tremenda. Un giorno, quando mi ricorderò di questo momento, mi verrà da ridere e penserò: “Che scema sono stata a preoccuparmi!”. Smettila, Poppy. Non provarci nemmeno. Non sto ridendo, anzi mi sento male. Sto vagando nella sala da ballo dell’hotel con il cuore in gola, cercando invano sulla moquette a motivi blu, dietro le sedie dorate, sotto i tovaglioli di carta usati, dove non lo troverò mai.

L’ho perso. Ho perso l’unica cosa al mondo che non dovevo perdere. Il mio anello di fidanzamento.

 Dire che è un anello speciale non rende assolutamente l’idea. Appartiene alla famiglia Tavish da tre generazioni. È un favoloso smeraldo con due diamanti e Magnus, prima di chiedermi di sposarlo, è dovuto andare a ritirarlo da una cassetta di sicurezza in banca. L’ho messo per ben tre mesi di fila senza mai correre rischi, riponendolo religiosamente ogni sera su un apposito vassoietto di porcellana, toccandomi il dito ogni trenta secondi… E proprio oggi, il giorno in cui i suoi genitori rientrano dagli Stati Uniti, l’ho perso. Proprio oggi.

Un classico incipit alla Kinsella ci fionda nel bel mezzo di una situazione da panico: la giovane fisioterapista Poppy ha appena smarrito il prezioso anello di fidanzamento e non ha idea di come trovarlo. Come se non bastasse, proprio mentre era fuori dall’hotel in cui stava festeggiando con le amiche, uno scippatore le porta via il telefono. Che fare? Proprio mentre vaga disperata nella hall, ecco che le si presenta una soluzione inaspettata…

Aspetta. Cos’è quello?

Mi blocco guardando dentro il cestino, chiedendomi se sia uno scherzo o un’allucinazione.

È un telefono. Proprio lì nel cestino. Un cellulare.

[…]

Una vocina interiore mi dice che dovrei consegnarlo all’hotel. Portarlo alla reception e dire: “Mi scusi, mi sa che qualcuno ha perso questo telefonino”. Proprio così: dovrei andare immediatamente alla reception, come una cittadina civile e responsabile… I miei piedi non si muovono di un millimetro. Le mani stringono protettive il telefono.

Il fatto è che ne ho bisogno. E non è che l’abbia trovato per terra o in un bagno, no? Era in un cestino. Gli oggetti gettati lì dentro sono spazzatura. Sono a disposizione di tutti. Sono stati abbandonati. È così che funziona.

Peccato che quel telefono appartenga a una segretaria che ha abbandonato il suo lavoro dopo aver ricevuto una chiamata da un’agenzia di modelle, lasciando il suo capo, Sam Roxton, in un guaio. Poppy, allora, propone all’uomo un patto: se lui le lascia il telefono per qualche giorno (dato che all’albergo ha lasciato questo nuovo numero in caso di ritrovamento dell’anello), lei si impegnerà a inoltrargli tutte le email e i messaggi di lavoro.

Pur controvoglia, Sam accetta.

Parte, così, una storia esilarante, portata avanti da una protagonista vivace e coinvolgente. Poppy è il tipo di persona che si sforza sempre di essere di buon umore, che si prodiga per gli altri e vuole essere sempre carina. Per questo motivo non riesce ad accettare il fatto che la famiglia del suo fidanzato non sembra accoglierla così calorosamente. Forse è per il fatto che sia Magnus sia i suoi genitori sono docenti universitari, ricercatori e divulgatori, sempre pronti a tenere un dibattito su qualche questione etica o letteraria. E Poppy si sente inadeguata in loro compagnia, anche se tenta di mostrarsi all’altezza in ogni occasione. Come durante una partita di scarabeo…

Antony ha giocato per primo, componendo “outstep” (74 punti). Wanda ha tirato fuori “iridiums” (65 punti). Felix “caryatid” (80 punti). Magnus “contused” (65 punti). Io “star” (5 punti).

 A casa mia, “star” sarebbe stata una parola buona. Cinque punti non sarebbero stati affatto male. Nessuno ti avrebbe guardato con aria di commiserazione, schiarendosi la gola e facendoti sentire una sfigata.

Poppy, però non si arrende e maschera il suo stato d’animo dietro la sua maschera di allegria. L’importante è sposare il ragazzo che ama, giusto?

Mentre cercare di conquistare i futuri suoceri, ritrovare l’anello smarrito, organizzare un matrimonio con una wedding planner un po’ pigra, la nostra protagonista deve gestire anche la vita lavorativa di Sam Roxton. Per lei è stranissimo avere all’improvviso libero accesso alle informazioni di un completo sconosciuto e non può fare a meno di sbirciare tra la posta e i messaggi di Sam per capire che tipo d’uomo sia. Il suo compagno di telefono si dimostra una persona di poche parole, poco incline alla socializzazione e molto serio. Non sarà affatto facile per Poppy resistere alla tentazione di intervenire e portare un po’ più di brio nella vita di Sam.

Il loro incontro, che molto spesso è uno scontro, costringe entrambi a riflettere su loro stessi e su ciò che vogliono dalla vita.

“Quando hai letto i miei messaggi, ci hai visto una persona brusca e penosa, e me l’hai anche detto. Forse hai ragione”. Si interrompe. “Ma sai cosa ho visto leggendo i tuoi?”

“No” Lo guardo imbronciata. “E non voglio saperlo”

“Ho visto una ragazza che corre sempre in aiuto degli altri, ma non aiuta se stessa. E, al momento, hai bisogno di aiutare te stessa. Nessuno dovrebbe andare all’altare sentendo si inferiore o a un livello diverso rispetto a chicchessia o cercando di essere quello che non è”.

Sophie Kinsella ci regala una storia spassosa, che allo stesso tempo costringe il lettore a riflettere su quanto sia importante imparare a conoscere noi stessi e le persone che ci circondano, senza fermarsi all’apparenza, ma facendo l’enorme sforzo di parlare e confrontarsi. Se condividere un telefono da una parte garantisce libero accesso a informazioni di solito riservate, dall’altra limita la possibilità di comprendere davvero una persona. Quanto è facile interpretare nella maniera errata un’affermazione, perché letta al di fuori del contesto? Come possiamo essere certi di esserci fatti l’idea esatta di una persona semplicemente leggendo i suoi messaggi e i suoi post?

 Pubblicato nel 2011, Ho il tuo numero è un invito a non fermarsi alle apparenze, ma a scavare in fondo per conoscere gli altri e, soprattutto, se stessi. Riconoscere che si indossa una maschera può essere doloroso, ma è il primo passo per ritrovare la serenità e una propria autenticità.

Se siete alla ricerca di una lettura scorrevole e capace di regalarvi vere e proprie risate, Ho il tuo numero è il romanzo per voi!

4 pensieri riguardo ““Ho il tuo numero” di Sophie Kinsella

    1. Mi fa piacere che il libro ti abbia divertita!
      Tra l’altro penso che le situazioni dipinte dalla Kinsella, anche se al limite dell’incredibile, danno comunque la sensazione di poter capitare anche a noi. Anche se si spera non con la stessa frequenza!😂

      Piace a 1 persona

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