Recensioni

“La confraternita degli storici curiosi” di Jodi Taylor

Il dottor Bairstow si schiarì la gola. “Dal momento che non ha avuto l’istinto di darsela a gambe, ora farà l’altro giro”

Lui sorrise e rimescolò il tè.

“Ha mai pensato quanto sarebbe meglio se, invece di contare sull’archeologia, su resoconti inaffidabili e, diciamocelo pure, supposizioni, potessimo effettivamente tornare a un evento storico ed esserne testimoni diretti? Se potessimo dire con certezza ‘Sì, i principi nella torre erano vivi alla fine del regno di Riccardo. Lo so perché l’ho visto con i miei occhi'”.

“Sì” concordai. “Sarebbe meglio. Anche se mi vengono in mente alcuni casi in ci certezze simili non sarebbero desiderabili”

Alzò lo sguardo di scatto. “Tipo?”

“Be’, una certa stalla a Betlemme, per esempio. Immagino di spuntare lì con la polaroid e la locandiera spalancasse la porta e dicesse ‘Prego, siete i miei soli ospiti e c’è un sacco di posto alla locanda!’ Una cosa simile susciterebbe un vespaio”

“Come minimo. ma ha comunque ben compreso la situazione”

“Quindi” dissi guardandolo con attenzione “forse è un bene che i viaggi nel tempo non esistano”

Il dottor Bairstow inarcò leggermente un sopracciglio.

“O, per meglio dire, che non esistano viaggi nel tempo accessibili a tutti”.

“Esattamente. Anche se l’espressione ‘viaggio nel tempo’ fa molto fantascienza- Non è questo che facciamo. Qui al Saint Mary studiamo grandi eventi storici nel momento in cui si svolgono“.

Messa così aveva perfettamente senso.

” Mi dica, dottoressa Maxwell, se avesse tutta la storia a disposizione, dove andrebbe? Di cosa vorrebbe essere testimone?”

Un colloquio di lavoro decisamente sui generis quello cui si sottopone la storica Madeleine Maxwell, detta Max. dietro suggerimento di una vecchia insegnante. Approdata all’Istituto Saint Mary, non sa bene cosa aspettarsi: strambi personaggi si aggirano per i corridoi del vecchio fabbricato e tutti sembrano nascondere un segreto. Solo una volta superato il primo step del colloquio, Max viene informata delle vere attività dei suoi futuri colleghi: il Saint Mary fa ricerche sul campo. Tuttavia, dato che gli studiosi in questione sono degli storici, il loro campo di lavoro non può che essere il passato!

Curiosa, piena di grinta e determinata, la nostra protagonista si getta con grande entusiasmo in questa nuova avventura. Ma gli ostacoli non tardano a presentarsi. Innanzitutto c’è il difficilissimo corso di formazione, che va dal primo soccorso alle lezioni di autodifesa. Per non parlare delle istruzioni relative alle capsule, le piccole “casette” che fungono da macchine del tempo. Max mette tutta se stessa nelle lezioni, perché sa che solo i migliori verranno selezionati come storici del Saint Mary. Superata la prova finale, Max diventa a tutti gli effetti una storica, pronta a viaggiare nel tempo. Gli ostacoli, però, non sono finiti, anzi, la parte più difficile arriva proprio una volta varcata la soglia della capsula. Tornare nel passato per essere testimoni diretti degli eventi storici può essere più pericoloso di quanto non si immagini: una distrazione, un incidente e… via, il tuo viaggio è arrivato fatalmente al capolinea. A ciò si deve aggiungere lo zampino della Storia, che non tollera intrusioni potenzialmente in grado di sovvertire l’ordine universale.

Pensi alla Storia come a un organismo vivente, con dei propri meccanismi di difesa. La Storia non permette a nulla e a nessuno di alterare un evento già accaduto. Se Essa pensasse, finanche per un secondo, di correre questo rischio, eliminerebbe la minaccia senza esitazione, come si fa con un virus. Che nel nostro caso è lo storico.

Ed è anche facile. Non ci vuol molto a far cadere un blocco di pietra da dieci tonnellate addosso a uno storico potenzialmente minaccioso che osserva la costruzione di Stonehenge.

Con mille accortezze, ma guidata dall’entusiasmo, Max inizia la sua vita al Saint Mary, cercando di giostrarsi tra compagni di corso egoisti, insegnanti simpatici come il minestrone ad agosto, infantili rivalità tra storici e tecnici, missioni spesso letali e l’attrazione per il Capo…

Il romanzo di Jodi Taylor ha del potenziale, ma presenta anche alcune pecche.

Io amo il topos dei viaggi nel tempo e questo gioca sicuramente a favore del libro. La costruzione della trama è buona, ci sono tanti eventi che si intrecciano, così come tanti sono i personaggi che si incontrano pagina dopo pagina. Quello che mi ha convinta di meno è l’aspetto formale. Durante la lettura ho avuto più volte l’impressione di aver saltato dei pezzi, ma in realtà era l’autrice ad essere frettolosa nella stesura e non sempre i paragrafi erano chiari. La stessa superficialità l’ho riscontrata nella costruzione psicologica dei personaggi, soprattutto dei protagonisti, che risultano piuttosto piatti. Molte scene avrebbero avuto bisogno di più spazio per evolversi e risultare, quindi, più chiare e logiche.

Atro disappunto, non imputabile all’autrice, è la traduzione del titolo: La Confraternita degli storici curiosi è certamente accattivante e dà l’idea di leggerezza e comicità, ma è distante anni luce dall’originale Just One Damned Thing After Another, traducibile con “Solo una dannata cosa dopo l’altra” (frase, tra l’altro, ripresa nella citazione iniziale). Personalmente prediligo ciò che si avvicina all’originale, perché cambiando così tanto i titoli mi sembra di tradire le intenzioni di chi scrive. Il lavoro del traduttore è complesso perché deve bilanciarsi tra la fedeltà all’originale e una resa sensata nella lingua di destinazione, tuttavia, mi sembra che a volte ci si allontani troppo dal punto di partenza. Scusate il breve excursus sul titolo, ma la traduzione è un argomento che mi sta a cuore.

Tornando alle caratteristiche del romanzo, punti di forza sono sicuramente le parti avventurose, capaci di catturare l’attenzione e si leggono tutto d’un fiato. Questa scorrevolezza è anche aiutata dal tono adottato dall’autrice, sempre ironico. Si ha la percezione che la Taylor si sia divertita a scrivere questo romanzo e, ammetto, che è stato comunque una lettura piacevole nonostante i difetti. Sicuramente ha rinfocolato la mia passione per la storia e l’entusiasmo della protagonista è facilmente condivisibile. Avendone la possibilità, chi rinuncerebbe a un viaggio nel tempo? Io no di certo.

Mi riaggancio, quindi alla domanda conclusiva della citazione che ho inserito in apertura di questo articolo:

Se avesse tutta la storia a disposizione, dove andrebbe? Di cosa vorrebbe essere testimone?”

Personalmente vorrei visitare le corti rinascimentali italiane, frequentare un ballo nell’Inghilterra della Reggenza e giare tra gli stand di qualche Esposizione Universale durante la Belle Epoque. Vorrei presenziare al discorso di Cicerone in Senato quando ha sventato la congiura di Catilina, vorrei essere presente all’annuncio della fine della Seconda Guerra Mondiale e ascoltare Martin Luther King. Mi piacerebbe incontrare Dante, Catullo, Jane Austen e Tasso. Vorrei ascoltare un aedo cantare l’Iliade e visitare Pompei prima dell’eruzione. Mi piacerebbe vedere il muro di Berlino cadere e l’elezione di Mandela.

Mi interrompo qui, ma potrei andare ancora avanti. Non mi resta che girare a voi la domanda: in quale epoca vorreste fare i turisti del passato?

4 pensieri riguardo ““La confraternita degli storici curiosi” di Jodi Taylor

  1. Trovo che i romanzi (e film) con viaggi nel tempo siano molto intriganti ma che nella maggior parte dei casi lascino questioni “tecniche” irrisolte. Ritengo molto difficile costruire una trama con viaggio che sia logica in modo inattaccabile… Una sfida che pochi autori – di quelli che conosco – hanno superato, a mio parere. Comunque interessante da provare. 🙂

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      1. Al momento no. Di argomento un poco diverso anche se in parte simile “Il caso Jane Eyre” e “Persi in un buon libro” di Jasper Fforde, con viaggi nei romanzi. Li ho letti oltre dieci anni fa, originali. Credo abbiano fatto anche almeno un film. (che non ho visto)

        Piace a 1 persona

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