Recensioni

“Il segreto di Ippocrate” di Isabella Bignozzi

La storia della medicina mi ha sempre affascinata molto. Non so esattamente da dove venga questo interesse, perché non ho mai pensato di poter intraprendere una professione medica. Eppure, ricordo che già al liceo i racconti di come si usava trattare la malattia fin dall’antichità rapivano la mia attenzione. Non è un interesse scientifico, in effetti, quanto culturale e, direi, un po’ folkloristico. Mi interessano sempre molto le varie teorie sulla fisiologia umana, sulle cause delle malattie, sui motivi per cui siamo tutti così diversi, in fondo. La mia tesi di laurea magistrale è nata da questa fascinazione e si incentrava sull’influenza della fisiognomica sui romanzi tedeschi.

Per tutti questi motivi ho scelto in biblioteca il libro Il segreto di Ippocrate di Isabella Bignozzi, La Lepre Edizioni. Nella breve biografia dell’autrice si legge che di professione fa l’odontoiatra e che per passione di occupa di ricerca storica. Sicuramente entrambi questi aspetti della sua vita hanno contribuito a dar vita a questo romanzo.

Il libro racconta in versione totalmente romanzata la vita di Ippocrate, famoso medico greco, da cui prende il nome il giuramento che ancora oggi i medici fanno quando intraprendono la professione. Nella nota finale, l’autrice specifica che si tratta di una “favola”, nata rielaborando alcuni fatti tramandati storicamente, ma comunque frutto della sua fantasia.

Il padre di Ippocrate era un medico e fu lui a iniziarlo alla professione. Sono attribuiti a dialoghi con lui alcuni dei punti fondamentali della visione di Ippocrate, come quando lo mette in guardia nei confronti della vanità e dell’autocompiacimento che caratterizzano alcuni medici, ricordandogli cosa è invece importante:

Ma ricordati che la persona che più va ascoltata con umiltà, con attenzione, con buona disposizione d’animo, è il malato. Non importa se parla a malapena, o se è una persona rozza che non si esprime con eloquenza o con chiarezza: è lui solo che può indicarci le sue sensazioni; ciò che sta vivendo e che ha patito nei giorni precedenti. A volte il paziente sembra riferire cose folli che poi si rivelano preziose per comprendere la natura del suo male, le cause che lo hanno provocato, le possibilità di cura.

Man mano che Ippocrate diventa più esperto, comincia a delineare un suo modo specifico di effettuare la diagnosi del paziente e di effettuare poi i trattamenti necessari. Anche grazie ai suoi viaggi, prima con il padre e poi da solo, durante i quali incontra numerosi maestri, acquisisce sempre più conoscenze e diventa famosissimo in Grecia, e non solo. Va contro l’idea comune che, invocando gli dei, sia possibile guarire anche le malattie più gravi. Si affida piuttosto a un’attenta osservazione della natura del disagio, a un’analisi scrupolosa di tutto il corpo del paziente, anche delle parti che non sembrano immediatamente coinvolte nel problema. All’inizio, guidato dal suo, se pur ottimo, istinto, si fa prendere spesso dall’entusiasmo e dalla fretta di dare sollievo a chi, di fronte a lui, si mostra sofferente. Ma con il tempo si rende conto che calma e lucidità sono fondamentali quando si tratta di intervenire con precisione per guarire il malato.

Si fa strada nel suo pensiero l’idea che la malattia sia causata da una mancanza di equilibrio: il corpo è composto da elementi di natura diversa, e quando uno di questi elementi prevale sull’altro, si ha il disequilibrio e, da qui, la malattia. Questa idea mi ha colpito perché ho notato quanto assomigli ai principi dell’ayurveda e ad altre teorie che sto incontrando nei miei studi indologici (d’altronde, sempre di popoli indoeuropei stiamo parlando).

Dal punto di vista narrativo, i momenti più interessanti sono la stretta amicizia con Timás, compagno di giochi e avventure sin dall’infanzia, l’amore con Chlóe, il racconto terrificante della peste di Atene e sicuramente il “segreto” del titolo, che viene raccontato soltanto alla fine e che non vi voglio svelare. La scrittura dell’autrice e la struttura del romanzo sono piuttosto classiche; il linguaggio spesso è molto formale e aulico, funzionale a rendere l’atmosfera di racconto di accadimenti antichi.

Nel complesso il mio giudizio de Il segreto di Ippocrate è positivo; non è un romanzo che ti rapisce, ma non penso fosse nelle intenzioni dell’autrice. Piuttosto, è interessante per chi, come me, si appassiona ai racconti della storia della medicina. Tornare all’antica Grecia, poi, mi ha fatta un po’ ripensare ai bei tempi del liceo classico, ed è stata una dolce nostalgia.

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