Recensioni

“La Pietra di Luna” di Wilkie Collins

Dopo un lunghissimo silenzio dovuto a numerosi impegni, torno con la recensione di un romanzo di Wilkie Collins del 1868: La Pietra di Luna. Avendo amato La donna in bianco avevo grandi aspettative, che alla fine non sono state deluse.

La vicenda ruota intorno alla Pietra di Luna, uno splendido diamante indiano, sottratto violentemente alla sacra custodia dei bramini da John Herncastle durante la battaglia di Seringatapam. Questo gesto sacrilego non solo gli è costato la stima di suo cugino, presente al momento del misfatto, e la conseguente rottura dei rapporti familiari, ma ha anche attirato su di sé la leggendaria maledizione che accompagna la Pietra di Luna. Anni dopo John Herncastle è deceduto e ha lasciato la Pietra di Luna in eredità a sua nipote Rachel, come regalo di compleanno. L’incarico di consegnare il diamante è stato affidato a Franklin Blake, un altro nipote di Herncastle, assai legato alla cugina Rachel e alla madre, Lady Verinder. Proprio questo affetto induce il giovane a condividere alcune preoccupazioni con la zia e con il fidato maggiordomo Betteredge: il lascito del diamante è un gesto di riappacificazione o un inganno per gettare la maledizione su Rachel?

Se da un lato la razionalità allontana ogni ipotesi legata a maledizioni e superstizioni, dall’altro sembrano accumularsi coincidenze stravaganti e indizi che gettano un’ombra di sottile inquietudine sulla festa di compleanno di miss Rachel e sugli ospiti. Cosa c’entrano i tre prestigiatori indiani che girano intorno alla casa? Cosa nasconde l’atteggiamento sfuggente della cameriera Rosanna? La suspense cresce fino ad arrivare al prevedibile momento culminante: la Pietra di Luna viene rubata durante la notte.

Immediatamente partono le indagini, e gli indizi sembrano puntare verso una direzione: ecco perché all’inizio pensavo che la soluzione del mistero fosse piuttosto semplice e non capivo come l’autore avrebbe riempito i numerosi capitoli successivi. Al contrario, la trama si infittisce e vengono a galla numerosi indizi che ribaltano la narrazione degli eventi. Fare luce sulla scomparsa del prezioso diamante diventa la missione principale del sergente Cuff, astuto poliziotto chiamato da Londra, con un’inspiegabile passione per le rose e il giardinaggio. Il lettore segue passo passo le vicende narrate, incuriosito sempre di più dalla svolta che prendono gli eventi: se alcuni passaggi possono risultare scontati, altri colpi di scena, invece, destabilizzano le teorie costruite fino a quel momento.

Tenere alta l’attenzione del lettore, garantendo un ritmo narrativo che non perde colpi è una caratteristica di Collins, sicuramente influenzata dal fatto che il romanzo venne pubblicato a puntate sul periodico All the Year Round. In questo modo, ogni capitolo contiene un indizio o una rivelazione fondamentali per lo sviluppo della trama. Inoltre, come nel caso de La donna in bianco, anche ne La Pietra di Luna la narrazione degli eventi viene affidata a più voci, per lo più personaggi secondari, che hanno il compito di lasciare un resoconti degli avvenimenti riguardanti la scomparsa della Pietra.

“Abbiamo certi avvenimenti da riferire”, proseguì Mr Frankllin, ” e abbiamo certe persone coinvolte in quegli avvenimenti che sono in grado di raccontarli. A partire dai fatti nudi e crudi, l’idea è che tutti dovremmo scrivere la storia della Pietra di Luna a turno, per quanto concerne la nostra esperienza, senz’aggiungere altro. Dobbiamo cominciare narrando come il diamante all’inizio fosse venuto in possesso di mio zio Herncastle, quando prestava servizio in India cinquant’anni fa. Mi sono già procurato questa narrazione introduttiva sotto forma di un vecchio documento di famiglia, che racconta i particolari fondanti dal punto di vista di un testimone oculare. La prossima mossa sarà raccontare come il diamante è arrivato a casa di mia zia nello Yorkshire, due anni fa, e come è stato smarrito non più di dodici ore dopo. Nessuno sa meglio di te, Betteredge, quel che succedeva all’epoca in casa. Dunque devi prendere in mano la penna e iniziare a scrivere.

La prima voce narrante, quindi, è il vecchio Betteredge, il fedelissimo maggiordomo di famiglia, un po’ misogino, seppur capace di gesti di grande sensibilità e con una grande passione: Robinson Crusoe. Il romanzo è, per il maggiordomo, una sorta di Bibbia, da consultare nei momenti di dubbio e di sconforto. Con un sorriso a fior di labbra i lettori osservano Betteredge affidarsi alle parole di Defoe, soffermandosi su passaggi casuali che hanno una miracolosa attinenza con le circostanze che il maggiordomo sta vivendo. Chi mai avrebbe pensato di trovare consiglio e conforto tra le pagine di Robinson Crusoe? Seguono, poi, i resoconti di altri personaggi, molto diversi per personalità e ruolo ricoperto nella vicenda e questa varietà non fa che dare vigore alla narrazione. Alcuni narratori, come Betteredge e Miss Clack, mostrano tratti caratteriali un po’ esagerati, tanto da risultare un po’ comici e rendono la narrazione un po’ più leggera. Altri, come il dottor Jennings, aggiungono un tono drammatico.

Personaggi ben caratterizzati, anche se a volte un po’ stereotipati, una particolareggiata descrizione degli ambienti e della Londra vittoriana, una trama che si arricchisce di dettagli man mano che si procede nella lettura: insomma, ci sono tutti gli ingredienti per fare de La Pietra di Luna un buon romanzo del mistero. Wilkie Collins è considerato uno dei primi autori del genere poliziesco e proprio in questa sua opera troviamo molti elementi tipici: un gioiello scomparso, indizi, interrogatori, ipotesi, pedinamenti, indagini su più fronti… Certo, alcuni aspetti possono risultare banali o poco realistici, tuttavia è importante tenere conto che il romanzo venne pubblicato nel 1868.

Ho visto che è stata fatta una recente trasposizione televisiva della BBC nel 2016: spero vivamente di riuscire a guardarla!

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