Serie TV

Mystic Pop-Up Bar: una serie da adorare

Mi piace definirmi abbastanza onnivora, sia quando si parla di libri che quando si parla di film o serie TV. Nonostante ci siano cose (poche) che rifiuto a prescindere, normalmente mi piace sperimentare e cerco sempre di non rimanere incollata a un genere per troppo tempo; un po’ perché apprezzo i cambi di atmosfere, luoghi, lingue, un po’ perché così sono sicura che avrò sempre l’occasione di imparare qualcosa di nuovo.

Ho sentito tanto parlare delle serie TV coreane, sia sui social che dalla mia collega Chiara (qui e qui due sue recensioni). Quindi, una volta uscita dal tunnel di Riverdale, che disdegnavo, ma che poi mi ha abbastanza rapita, mi sono messa anche io alla ricerca di un qualcosa di coreano che mi ispirasse. Così, come si dice spesso, per cambiare un po’.

Volevo qualcosa di non troppo drammatico, una serie fatta e divertente, con qualche tocco di sovrannaturale, ma anche un pizzico di romanticismo. Non troppo lunga, non troppo corta, avvincente e non banale. “Esisterà qualcosa del genere?” penserete. Ebbene sì, esiste.

Se avete Netflix, catapultatevi ad aggiungere Mystic Pop-Up Bar alla vostra lista “Da vedere”, perché è decisamente DA VEDERE.

Questa serie è tutto quello che ho detto, ma anche di più. Racconta la storia di Kang-bae, un ventenne disperato per la strana abilità che lo accompagna da tutta la vita. Cresciuto in un orfanotrofio, abbandonato ripetutamente da tutte le coppie che provavano ad adottarlo, Kang-bae si convince di avere in sé una specie di maledizione. Ogni volta che entra fisicamente in contatto con una persona, infatti, anche con una semplice stretta di mano, questa persona sente immediatamente di potersi confidare con il ragazzo. Comincia quindi a riversare su di lui tutte le lamentele, le paure, i dubbi, la rabbia che normalmente non racconterebbe a nessuno e confida a Kang-bae i suoi più intimi segreti.

Questo strano potere induce Kang-bae a evitare il più possibile il contatto delle altre persone, rendendolo inevitabilmente “quello strano”. Conduce una vita solitaria come impiegato in un supermercato e non ha amici, se non qualche collega con cui chiacchiera durante le pause.

La vita di Kang-bae prende tutta un’altra piega quando incontra il caratteraccio (esilarante) di Weol-ju e il suo Mystic Pop-Up Bar. Weol-ju è stata condannata a risolvere 100.000 rancori sulla terra per aver commesso cinquecento anni prima un peccato gravissimo. Utilizza il bar e una bevanda speciale, che fa immediatamente addormentare chi la beve, per entrare nei sogni delle persone e risolvere i loro problemi. La scadenza di Weol-ju si avvicina e, nonostante l’aiuto di Guibangjang, suo prezioso alleato nonché aiutante in cucina, Weol-ju fa fatica a trovare le ultime persone da aiutare.

Fortuito sarà l’incontro proprio con Kang-bae: la sua strana abilità, infatti, si rivelerà di grandissimo aiuto per Weol-ju, dandole la possibilità di entrare in contatto più facilmente con chi cova dentro di sé dei rancori. I tre cominciano quindi a lavorare insieme per raggiungere l’ambizioso obiettivo di 100.000 rancori risolti.

Questo è tutto quello che posso dirvi della trama: c’è molto, molto di più, ma non voglio farvi nessuno spoiler, perché i colpi di scena sono moltissimi e i misteri che piano piano vengono rivelati rendono la serie sempre avvincente.

L’ho adorata dal primo all’ultimo episodio. Ho riso e pianto tantissimo e mi sono affezionata ai personaggi tanto da desiderare di volerli incontrare nella vita reale.

Alcune scene potrebbero risultare troppo surreali, o addirittura grottesche, ma guardando una serie come questa bisogna necessariamente entrare nell’ordine di idee che abbiamo a che fare con una cultura e un modo di rappresentare le cose completamente diversi dal nostro. Tante scene risultano esilaranti proprio per questo e io mi sono divertita davvero tanto a guardare la lotteria dell’Aldilà, per esempio, concepita per far vincere a un’anima i numeri della lotteria: il vincitore li mostrerà poi in sogno a un suo discendente in vita. Le espressioni, le voci (se non la guardate in lingua originale perdete metà del suo valore), il cibo, gli abiti, le abitudini: tutto ci sembra distante e, proprio per questo, affascinante.

Risolvendo i problemi delle persone, Weol-ju viene a contatto con storie anche strazianti, che portano la serie ad affrontare temi come il lutto, la malattia, la corruzione, la colpa. Ma ci sono anche momenti romantici; l’amore non è mai troppo esteriorizzato, è fatto di sguardi e parole, e questo è un altro aspetto straniante per noi occidentali, abituati a vedere baci appassionati e scene di sesso più o meno esplicite. Apprezzo questo modo di rappresentare l’amore romantico non per moralismo, ma perché lascia maggiore spazio ad altre sfumature, a volte non menzionate in serie europee o americane, forse perché ritenuti scontate o banali, e che invece danno una forza incredibile a un amore proibito vecchio di cinquecento anni (capirete di cosa parlo in uno degli ultimi episodi) o all’incredulità di un ragazzo che, per la prima volta, non ha paura di toccare la ragazza che gli piace.

Ho trovato originalissima anche la rappresentazione dell’Aldilà, con tutta una serie di personaggi che non si può non adorare: la morte è impersonificata da un uomo rotondetto e sorridente, che ama gli udon e va sempre a trovare Weol-ju per mangiare gratis; la direttrice dell’Inferno è una donna di mezza età stilosa e severa, stile Il diavolo veste Prada; la migliore amica di Weol-ju è responsabile delle nuove nascite, che distribuisce attraverso uno di quei giochi in cui con un joystick devi agganciare una sfera per vincere il pupazzo che sta al suo interno. Viene illustrato con molta ironia anche tutto il sistema delle rinascite, addirittura con una giuria da talent show che sceglie se dovrai reincarnarti in un essere umano, un animale o un insetto.

Mi fermo qui perché ho paura di dirvi altro e rovinarvi la sorpresa che ogni episodio vi regalerà. Raramente sono stata così entusiasta di una serie, che mi ha coinvolta da subito; sto facendo molta fatica ad accettare che sia già finita e vorrei riguardarla tutta come se fosse la prima volta.

Sarà dura appassionarmi così a qualcos’altro. Consigli?

3 pensieri riguardo “Mystic Pop-Up Bar: una serie da adorare

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