Serie TV

It’s Okay Not to Be Okay

Ricetta per una serie tv da 10 e lode

Ingredienti:

  • Una scrittrice di libri per bambini con un disturbo della personalità
  • Un operatore sanitario con un fratello autistico e un passato che li perseguita

Aggiungete le cupe atmosfere delle tradizionali fiabe dei fratelli Grimm e portatele ad ebollizione in un ospedale psichiatrico.

Mescolate il tutto con un pizzico di mistero, una goccia di ironia e una spolverata abbondante di inquietudine.

Ecco a voi la serie sudcoreana It’Okay Not To be Okay. Una serie complessa, intrigante, profonda e curata in ogni dettaglio, dalla sigla di apertura al commovente finale.

Ko Moon-Young è una giovane, affascinante e talentuosa scrittrice di storie per bambini, ma soffre di un disturbo antisociale della personalità, che la rende incapace di empatizzare e di attenersi alle convenienze sociali. Fin dalla prima puntata si intuisce che le origini di questo disturbo vanno ricercate nell’infanzia della ragazza e nel rapporto con i suoi genitori, rapporto circondato da una patina di inquietante mistero.

In occasione di una lettura presso un ospedale psichiatrico, Ko Moon Young incontra l’infermiere Moon Gang-Tae, e questo incontro è destinato a sconvolgere le loro vite. I due non potrebbero essere più diversi: tanto lei è istintiva ed egoista, tanto lui è controllato ed empatico. Gang-Tae si rende immediatamente conto che la vicinanza con la ragazza potrebbe far scoppiare la bolla in cui lui e il fratello maggiore si sono rifugiati. Il fratello Sang-Tae, infatti, è affetto da autismo e vittima di un trauma subito nell’infanzia: ha assistito all’omicidio della madre, ma non è mai stato in grado di fornire alcun indizio, se non nominando una farfalla.

E da questa farfalla i due sono in fuga da una vita intera, perché Sang-tae continua ad esserne tormentato e ciò ostacola la possibilità di una vita stabile e serena. Dopo l’ennesima crisi, Gang-Tae deve trasferirsi, ma questa volta decide di tornare nel paese natale, dove è stata costruita una clinica psichiatrica. Qui avrà modo di trovare lavoro e, nello stesso tempo, crede che possa aiutare Sang-Tae a superare il suo trauma, affrontandolo direttamente. Un nuovo inizio, dunque, lontano dalla pericolosa scrittrice. Gang-Tae, però, non immagina che Moon Young abbia deciso di inseguirlo, tornando in quella città in cui anche lei aveva trascorso l’infanzia.

La storia prende avvio da queste due forze opposte: la scrittrice che cerca e prende, l’infermiere che si allontana. Lei è uno degli elementi di forza della serie: è impossibile non rimanerne incantati. Oltre alla sua bellezza, ti irretisce con i suoi sguardi, i suoi outfit un po’ gotici e molto appariscenti, il suo timbro di voce, i suoi comportamenti folli. Lei stessa sembra uscita da uno dei suoi libri. Non è la principessa, però. Lei si considera la strega, senza possibilità di essere salvata dai suoi demoni.

Moon Young è egoista, ma inizia a rendersi conto che la presenza del ragazzo, che lei chiama la sua “sicura”, perché le impedisce di esplodere, ha un effetto positivo. E lo stesso avviene in Gang-Tae: l’abnegazione in cui ha vissuto negli ultimi vent’anni sta iniziando a pesare sulle sue spalle e solo con l’arrivo della scrittrice che comprende quanto sia dannoso per la sua felicità sopprimere ogni sentimento.

Dalla morte della madre, Gang-Tae ha passato la vita ad occuparsi del fratello, mettendolo sempre al primo posto, a costo di annullare se stesso. Si è costruito una maschera di serenità, sopportando pazientemente ogni crisi, ogni ferita, ogni porta chiusa. La relazione con Sang-Tae è complicata e ricca di sfumature: c’è un profondo affetto, ma anche incomprensione e desiderio che la situazione sia diversa. Il modo in cui viene rappresentato il rapporto fra i due fratelli nel corso della serie, anche attraverso i flashback relativi all’infanzia, è di una profondità disarmante. È inevitabile mettersi nei panni di entrambi i bambini e provare un’enorme sofferenza per quello ha sopportato in passato e che ancora adesso li tormenta. C’è il senso di colpa da espiare, c’è il desiderio di realizzarsi, c’è il bisogno di crescere e perdonare (e perdonarsi).

Un percorso lungo e doloroso che Gang-Tae e Sang-Tae iniziano ad affrontare dopo che Moon Young è entrata come un tornado nelle loro vite. Accettare il cambiamento non è facile, ma necessario se si cerca la guarigione. Guarigione che, in modi diversi, tutti e tre cercano e desiderano, per superare i traumi dell’infanzia. Sarà una sorpresa comprendere che la cura va trovata appoggiandosi gli uni agli altri: Gang-Tae aiuta Moon Young a controllarsi, frenando i gesti impulsivi e lei, al contrario, lo aiuta a liberare le proprie emozioni. Nello stesso tempo, Sang-Tae diventa adulto e trova la sua strada. I tre costituiscono un gruppo perfetto e complementare.

Attorno ai protagonisti, ruota un numeroso gruppo di personaggi secondari, costituito prevalentemente dai pazienti dell’ospedale psichiatrico in cui lavora Gang-Tae: le loro storie, così piene di sofferenza, contribuiscono all’evoluzione dei protagonisti e della storia, come se dotati di una funzione catartica. Affrontare il dolore è necessario per poter guarire. Questo è il principio che guida i dottori della clinica, ma anche quello che avviene nella vita privata dei vari personaggi. It’s Okay not to be Okay. Va bene che non vada bene. Il titolo riassume il messaggio del drama.

Un altro elemento importante è l’attenzione rivolta all’infanzia, soprattutto all’infanzia priva di amore. Questa è la causa ultima di tutti i traumi e i problemi che affliggono Moon Young, Gang-Tae, Sang-Tae e gli altri pazienti. Cosa significa crescere abbandonati, ignorati, maltrattati o manipolati? Alla fine, l’unica cosa che conta, è l’amore. L’affetto e l’attenzione dei genitori per i figli. L’innocenza dei bambini, quando viene distrutta, ha conseguenze disastrose.

L’attenzione all’infanzia è anche ripresa dall’elemento della fiaba. Quasi ogni puntata si basa su un racconto della tradizione orientale o occidentale oppure su uno dei libri per bambini che scrive Moon Young. Si tratta di storie cupe, angoscianti all’apparenza poco adatte ai più piccoli, tuttavia si inseriscono nella tradizione passata in cui le fiabe presentavano elementi decisamente truculenti e terrificanti (si pensi, ad esempio, alle fiabe dei fratelli Grimm, non reinterpretate dalla Disney).

Questa atmosfera tenebrosa dei racconti emerge in ogni episodio. C’è un velo di mistero e inquietudine che mette i brividi: cos’è accaduto alla madre di Moon Young? Perché la ragazza odia il proprio padre? Chi ha ucciso la madre di Gang-Tae e Sang-Tae? Tante domande, le cui risposte vanno ricercate negli incubi più oscuri dei protagonisti.

It’s Okay not to be Okay è una serie che riesce a mescolare sapientemente tanti generi (commedia, mistero, horror, romance), regalando una storia che spacca il cuore. Il cast è eccezionale. Fantastica la sceneggiatura, così come alcune canzoni. Brillanti alcune scelte della regia. Se non fossi perdutamente innamorata di Crash Landing on You, questo sarebbe il mio K-drama preferito!

Un pensiero riguardo “It’s Okay Not to Be Okay

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