Recensioni

“Le confessioni di Frannie Langton” di Sara Collins

Prendi la lista dei temi che Francesca ama in un libro, prendi una scrittura fluida, ricca, capace, poi aggiungici una copertina un po’ esoterica, un po’ vittoriana, mescola tutto e avrai ottenuto Le confessioni di Frannie Langton di Sara Collins, edito da Einaudi e tradotto da Federica Oddera. Ebbene sì, ho appena finito di leggere uno di quei libri che sembrano scritti apposta per me, in cui tutto mi piace, che mi ha tenuta incollata alle pagine dall’inizio alla fine.

Il romanzo racconta la storia dell’omonima protagonista, una schiava mulatta nata e cresciuta in una piantagione di canna da zucchero in Giamaica nel XIX secolo. Fin dalla prima pagina capiamo che si trova in carcere in attesa di processo per aver ucciso i suoi due padroni, i signori Benham. Ma cosa è successo davvero?

Una delle caratteristiche salienti della struttura narrativa di questo libro si manifesta da subito: i fatti sembrano solo apparentemente raccontati in modo lineare. In realtà, sono snocciolati dalla protagonista, che ci racconta la sua vita in prima persona, con uno stile da romanzo giallo. La narratrice ci lascia sempre un po’ con il fiato sospeso, ci fa capire cosa sta succedendo, ma sorvola sempre su qualche dettaglio, su qualche dialogo, facendoci intuire che qualcosa in più da dire c’è, ma non lo sapremo subito, o forse non lo sapremo mai.

Frances si rivolge a un tu che è il suo avvocato difensore e gli racconta la sua storia da quando è nata in Giamaica fino al momento in cui è stata arrestata. Nella piantagione, Frances ha a che fare con un padrone subdolo e oscuro, che la costringe a fargli da assistente nei suoi macabri esperimenti sugli schiavi. Nel frattempo Frances impara a leggere e scrivere, cosa rara per una schiava, e scopriremo nel corso del romanzo perché le viene permesso di ricevere un’istruzione.

Per una serie di solo apparentemente sfortunati eventi, Langton, il proprietario della piantagione, è costretto a trasferirsi in Inghilterra, e porta con sé la sua schiava e assistente. La lascia in dono all’uomo con cui era in contatto da tempo per scrivere un libro basato sui suoi esperimenti, George Benham. Frances è spaventata dal suo nuovo padrone e prova per lui un fortissimo odio; è uno di quei bianchi che si presenta come progressista, ma mette tutto il suo impegno a cercare di legittimare in ogni modo la schiavitù.

Ma presto la vita della nostra protagonista sarà sconvolta da un evento del tutto inaspettato, l’amore. Questo è un altro punto innovativo e inaspettato del libro: Frances perde la testa per Madame, la bellissima e bizzarra moglie francese di Benham, e dalla loro storia d’amore si genera la spirale di tragiche conseguenze che porteranno Frances a raccontare la sua vita dalla cella di un carcere.

Non vi dirò nient’altro della trama, che è troppo ricca e complessa da essere riassunta in una recensione e che, proprio per questo, è da scoprire pagina dopo pagina assaporando ogni colpo di scena.

Ciò che ho fatto più fatica a inquadrare è il carattere della protagonista, probabilmente proprio a causa del fatto che si tratta di un romanzo in prima persona, con una visione quindi parziale della storia. Frances cresce sapendo di essere una schiava e, come tale, anela alla libertà, ma si muove verso di essa facendo i proverbiali due passi avanti e tre indietro. Capisce velocemente che l’istruzione che ha ricevuto è un’arma a doppio taglio: le dà tante soddisfazioni quante sofferenze. Si trova sempre a metà fra diversi modi di stare al mondo e fa molta fatica a muoversi tra tutte le identità che la compongono: istruita e schiava, nera e bianca, amante e domestica. Nasconde dentro di sé le verità più scomode e si costringe a dimenticare gli episodi più cupi e cruenti della sua vita, tanto che anche il lettore ne viene a conoscenza solo molto gradualmente. L’autrice compone una strada di briciole lungo tutto il libro senza darci la certezza che avremo il pane una volta terminato il romanzo.

È sempre stato questo il mio problema. Non sapere mai qual è il mio posto, né essere contenta di starci.

Il romanzo esplora la dimensione più oscura a cui può arrivare l’essere umano, come tante storie dedicate allo schiavismo fanno. Nonostante i libri, i film, le mostre dedicate a questo tema siano tantissime, non si smette mai di stupirsi di fronte alla crudeltà e alla cecità degli uomini e delle donne che hanno vissuto quella parte di storia. Nel libro, tutto questo è avvolto da un alone di mistero, composto tanto dall’assassinio dei padroni di Frances quanto dal suo modo di raccontarci gli eventi, come se in qualche modo fossero filtrati dalla condizione indotta dall’oppio, di cui la protagonista era divenuta dipendente.

Sara Collins ci racconta una storia infelice, piena di ombre, con pochi sorrisi e tanta sofferenza; eppure, riesce a essere sempre avvincente, è capace di instillare speranza nonostante tutto e ci fa affezionare a questa protagonista un po’ oscura, molto criptica e molto sola. Le confessioni di Frannie Langton è un libro davvero eccezionale, che finalmente mi ha fatto rivivere la sensazione di non riuscire a staccarmi dalla lettura neanche a notte inoltrata. Consigliatissimo a tutti.

2 pensieri riguardo ““Le confessioni di Frannie Langton” di Sara Collins

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...