Recensioni

“La quattordicesima lettera” di Claire Evans

Una serie di eventi a dir poco sconcertanti hanno luogo nella frenetica Londra di fine Ottocento. Durante la sua festa di fidanzamento con Benjamin Raycroft, la giovane Phoebe Stanbury viene sgozzata da un uomo coperto di fango e strani tatuaggi. L’assassino, prima di lasciare la scena del crimine, sussurra all’orecchio di Benjamin: “Ho promesso che ti avrei salvato”.

Il giorno seguente, il giovane avvocato William Lamb, certo di far cosa gradita al suo capo, il signor Bridge, risponde alla richiesta di Ambrose Habborlain, il cliente più prestigioso e misterioso dello studio. William si reca a casa Habborlain, ma l’incontro con l’uomo anziano si rivela decisamente bizzarro: dopo aver fatto un giro nelle stanze piene di oggetti preziosi e antichi, il giovane si ritrova con un cofanetto in mano e un messaggio da recapitare a Bridge: “Il Cercatore sa”. Rientrato in ufficio, William riferisce al suo capo le parole di Habborlain e la reazione di Bridge è ancora più sconvolgente: dopo aver ordinato al ragazzo di nascondersi con il cofanetto, estrae una pistola dal cassetto e si spara.

Sconvolto, William torna a casa di Habborlain, ma qui si trova davanti una scena raccapricciante: il maggiordomo è stato ucciso e brutalmente mutilato, mentre del padrone di casa non c’è traccia. Nell’ombra, però, si nasconde Savannah, giovane ricercata americana, al soldo di Pincott, capo dei bassifondi londinesi. Il suo compito era quello di sorvegliare Habborlain, ma si ritrova ad affrontare un avvocato asmatico e terrorizzato: William. Superate le reticenze iniziali, i due iniziano a collaborare per ottenere quello che desiderano e uscire dalla trappola in cui sono stati incastrati. Per di più, la zia di William è stata rapita e il giovane è determinato a salvarla. La ricerca di risposte porta William e Savannah nel covo di Pincott, dove scoprono una realtà sconvolgente…

Le strade di due giovani arriveranno ad incrociarsi con quelle dell’anziano ispettore Harry Treadway, incaricato di indagare sull’omicidio di Phoebe Stanbury: le loro ricerche rischiano di portare a galla una verità terrificante, tenuta a lungo nascosta da un gruppo di persone senza scrupoli.

Ne La quattordicesima lettera Claire Evans tratteggia una storia dal sapore gotico: benché non ci siano castelli abbandonati, conti dalla dubbia reputazione o monaci ambigui, sono comunque presenti figure malvagie che cospirano nell’ombra. A questo va aggiunto il segreto legato alla misteriosa setta che è alle calcagna dei nostri protagonisti, segreto che affonda le sue radici nel passato, risalendo a Platone. Chi è appassionato di intrighi storici troverà sicuramente una storia interessante. La Londra vittoriana è ben rappresentata, il contesto storico è ricostruito con precisione e verosimiglianza, grazie alle ricerche dell’autrice. L’atmosfera cupa, ma contemporaneamente vibrante, mi ha fatto venire voglia di riprendere i romanzi di Wilkie Collins.

Anche la caratterizzazione dei personaggi non è trascurata. William è il tipico giovane avvocato devoto al lavoro e alla famiglia, cresciuto senza aver sperimentato la malvagità umana e, quindi, ha una fede incrollabile verso la società inglese, perfetto esempio di civiltà. Quando il suo mondo viene messo sottosopra, il ragazzo avrà più difficoltà ad accettare i lati oscuri della sua città che non di essere in pericolo di vita.

Erano trascorsi due giorni da quando il signor Bridge si era portato la pistola alla tempia e aveva spalancato un mondo oscuro davanti al suo giovane apprendista. William non riusciva a trovare alcun legame tra la città che aveva sempre conosciuto e quella che gli si era svelata negli ultimi giorni. Com’era possibile che, mentre lui sfogliava il Dempster’s Illustrated Seed Catalogue e si arrovellava sulla puntualità dei treni, gente come Obediah Pincott e la misteriosa viscontessa respirassero la stessa aria, assassinando e riducendo in schiavitù altri esseri umani? Era più facile credere all’idea che il vecchio mondo fosse scomparso al cospetto di quello nuovo, anziché al fatto che William avesse varcato una soglia senza nemmeno sapere che esistesse.

Al contrario, Savannah è da sempre a conoscenza della brutalità degli uomini. Essendo di “sangue misto” (europeo e nativo americano), fin da piccola è stata esclusa da qualunque società ed è dovuta crescere imparando a cavarsela da sola. Arrivata a Londra perché ricercata negli Stati Uniti, la ragazza gira nei bassifondi con i criminali per guadagnare abbastanza denaro da garantirsi una nuova via di fuga verso la libertà. Si è costruita la maschera di donna fredda, indipendente e interessata al proprio tornaconto, in realtà è di un altruismo e di un coraggio senza limiti.

A completare il gruppo c’è Harry, un vecchio poliziotto ostracizzato dai colleghi dopo che una sua indagine ha portato all’arresto di molti agenti corrotti e per tale ragione è stato soprannominato “il traditore”. La moglie è morta in seguito allo stress provocato dallo scandalo e per questo motivo il figlio ha tagliato i ponti con il padre. Nonostante tutto, Harry non si ferma e affronta le indagini che gli vengono affidate con calma e buon senso, sempre guidato da ideali di giustizia e verità.

I tre si trovano coinvolti in una vicenda certamente più grande di loro, che coinvolge personalità di spicco della società. Tuttavia, non possono restare indifferenti. Oltre ai motivi personali, infatti, Harry, William e Savannah decidono di andare a fondo della vicenda per cercare di raddrizzare quei torti terribili fatti all’umanità. Claire Evans introduce alcune tematiche importanti, come la follia, la corruzione, gli scioperi degli operai e, soprattutto, l’eugenetica. Quest’ultimo argomento è diventato oggetto di studio soprattutto nella seconda metà del XIX secolo, in seguito alle teorie di Darwin, ma l’autrice mette bene in luce la natura disumana dei principi dell’eugenetica. Come afferma nelle note storiche:

è facile congedarla come una novità scientifica appartenente a un’epoca più ingenua; credo che dipenda da dove ci si pone nello spettro del relativismo culturale. Io? Non ne sono così sicura. E quando oggi guardiamo alle tensioni relative all’immigrazione, non sono neppure così sicura che l’attrazione verso la possibilità di una nostra perfezione sia stata davvero cancellata con lo sterminio delle camere a gas della Germania nazista.

Una riflessione amara, ma sicuramente importante. Per quanto La quattordicesima lettera sia un’opera di finzione, gli argomenti trattati hanno una certa risonanza con la nostra attualità.

Benché non mi abbiano pienamente convinta le sequenze più avventurose, soprattutto nella parte finale, il romanzo mi ha soddisfatta: è avvincente, ben costruito e sostenuto da una prosa ricca e scorrevole. Mi permetto solo un’ultima annotazione: sul retro del libro è riportato il commento di Hello Magazine: “Se vi è piaciuto Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton, amerete di sicuro questo romanzo”. Ora, io ho letto il libro in questione e mi sembra un po’ azzardato il paragone. Nel libro della Evans, per quanto la storia sia inventata, è comunque verosimile; il romanzo di Turton è caratterizzato da un elemento fantastico e sovrannaturale che ha un peso rilevante nella storia, specialmente nel finale. Io non farei nessun confronto fra questi due. Piuttosto, consiglio La quattordicesima lettera a che ama i misteri alla Dan Brown (anche se in forma più soft) e le ambientazioni vittoriane.

5 pensieri riguardo ““La quattordicesima lettera” di Claire Evans

  1. Bello questo romanzo, Francesca! 🙂 Mi è piaciuta la tua recensione, e apprezzo anche i romanzi gotici. E, per finire, mni è piaciuto anche il libro di Turton; penso proprio che mi segnerò questo romanzo, per acquistarlo in un futuro (spero) prossimo! 😉
    Buonanotte! ❤

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