Recensioni

“I sussurri delle maschere” di Catherine Kullmann

Olivia Frobisher si trova in una situazione piuttosto difficile: in seguito all’inaspettata morte della madre e con il padre e il fratello imbarcati per combattere Napoleone, si trova improvvisamente in balia di un mondo crudele nei confronti di una donna giovane e sola. Dopo alcune riflessioni, la ragazza decide di accettare la proposta di matrimonio di Jack Rembleton. Lui cerca una moglie che possa dargli un erede al titolo e, in cambio, offre sicurezza, protezione e una vita agiata. Consapevole che si tratta di un matrimonio di convenienza, Olivia acconsente a sposare l’uomo, animata dalla speranza che con il passare del tempo fra loro due possa sbocciare un sentimento più profondo.

Tuttavia, dopo pochi mesi, Olivia si rende conto che il marito non ha alcun interesse romantico nei suoi confronti e, pur essendo cortese e rispettoso, mantiene sempre un certo distacco, che non lascia spazio alla tenerezza. Un ballo mostrerà a Olivia ciò a cui ha rinunciato sposando Jack: un giovane le si avvicina chiedendole di danzare, ma si rivolge a lei come “signorina”, pensando che non sia sposata.

Quando vide l’entusiasmo dissolversi sul viso di Mr Fitzmaurice, Olivia comprese all’improvviso che, accettando la proposta di Jack, si era tagliata fuori dal mondo dei giovani. Per lei non potevano esserci flirt, corteggiamenti, innamoramenti. Ci aveva rinunciato senza averli mai conosciuti. Il ghiaccio che aveva imprigionato le sue emozioni sin dalla morte della madre si ruppe d’improvviso e Olivia tornò ad essere solo una ragazza, con tutta la sua emotività. Una ragazza che si era appena resa conto di essere diventata una moglie senza prima essersi goduta gli anni della giovinezza.

L’uomo che le ha, inconsapevolmente, fatto prendere coscienza della propria condizione è Luke Fitzmaurice, un giovane che ha dovuto rinunciare al suo sogno di arruolarsi a causa di alcuni problemi di salute. Attratto da Olivia, ma consapevole che non potrà mai avvicinarsi a lei più di quanto consenta l’etichetta, Luke fa un passo indietro. L’incontro, però, ormai è avvenuto e ha smosso qualcosa nella vita dei due personaggi.

Passano gli anni e Olivia ormai è diventata madre di tre splendidi bambini, mentre Luke è in cerca del suo posto nella società, desideroso di poter dare il suo contributo anche se lontano dai campi di battaglia. Nel corso del tempo i due si sono spesso incrociati, dal momento che frequentano gli stessi ambienti, ma non si sono mai avvicinati. Luke la considera altera e sempre composta, mentre lei non ha tardato a giudicarlo un farfallone. Nessuno ha la possibilità di comprendere l’altro, di scavare a fondo e conoscerne la vera natura.

Almeno fino a quando non viene organizzato un ballo in maschera e Olivia e le sue amiche non provano a mettersi in gioco, nella speranza di sciogliere per una sera soltanto i rigidi legacci della società e godere, in questo modo, di alcune ore di libertà, allegria e indipendenza.

Talia, la Musa della commedia. L’aveva scelta lei: la battuta di Mr Fitzmaurice sulla commedia e la tragedia l’aveva colpita molto. Per Jack, aveva riflettuto, la vita era una commedia. Ma a che prezzo? Non aveva dei sentimenti o non si consentiva di averne? Se lo era chiesto spesso all’inizio del loro matrimonio, ma poi aveva dovuto imparare ad accettare suo marito per quello che era.

E lei? Qual era la sua tragedia: il provare dei sentimenti o piuttosto il cercare di reprimerli? Austera, distaccata, puritana, altezzosa, gelida… erano tutti aggettivi con cui l’avevano descritta. All’inizio quell’aria calma e superiore era stata una maschera da indossare in pubblico, ma col tempo aveva dovuto ammettere che le serviva anche per fronteggiare la scarsa sensibilità di suo marito. La aiutava a giocare con lui quasi ad armi pari.

Un colpetti sulla porta annunciò la sua cameriera. “Noi siamo pronte di sotto, madame”.

Che strano usare una maschera per togliersi una maschera, pensò Olivia. Ma chissà, magari quella notte avrebbe potuto aprire la gabbia in cui teneva rinchiusi i propri sogni e desideri. Sorridendo, prese la maschera e uscì.

Quella notte Olivia esce dalla sua gabbia, protetta dall’anonimato ed è libera di essere se stessa. Gioca, flirta, si diverte e, finalmente, si avvicina a Luke. Le maschere, però, non vengono mai abbassate e presto il ballo finisce. Potrebbe essere la fine di una notte speciale oppure l’inizio di qualcosa di nuovo. L’incertezza del futuro è, poi, rafforzata dalla notizia che Napoleone Bonaparte è fuggito dall’isola d’Elba e una nuova ondata di guerre è alle porte. Olivia e Luke devono fare i conti non solo con il nuovo legame che li unisce, ma soprattutto con ciò che la vita richiede loro e con ciò che loro richiedono dalla vita, per sentirsi finalmente liberi e realizzati.

Con I sussurri delle maschere Catherine Kullmann ha incontrato pienamente il mio gusto.

Innanzitutto la trama è ben costruita e i dodici anni nei quali si svolgono gli eventi hanno il giusto spazio: il romanzo conta quasi 540 pagine, ma le scene sono state selezionate con cura, approfondendo certi episodi e senza soffermarsi inutilmente su altri che avrebbero appesantito la narrazione. I capitoli alternati fra i punti di vista di Olivia e di Luke permettono di immergerci nella vita dei due protagonisti e si impara a conoscerli, osservandoli alle prese con le difficoltà della vita, con le gioie e i dispiaceri quotidiani. Il lettore ha la possibilità di vederli senza quella maschera che, più o meno consapevolmente, i due hanno imparato ad usare in società ed facile calarsi nei loro panni. Si comprende lo spaesamento di Olivia quando si trova senza punti di riferimento, l’impotenza di Luke quando si vede negata la possibilità di realizzare il suo desiderio più grande, la soffocata disperazione dei due ogni volta che la felicità si allontana di un passo. Ecco che allora le loro scelte diventano le nostre, anche se a separarci dai due personaggi ci sono due secoli, ma le aspirazioni, le debolezze e le paure di cui scrive la Kullmann sono uno specchio in cui si riflette il lettore.

Tra i due protagonisti ho preferito Luke, forse perché nei suoi valori, e nella sua lotta a difesa di questi, riconosco quel tratto delle figure eroiche del passato, non perfette forse, tuttavia animate da ideali superiori e giusti. Proprio nell’evoluzione delle sue idee si riflette l’evoluzione stessa del personaggio, che da ragazzo smanioso di fare la propria parte in guerra, acquisisce piano piano una consapevolezza maggiore del mondo in cui vive, un mondo elitario, ricoperto di ipocrisia. Spesso dai suoi discorsi emergono denunce sociali che si potrebbero riferire tranquillamente anche al XXI secolo.

Olivia, invece, mi ha dato la sensazione di rimanere un po’ più sullo sfondo, ma probabilmente anche questo rientra nella caratterizzazione del personaggio. Essendo donna, poche sono le occasioni in cui può prendere in mano la sua vita e se all’inizio del romanzo il suo quasi lasciarsi trasportare dagli eventi è da imputare all’ingenuità e alla giovane età, con il passare degli anni invece si ha la sensazione che Olivia si sia fossilizzata, soffocando l’entusiasmo e i sentimenti. Questa è la maschera che indossa e lei ne è perfettamente conscia: lasciarsi andare, concedersi il privilegio di vivere pienamente la spaventa, quindi sono davvero poche le occasioni in cui la donna prende l’iniziativa e conquista quello che desidera. Ha paura e forse non sa come sciogliersi, dopo tutti quegli anni passati a ricoprire un ruolo ben preciso nella società inglese del primo Ottocento.

Altro motivo di lode dell’autrice è proprio l’ambientazione: ricca e dettagliata, non lascia molto al caso e traspare la ricerca fatta dalla Kullmann per arricchire la sua storia e rendere al lettore l’affresco di un periodo storico e sociale importante per l’Europa. Le guerre napoleoniche, infatti, non fanno solo da sfondo alla narrazione, ma hanno un ruolo di grande rilievo, diventando vere e proprie protagoniste soprattutto nella terza e ultima parte del libro. Ho apprezzato profondamente che I sussurri delle maschere non girasse esclusivamente intorno ad una storia d’amore, che rimane sì il filo conduttore, ma lascia molto spazio all’ambientazione, alla crescita dei due protagonisti e al consistente gruppo di personaggi che li circonda.

Lo stile curato, fluente ed elegante di Catherine Kullmann garantisce una lettura piacevole e coinvolgente, mai pesante o noiosa. L’autrice tocca, poi, una gamma di tematiche come il matrimonio, l’amicizia, l’omosessualità, la realizzazione di sé e i rapporti familiari, con garbo e senza essere superficiale. Dopo Un’ insolita Mary di S.M. Klassen e Per l’uno e per l’altra di Jayne Davis ( di cui spero di pubblicare una recensione), ho letto I sussurri delle maschere e posso affermare senza alcun dubbio che fra i tre è il romanzo che ho preferito, a livello di trama, stile e personaggi. Ringrazio la Vintage Editore per la copia e, soprattutto, per aver deciso di pubblicare una storia emozionante e delicata come un sussurro.

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